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La crittografia quantistica corre sulla fibra ottica

La crittografia quantistica corre sulla fibra ottica

I fotoni saranno l’elemento cardine del futuro sviluppo digitale, in tanti ambiti: compresa la crittografia, cioè la tecnologia base senza la quale non sarebbe possibile usare internet in modo sicuro.

Bisogna sapere che il computing quantistico potrebbe mettere in crisi l’attuale crittografia: grazie a un’enorme potenza di calcolo, forse permetterà ai malintenzionati di indovinare le chiavi crittografiche generate con l’attuale tecnologia. Significa: addio a e-commerce e e-banking; ma anche addio all’attuale sistema bancario e borsistico, che utilizza le reti con algoritmi crittografici per scambi e ordini.

Dalla quantistica può arrivare però anche la soluzione. «La definizione corretta di Quantum Key Distribution (Qkd), riassumibile come un protocollo per generare e scambiare in assoluta sicurezza delle chiavi segrete tra due corrispondenti per usi crittografici, mediante particelle elementari e sfruttando le leggi della meccanica quantistica», spiega Bovino. La fisica dei quanti è in grado di distribuire in due luoghi distanti stringe di bit strettamente correlate con la promessa che nessuna copia di questi bit possa essere ricostruita altrove. Questo avviene grazie alle leggi della natura e non per assunzione matematica (a differenza della crittografia tradizionale). I fondamenti sono il principio di indeterminazione di Heisenberg (1927), secondo cui l’atto stesso di osservare una particella o misurarne le proprietà ne cambia le caratteristiche.

La trasmissione di questi bit a distanza deve però avvenire su fibra ottica, per essere efficiente, e quindi sulle grandi reti a banda ultra larga che stanno nascendo nel mondo. I progetti di Qkd più ambiziosi sono ora negli Usa (da parte dell’organizzazione di ricerca la Battelle, che sta realizzando un link Qkd di 700 chilometri) e in Cina (da parte del Governo cinese, su collegamento satellitare). In Italia Selex-Es ha realizzato due prototipi di sistemi Qkd, anche grazie a finanziamenti pubblici, italiani ed europei.

Secondo Global industry Analysts, il mercato Qkd varrà 1 miliardo di dollari nel 2018. Sarà importante non solo per garantire il funzionamento degli attuali servizi di rete (ecommerce, ebanking, cloud), ma anche delle loro evoluzioni sicure: le infrastrutture critiche di un Paese (bancarie, sanitarie, elettriche…) si reggeranno sempre più, infatti, sullo scambio e la conservazione di dati.

L’intero settore della fotonica valeva 10 miliardi di euro in Italia, nel 2013, con ritmi di crescita del 10 per cento annui. Nei tre giorni organizzati a Napoli, esperti del settore, docenti e ricercatori di università, enti di ricerca e imprenditori parteciperanno a sessioni tecniche, tavole rotonde e simposi. Il Convegno sarà presieduto da Ivo Rendina (Chairman) del Consiglio Nazionale delle Ricerche e da Roberto Gaudino (Co-Chairman) del Politecnico di Torino. La sessione inaugurale di Fotonica 2014 sarà dedicata al ruolo della fotonica per la sicurezza dell’ambiente. Tra i vari aspetti trattati ci saranno i laser per applicazioni in campo industriale e biomedicale. Microscopia e sensoristica per la rivelazione di parametri ambientali e della qualità dei cibi; le celle solari per la produzione di energia rinnovabile e l’illuminotecnica con le lampade a risparmio energetico; le tecniche di controllo del territorio via satellite (quali il monitoraggio della qualità del suolo e delle acque dolci e salate) e le applicazioni per la sicurezza dei cittadini (homeland security), fino alle tecniche per la valorizzazione e la salvaguardia del patrimonio artistico.

FONTE: SOLE 24 ORE

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Facebook: aumentano richieste di informazioni sugli utenti dai governi +24%

Facebook: aumentano richieste di informazioni sugli utenti dai governi +24%

Le richieste di informazioni sugli utenti inoltrate a Facebook dai governi mondiali sono aumentate del 24% nei primi sei mesi del 2014 rispetto al secondo semestre 2013, sfiorando quota 35mila. Lo scrive il social network nel suo rapporto sulla trasparenza. Nello stesso periodo, le richieste governative per limitare l’accesso a contenuti che violano leggi locali sono cresciute del 19%. L’Italia, con 1.869 richieste di informazioni sugli utenti, è sesta al mondo.

