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Primi divieti per Periscope e Meerkat

Primi divieti per Periscope e Meerkat

Arrivano i primi divieti ufficiali per Periscope e Meerkat, le due applicazioni emergenti per il live streaming dallo smartphone che sono diventate virali: la lega americana di hockey ha bandito esplicitamente l’uso di queste app prima, durante e dopo le competizioni nelle arene.

Proprio come fu per i Google Glass al cinema e in altri luoghi, alcune organizzazioni cominciano ad attrezzarsi per proteggere privacy e interessi commerciali legati a diritti d’autore. Qualche giorno fa è diventato un caso la nuova stagione della popolare serie tv il Trono di Spade, il cui primo episodio è stato ‘trasmesso’ in streaming illegalmente da dozzine di utenti su Periscope (l’app lanciata da Twitter) in barba ad accordi di trasmissione e copyright. Un comportamento che viola di fatto i termini di servizio dell’applicazione in cui c’è scritto che la società “rispetta i diritti di proprietà intellettuale di altri e si aspetta che gli utenti facciano lo stesso”. Dopo questa violazione del copyright sono finiti sotto la lente del microblog una serie di account che rischiano la chiusura.

Per questo la National Hockey League americana (NHL) ha deciso di vietare ufficialmente a tifosi e operatori media la trasmissione in streaming con Periscope o Meerkat delle partite di hockey cui assistono dal vivo in arena. La NHL ha infatti un suo account ufficiale su Periscope con oltre 22mila seguaci, quindi è comprensibile che non voglia precludersi eventuali “esclusive” di trasmissione anche su questo fronte emergente.

FONTE: ANSA.IT

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Chiamate con WhatsApp anche sull’iPhone

Chiamate con WhatsApp anche sull’iPhone

Dopo l’attivazione per i dispositivi Android, le chiamate – via internet – tramite WhatsApp arrivano anche per chi ha l’iPhone. L’ultimo aggiornamento dell’app per iOS comprende l’abilitazione alle chiamate gratis sfruttando la connessione internet. La funzione sarà effettiva gradualmente per gli utenti nelle prossime settimane. Tra le novità introdotte per l’iPhone anche la possibilità di eliminare la doppia “spunta blu”, la conferma di lettura dei messaggi non amata da tutti.

L’apertura di WhatsApp alle chiamate che sfruttano il “Voice over Ip”, la connessione a internet, renderà l’applicazione ancora più competitiva con altre piattaforme concorrenti che già offrono questa funzione: non solo Skype, la più “vecchia”, ma anche Viber e la stessa Messenger di Facebook (che è anche proprietario di WhatsApp). E chissà che non contribuisca al traguardo di un miliardo di utenti entro la fine dell’anno cui punta Mark Zuckerberg. Pochi giorni fa l’annuncio degli 800 milioni di utenti attivi al mese.

L’aggiornamento dell’applicazione per iPhone comprende anche altre novità. Ad esempio la possibilità di condividere foto, video e link da altre app, di inviare immagini multiple, di tagliare e ruotare video prima di inviarli. E infine l’opzione per disattivare la conferma di lettura dei messaggi, ovvero la doppia “spunta blu”. Con pochi passaggi (Impostazioni, Account, Privacy) si può fare in modo che i propri contatti non sappiano quando leggiamo uno dei loro messaggi. La funzione è reciproca, quindi non si vedranno nemmeno le conferme delle altre persone anche se queste hanno lasciato la voce attiva.

FONTE: ANSA.IT

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Facebook lancia Hello, l’app che identifica le chiamate

Facebook lancia Hello, l’app che identifica le chiamate

Nel giorno in cui Google si lancia come operatore mobile virtuale, Facebook rafforza la sua presenza nella telefonia, anche se per vie alternative. Dopo aver abilitato le chiamate via internet su Messenger e WahstApp, il social network lancia Hello, progetto che parla anche un po’ italiano visto che il product manager è il veronese  Andrea Vaccari. L’applicazione – per Android – darà informazioni su chi chiama, anche se il numero non è salvato in rubrica.

Facebook lancia Hello per Android

Frutto dei Creative Labs di Facebook e opera del team di Messenger, Hello è per ora disponibile solo per dispositivi Android e in tre mercati (Usa, Nigeria e Brasile). La novità punta a sostituire il tradizionale ‘dialer’ per le telefonate, cioè il sistema predefinito installato nei telefoni che consente di identificare un numero che chiama o di effettuare una telefonata.

Hello si collega a Facebook in modo che l’utente possa visualizzare le informazioni di chi chiama, anche se non è un contatto della propria rubrica, le sue generalità, ma anche informazioni specifiche come il compleanno o il lavoro. Inoltre dalla stessa applicazione si potranno bloccare contatti indesiderati e si faranno ricerche di persone e luoghi.

Ovviamente si potrà anche chiamare e mandare messaggi gratuitamente sfruttando Messenger. Le informazioni che viaggiano su Hello, sottolinea Vaccari, sono quelle che un utente ha già scelto di condividere su Facebook.

La mossa consente al social network di Mark Zuckerberg di rafforzare la sua presenza nel campo delle telefonate. Messenger, come annunciato ieri in occasione della trimestrale, rappresenta il 10% delle chiamate Voip globali.

FONTE: ANSA.IT

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Skype Translator ora parla italiano

Skype Translator ora parla italiano

Skype Translator parla e traduce anche in italiano e in cinese mandarino. Diventano così quattro – ci sono anche l’inglese e lo spagnolo – le lingue supportate dal sistema di traduzione istantanea per messaggi e per conversazioni del celebre programma di Microsoft. È possibile registrarsi per provare l’anteprima. Chi chiama deve però avere installato Skype Translator per il momento disponibile solo per dispositivi Windows 8.1. Chi riceve la chiamata può utilizzare un client Skype anche per altre piattaforme.