La richiesta di dati sulle persone che usano Facebook è legata principalmente a procedimenti penali come furti e sequestri di persona. Ad aver avanzato più domande nel primo semestre 2014 sono gli Stati Uniti (15.433), seguiti da India (4.559), Germania (2.537), Francia (2.249) e Regno Unito (2.110). Sul fronte della limitazione all’accesso di alcuni contenuti domina invece l’India (4.960), davanti alla Turchia (1.893) e al Pakistan (1.773). La maggior parte dei Paesi non ha avanzato questo tipo di richiesta, in altri i numeri sono nell’ordine di unità o decine. Per l’Italia sono tre, segnalati dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali.

In occasione del report, Facebook è tornata a parlare del contenzioso con una corte di New York, che l’anno scorso ha ordinato al social di consegnare foto, messaggi privati e altri contenuti di 381 utenti, indagati come falsi invalidi. La società di Mark Zuckerberg spiega di aver fatto appello per ”costringere il governo a restituire i dati sequestrati”, sostenendola violazione del quarto emendamento che tutela da perquisizioni e sequestri ingiustificati.

FONTE: ANSA.IT

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Pro e contro di Bit Torrent Sync

Pro e contro di Bit Torrent Sync

Uno dei servizi più utili a disposizione di chi è raggiunto dalla banda larga è il backup sul cloud.

I dati presenti sul nostro computer sono soggetti a rischi fisici e logici. Esempi della prima categoria sono la rottura dell’hard disk, i fenomeni atmosferici, gli incendi ecc. possono rendere irrecuperabili i dati (o molto dispendioso il recupero). Esempi della seconda sono i virus,  i cavalli di Troia, gli accessi di hacker ecc.

Per tutelare i nostri dati possiamo adottare dei protocolli di sicurezza, utilizzare (ed aggiornare quotidianamente) programmi antivirus, anti-malware, utilizzare firewall fisici o logici.

Tutte queste cautele sono fondamentali, ma ancor più utile è fare una copia di riserva dei dati e custodirla in un luogo sicuro.

Da tempo sono disponibili servizi sulla nuvola quali Google Drive, Dropbox, Skydrive ecc. che rendono la creazione e la gestione dei backup semplicissime. Si installano, si crea una cartella sul desktop, si copia e incolla in quella cartella quanto si desidera duplicare. In server, di cui spesso è ignota per ragioni di sicurezza la localizzazione, viene creato un account a nostro nome e sincronizzata la cartella locale con quella remota. In qualsiasi momento è possibile recuperare il dato che viene permanentemente, oppure su nostro comando, sincronizzato. E’ anche possibile condividere uno o più file o cartelle con altri soggetti, a cui inviamo delle credenziali di accesso.

Non abbiamo quindi più alibi per non attivare un backup, salvo per due aspetti: il costo, atteso che questi servizi concedono gratuitamente uno spazio significativo, ma se se ne desidera di aggiuntivo occorre versare delle tariffe annuali; la privacy, atteso che, per quanto tali servizi offrano garanzie massime e siano gestite da multinazionali del settore, una copia dei nostri dati è comunque presente nei loro server.

Negli ultimi mesi è venuto alla ribalta un nuovo servizio, Bit Torrent Sync (http://www.bittorrent.com/intl/it/sync/download). Si tratta della tecnologia peer-to-peer che i più smaliziati conoscono perché viene utilizzato dalla pirateria internazionale per veicolare contenuti in violazione del diritto d’autore. Una volta installato sul nostro computer il programma si crea una chiave crittografica per rendere ancor più sicura la trasmissione dei dati. Dopo di che sarà sufficiente installare il medesimo programma su di un altro computer (che riceve la chiave dal primo) per ottenere la sincronizzazione dei file.

E’ uno strumento ideale per condividere i file (si può persino impostare una chiave di accesso temporanea), utile anche per creare un backup se possediamo due o più computer o se coinvolgiamo un parente o un amico. E’ più sicuro dei precedenti, nella misura in cui non esiste un server centrale (o meglio nella misura in cui il parente/l’amico sia affidabile), non costa nulla, ma incontra un limite di cui tenere conto: la sincronizzazione potrà avvenire solo nel caso in cui entrambi i computer siano accesi e collegati alla rete. A differenza dei servizi come Google Drive, Dropbox ecc., la mancanza di un server centrale, impedisce di procedere ad un upload e ad un download dei dati asincroni.

Prof. Avv. Alessandro Cortesi

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Stanchi dei selfie? In Usa c’è un movimento contro

Stanchi dei selfie? In Usa c’è un movimento contro

Tempi duri per i “selfie”. L’autoscatto ai tempi di Facebook e Instagram che ha conquistato perfino Papa Francesco ed è entrato nell’Oxford Dictionary, inizia a mostrare segni di cedimento in popolarità. Negli Stati Uniti è nato l’Anti-Selfie Movement e una star del cinema come Kirsten Dunst ha prestato il suo volto a un cortometraggio che mette in evidenza i limiti dell’ossessione per una vita connessa e sempre in mostra.

“E’ tempo di essere Unselfie”. Basta sovraesporsi”, scrive il movimento americano Anti-Selfie che per veicolare il suo messaggio ha aperto un sito e profili su molteplici social network. Anche in Italia qualche mese fa è partita la campagna #setiselfieticancello, mentre il governo filippino li vuole addirittura proibire. Effettivamente la mania per l’autoscatto che ha contagiato giovani e meno giovani inizia a perseguitarci. Ci sono phon che scattano selfie mentre asciugano i capelli, il corso universitario sui selfie, dischi e programmi tv che si ispirano ai selfie. Più che una parola, sembra essere diventato un marchio da apporre per vendere prodotti e informazioni. E ha generato anche un indotto, dalle app ai gadget correlati, che può contare su grandi numeri.

Solo in Italia, dice una ricerca Samsung, si scattano 28 milioni di selfie al giorno; mentre secondo il Pew Research center americano più della metà dei ragazzi tra i 15 e i 35 anni ha condiviso un selfie. Per il sitoselfiecity.net (che monitora 5 città mondiali) sono autoscatti il 4% delle immagini su Instagram.

A prendere le distanze da questa mania anche alcune star di Hollywood: il selfie con loro è oramai il moderno autografo. Se James Franco lo vede come una forma d’arte, Leonardo di Caprio ha rifiutato di fare foto con una fan nel giorno del suo compleanno; mentre Kirsten Dunst, forse sensibilizzata dalla fuga sul web dei sui scatti provati ose’, ha prestato il suo volto al cortometraggio ‘Aspirational’ girato da Mattew Frost. Nel video si vede l’attrice avvicinata da due giovani fan che iniziano a scattarsi una serie infinita di selfie con lei, quasi ignorando la sua presenza. Quando la Dunst chiede loro se vogliano approfittare dell’incontro per domandarle qualcosa, le due si limitano a rispondere: “Puoi “taggarci” su Facebook?”.

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Con app Google-Mozilla privacy al sicuro

Con app Google-Mozilla privacy al sicuro

Una applicazione sviluppata da un team di ricercatori, tra cui quelli diGoogle e Mozilla, e dedicata agli sviluppatori rende i browser ‘supersicuri’, impedendo ad eventuali codici ‘maliziosi’ nelle pagine web di sottrarre informazioni personali per indirizzarle a terzi. La novità è stata presentata al meeting Usenix di Broomfield, in Colorado, mentre l’applicazione sarà scaricabile a partire dal 15 ottobre da questo sito.

”Il nuovo sistema si basa su una proprietà chiamata ‘confinamento’ che è nota fin dagli anni ’70 ma che è difficile da mettere in pratica in programmi come i browser – spiega Brad Karp dell’University College di Londra, uno degli sviluppatori – Cowl ‘confina’ i programmi eventualmente contenuti in una pagina web, permettendo loro di ricevere le informazioni dell’utilizzatore ma impedendo loro di condividerla con terzi non autorizzati”.

L’applicazione, hanno spiegato i ricercatori, può essere usata senza compromettere la velocità del browser. Il team ha mostrato nell’esposizione durante il convegno come Cowl può essere usato per preparare ad esempio un editor di documenti, un password manager e un sito che include database di terze parti tutte inattaccabili dal punto di vista della privacy dell’utilizzatore.

FONTE: ANSA.IT

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In arrivo Windows 10 e nuovo portale Msn

In arrivo Windows 10 e nuovo portale Msn

Windows 10 e il nuovo portale Msn, Microsoft scatenata. Dopo la giornata di presentazione del nuovo sistema operativo ‘unico’ per pc, smartphone e tablet. Ora tocca al nuovo portale Msn. Terminata infatti la fase sperimentale che da inizio settembre ha permesso di raccogliere le impressioni di oltre 80.000 utenti, è online il nuovo portale MSN di Microsoft: disponibile per 50 Paesi offre un’esperienza completamente rinnovata, all’insegna di cloud e mobilità. “MSN – spiega una nota – integra ora i contenuti delle più autorevoli fonti editoriali a livello mondiale disponibili in 11 sezioni tematiche e alcuni degli strumenti di produttività più utilizzati dagli utenti, come Outlook.com, Office, OneNote, OneDrive, Skype, Facebook, Twitter e anche Gmail. In questo modo, la piattaforma punta ad offrire agli utenti una porta di accesso privilegiata alle proprie passioni, digitali e non”.

“Le informazioni e le impostazioni personalizzate vengono condivise grazie al cloud e disponibili ovunque ci si trovi – aggiunge la nota – In questa direzione viene lanciata anche una suite di applicazioni MSN (conosciute in precedenza come Bing Apps), disponibili per dispositivi Windows 8.1 e Windows Phone 8.1 – presto anche per iOS e Android – e che includono Notizie, Meteo, Sport, Money, Salute e Benessere, Food & Drink e Viaggi. In questo modo, i consumatori possono godere della massima coerenza nella loro esperienza, indipendentemente che utilizzino le app sul proprio tablet o smartphone oppure che siano su MSN nel cloud”.

Windows 10, il debutto
ll successore di Windows 8 si chiama Windows 10. Mettendo la parola fine a tutta una serie di voci che avevano ‘battezzato’ con vari nomi, a partire da Windows 9. Il primo sistema operativo della casa di Redmond sotto la guida del nuovo CEO Satya Nadella segna così un netto stacco col passato. E’ un sistema operativo che realizza un sogno Microsoft: è ‘unico’, per Pc, smartphone e tablet, “per il più vasto numero di dispositivi di sempre”, ha detto Terry Myerson, capo della divisione OS di Microsoft, presentando oggi a San Francisco ad una platea scelta di giornalisti in anteprima la Technical Preview per PC, che sarà disponibile dal 1 ottobre.

Nessuna folla dei grandi eventi, o almeno non ancora, perché il successore di Windows 8 dovrebbe arrivare sugli scaffali a 2015 inoltrato, anche se di date per il momento non se ne parla. “Windows 10 rappresenta il punto di partenza per la nuova generazione di Windows – ha aggiunto Myerson -, che offre ai consumatori di abbracciare nuove modalità di lavoro, gioco e comunicazione. Questa sarà la miglior versione del nostro sistema operativo mai creata per i clienti aziendali, non vediamo l’ora di lavorare insieme alla vasta community Windows nei prossimi mesi per dar vita a Windows 10”.

Il nuovo sistema operativo “combina la familiarità di Windows 7 con la funzionalità di Windows 8”, ha spiegato dal canto suo Joe Belfiore, vicepresidente per i sistemi operativi. Con Windows 10 ritorna il menu Start che si combina con lo Start Screen di Metro: le ‘mattonelle’ ci sono ancora (e vi si possono eseguire le applicazioni del Windows Store che ora vengono aperte nello stesso formato dei programmi desktop) ma adesso si trovano a destra del menu in stile Windows 7. Fra le altre novità spiccano il centro notifiche, i desktop virtuali e la presenza dell’assistente digitale Cortana, diretta emanazione dell’assistente vocale di Windows Phone Cortana. Ci sono poi miglioramenti della funzionalità Snap, un nuovo pulsante Task View e funzionalità di ricerca, interna ed esterna avanzate.

Nel nuovo sistema è stata anche eliminata la barra degli Charm. Nella versione del browser Internet Explorer, la 12, poi ha come punto di forza le estensioni (paragonabili ai plug-in di altri browser) che però girano in un ambiente sicuro e virtualizzato. Windows 10, “progettato per le sfide delle aziende moderne”, è stato pensato per Pc, tablet e smartphone e la sua interfaccia si ‘aggiusterà’ su misura del dispositivo e del sistema di input utilizzati. Per il momento è stata mostrata solo la versione per PC, ma il suo ‘aspetto’ dovrebbe variare se si usa su un tablet e uno smartphone con il tocco delle dita oppure su un desktop con il mouse.

FONTE: ANSA.IT

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Processo civile telematico, avvio in salita

Da AVVENIRE.IT 29/7/2014 –   – Non ci voleva un mago per capire che l’avvio del processo civile telematico non sarebbe stata una passeggiata: bastava essere entrati in una cancelleria di un tribunale per rendersi conto che, aldilà delle buone intenzioni, la carrozzeria della macchina della giustizia italiana non è all’altezza del nuovo motore. Il 30 giugno scorso è entrato ufficialmente in vigore il Processo Civile Telematico (PCT), cioè la smaterializzazione dei fascicoli delle cause civili, sostituiti da “files”. Ogni nuova causa dovrà essere obbligatoriamente iscritta a ruolo telematicamente, mediante la creazione di un fascicolo “virtuale” nel quale andranno via via a confluire tutti i vari atti del procedimento: verbali, memorie, consulenze tecniche, provvedimenti del giudice e così via sino alla sentenza. Ne discende che dalle cancellerie dovrebbero scomparire i fascicoli cartacei, in quanto gli atti e i provvedimenti telematici non dovrebbero più essere stampati. Le domande da porsi, a fronte delle indubbie potenzialità dell’innovazione sono: siamo pronti? abbiamo le strutture informatiche adatte? i software utilizzati sono sicuri? Per quanto riguarda il Tribunale di Milano, capofila dell’utilizzo del sistema, il processo telematico era già partito in via “facoltativa” da tempo, ma l’introduzione dell’obbligo sta facendo emergere una serie non irrilevante di problemi. Per creare questo fascicolo virtuale viene infatti utilizzato un software, denominato “Consolle”, messo a disposizione – con specifiche diverse – di avvocati e magistrati; spesso però si verificano problemi di accesso: non si riesce a consultare i registri di cancelleria di tutti i Tribunali collegati; con cadenza periodica il sistema viene totalmente bloccato per gli aggiornamenti, ma non nelle medesime giornate per ogni Tribunale e non sempre gli interventi programmati rispettano i tempi previsti; il software si blocca in caso di aggiornamenti della piattaforma JAVA, con la necessità di disinstallare e reinstallare la versione di Java più aggiornata e di “riscaricare” Consolle; se la smart card necessaria all’accesso scade, si rompe o si smagnetizza bisogna attendere giorni per la sostituzione; per non parlare degli eventi straordinari (il fulmine che manda in corto circuito il server, ad esempio: è già successo). Oltre a questi problemi di natura strettamente tecnica ce ne sono altri legati alla disponibilità di mezzi: non tutti i magistrati “togati” sono in possesso di un proprio pc ma devono condividerlo con i colleghi e quindi non sono in grado di leggere i file a video, ma devono necessariamente averne copia cartacea, e quindi ecco già nata la prassi della “copia di cortesia” da depositare in cancelleria a soccorso del giudice. Non parliamo poi dei magistrati onorari, che nei principali Tribunali italiani svolgono una importantissima parte del lavoro, per i quali non esiste nessun applicativo dedicato e che spesso non hanno a disposizione nemmeno una stanza propria, figuriamoci un pc. D’altro canto, che questo sistema non sia stato adottato in nessun altro Paese europeo, neppure in quelli più avanzati dal punto di vista tecnologico e con un minor numero di cause civili e che in altri paesi (alcuni Stati americani) sia stato introdotto e poi abbandonato, dovrebbe far riflettere sia sulle difficoltà di utilizzo e sia su un altro aspetto: quello della sicurezza dei dati e al pericolo di attacchi da parte di hackers. Come ciliegina sulla torta, dallo scorso 6 giugno è scattato l’obbligo della fatturazione elettronica per i fornitori di beni e servizi alle Pubbliche amministrazioni, compreso il settore della Giustizia. Da quella data, consulenti tecnici, periti, interpreti, società che si occupano di trascrizione, avvocati (per il patrocinio a spese dello Stato e le difese d’ufficio) devono obbligatoriamente presentare una fattura elettronica che prevede un’ingarbugliata procedura; peccato che a distanza di quasi due mesi dall’introduzione dell’obbligo il Ministero non abbia ancora creato il “canale” attraverso il quale inviare le fatture. E i pagamenti rimangono virtuali come le fatture. Ettore Cappetti

Fonte http://www.associazionenazionaleavvocatiitaliani.it/?p=25397

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In Italia il primo bancomat Bitcoin

In Italia il primo bancomat Bitcoin

E’ attivo in Italia il primo sportello ‘bancomat’ Bitcoin. Fare operazioni con la moneta virtuale è possibile a Roma, presso Luiss Enlabs – La Fabbrica delle Startup, in occasione della quarta edizione del ”No Cash Day”. Il Robocoin Kiosk è l’unico Atm Bitcoin, ossia il primo sistema che permette di acquistare ‘in automatico’ la moneta virtuale, ad essere bidirezionale.
L’operazione di accensione, rende noto Luiss Enlabs, è stata eseguita da Jordan Kelley, amministratore delegato della società e da Federico Pecoraro, l’imprenditore che ha importato sul mercato nazionale la novità americana e che è il primo al mondo ad averne acquistate due unità. Il dispositivo è un vero e proprio ‘bancomat’ Bitcoin che permette di acquistare o vendere la moneta virtuale in modo legale attraverso un schermo touch grazie a Bitstamp, una delle più grandi piattaforme mondiali di compra-vendita di criptovalute.
Il livello di sicurezza, si legge nella nota, ”è altissimo grazie anche alla scansione palmare, del codice fiscale, di un documento di identità e di una foto”. Alto 193 centimetri e largo 91, pesante oltre 5 quintali, il Robocoin Kiosk utilizza la tecnologia di identificazione biometrica basata sul sistema di riconoscimento vascolare del palmo della mano.
Sportelli di questo tipo sono presenti finora su quattro continenti per un totale di 50 unità: sette sono negli Stati Uniti e poi in Estremo Oriente, in Europa e Australia.

FONTE: ANSA.IT

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Boom app messaggi, superano utenti social

Boom app messaggi, superano utenti social

La maxi spesa di 19 miliardi di dollari per WhatsApp di Facebook non è certo stata casuale: il mercato delle applicazioni per mandare messaggi dagli smartphone è in pieno ‘boom’. La tendenza è evidenziata da una ricerca di Business Insider secondo la quale in un anno il settore è esploso e punta a prevaricare perfino i social network, segnando un +148% e una crescita di 900 milioni di utenti. WhatsApp ha staccato i concorrenti da tempo.
I dati, che si riferiscono all’arco temporale marzo 2013-marzo 2014, indicano che il fenomeno dei ‘messaggini’ è letteralmente esploso. Le maggiori sette piattaforme, fra cui oltre a WhatsApp ci sono Line, WeChat e Facebook Messenger, sono cresciute del 148% con l’aggiunta di quasi un miliardo di utenti. WhatsApp tra l’altro ha staccato tutte le altre a metà 2013 senza mai fermarsi: a febbraio di quest’anno contava già 100 milioni di utenti attivi al mese in più rispetto al suo principale concorrente, la cinese WeChat. Facebook Messenger invece è ancora in tono minore rispetto alle prime tre piattaforme, nonostante il miliardo e passa di utenti del social network in blu. Il fenomeno Snapchat invece è enorme: l’app che si concentra su foto e video ‘usa e getta’ – e che di recente ha aggiunto la funzione per la videochat vera e propria – sta rivaleggiando apertamente con Tango, altra app di messaggi e chiamate vocali. L’uso di WhatsApp, Line, WeChat e Facebook Messenger a breve supererà quello dei social network in termini di utenti, secondo le stime di Business Insider. Forse già entro quest’anno se il trend di crescita continua alla velocità attuale.

FONTE: ANSA.IT

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Path, in arrivo messaggi che si autodistruggono dopo 24 ore

Path, in arrivo messaggi che si autodistruggono dopo 24 ore

Segretezza e privacy sono il binomio che gli attuali social network e servizi di comunicazione personale mettono al top delle priorità, anche alla luce del Datagate. Il social Path con il prossimo aggiornamento della sua applicazione consentirà ai suoi 10 milioni di utenti di mandare messaggi che si ‘autodistruggono’ dopo 24 ore. Inseguendo il meccanismo di chat ”usa e getta” reso popolare da Snapchat. La novità sarà disponibile dall’11 giugno.

Tutti i nuovi messaggi, spiega una nota di Path, a partire da mercoledì saranno automaticamente rimossi dai server del servizio dopo 24 ore dal momento dell’invio, compresi i vecchi messaggi. Tutte le comunicazioni archiviate saranno invece conservate sul proprio dispositivo finché l’utente non eseguirà un ‘log out’, disinstallerà o aggiornerà l’applicazione alla nuova versione. Un trend che dopo Snapchat molte piattaforme stanno seguendo. Perfino Apple ha annunciato che tra le novità del nuovo sistema operativo iOS8 c’è l’opzione di messaggi che si ”autodistruggono”.

Path, oltre 10 milioni di utenti, si è proposto fin dall’inizio come un social network ‘privato’, per amici e familiari ‘reali’ e ristretti. Non a caso consente di avere nella propria cerchia di contatti al massimo 150 persone. Un limite che, visto questo aggiornamento sulla privacy, forse potrebbe venir meno nel prossimo futuro.

FONTE: ANSA.IT

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