Oltre alle quattro lingue parlate, Skype Translator supporta pure il Serbo, Bosniaco, Croato, Maya e Otomi ma solo per la messaggistica istantanea. Tra le novità incluse nella nuova preview di Skype Translator, anche il riconoscimento continuo del testo mentre l’interlocutore sta parlando, il controllo automatico del volume che permette di ascoltare la traduzione a tutto volume e a un livello inferiore la voce originale, per poter avere una conversazione più fluida. Ed è possibile anche attivare la funzione mute della traduzione quando si preferisce leggere soltanto la trascrizione.

L’utilizzo di Skype Translator è riservato a chi è entrato a far parte del programma d test. E’ sempre possibile registrarsi collegandosi al sito ufficiale.

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Branded.me, il profilo LinkedIn diventa un sito personale

Branded.me, il profilo LinkedIn diventa un sito personale

In molti pensano che sia utile avere un proprio sito, ma altrettanti non ne hanno uno a causa del tempo necessario che richiede strutturarlo. Branded.me cerca di risolvere il problema.

Il nome chiarisce l’intento: un sito che riassuma la vostra carriera e fornisca una bio di facile accesso, aiuta il personal branding. E, come dice l’introduzione al servizio, chi cerca candidati, preferisce quelli che hanno un sito. Ciò che Branded.me propone, è di costruirne uno facilmente personalizzabile, partendo dal vostro profilo LinkedIn.

Dalla connessione, il sistema elabora una bozza del sito, editabile in tutte le sue parti. Dalla biografia, che può essere più o meno lunga, alle competenze, passando – neanche a dirlo, dalle esperienze professionali.

Ogni sezione può essere rimossa, e volendo compaiono anche i testimonial ottenuti su LinkedIn, con tanto di foto e virgolettato del supporto. Molto utile la funzione di anteprima che mostra come il sito verrà visualizzato da desktop e mobile, sia tablet che smartphone.

FONTE: WIRED

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WhatsApp, telefonate in arrivo su iPhone

WhatsApp, telefonate in arrivo su iPhone

Le chiamate vocali di WhatsApp arriveranno sul sistema operativo iOS di Apple, cioè sull’iPhone, “entro un paio di settimane”. Lo ha detto il cofondatore della chat, Brian Acton, secondo quanto riportato dal sito Venture Beat. Intervenendo all’F8, la conferenza di Facebook per gli sviluppatori in corso a San Francisco, Acton ha dichiarato anche che al momento non ha in programma di aprire agli sviluppatori come invece ha fatto l’altra chat di proprietà di Facebook, Messenger.

Acton ha spiegato che il team di WhatsApp ha trascorso l’ultimo anno a perfezionare le chiamate VoIP prima di renderle disponibili su Android, dove ora funzionano con un meccanismo a inviti. Stessa attenzione, quindi, è stata data alla piattaforma iOS, su cui la messa a punto delle telefonate sembra essere quasi ultimata.

Il motivo della non apertura agli sviluppatori, ha spiegato Acton, è evitare che i 700 milioni di utenti della chat siano sommersi da messaggi non desiderati, che verrebbero consentiti se si desse agli sviluppatori esterni la possibilità di entrare in 02. “L’esperienza degli utenti – ha affermato – è qualcosa che dobbiamo mantenere come sacra. Vogliamo che i messaggi siano voluti, non sollecitati”.

FONTE: ANSA.IT

 

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Facebook presenta on this day per riscoprire i vecchi post

Facebook presenta on this day per riscoprire i vecchi post

Facebook presenta una nuova funzione che ripropone vecchi post proprio mentre si sta al passo con i contenuti prodotti ogni secondo sul social network. Accadde Oggi, è una funzione che ogni giorno ciò che è stato pubblicato in passato in quella data. Un po’ quello che succede con TimeHop, ma integrato in Facebook.

Aggiornamenti di stato, foto, post degli amici e altri contenuti che l’utente ha condiviso o in cui è stato taggato, un anno fa, due anni fa, ecc. Questi contenuti saranno visibili solamente a chi fruisce della funzione, salvo che non voglia ricondividerli.

Per vedere la pagina Accadde Oggi si potrà cliccare sul segnalibro a sinistra nella sezione Notizie, cercare Accadde oggi o visitare facebook.com/onthisday (potrebbe non essere ancora attivo per tutti). Non è escluso che compaia una notizia nella sezione Notizie.

Accadde Oggi 2

Per alcuni potrà sembrare un incubo, ma trovando il lato positivo, potrebbe essere una buona occasione per ripescare post che si pensavano spariti, o approfittarne per fare un po’ di pulizia tra i contenuti molto vecchi che la memoria aveva rimosso, ma Facebook no.

 

FONTE: WIRED

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Twitter compie 9 anni, i 10 cinguettii da ricordare

Twitter compie 9 anni, i 10 cinguettii da ricordare

Dal primo tweet di uno dei fondatori, Jack Dorsey, a quello dell’abbraccio tra Barack Obama e la first lady Michelle nel giorno della rielezione del presidente degli Stati Uniti. Twitter compie 9 anni, è nato il 21 marzo del 2006 e festeggia con una gallery dei dieci tweet da ricordare. Li pubblica sul suo blog in un post dal titolo “Nine years and counting”.

In questi anni Twitter ha raccolto 288 milioni di utenti nel mondo, è diventato uno strumento importante per seguire fatti di cronaca, politica, grandi eventi sportivi, di spettacolo. Ha acquisito aziende, ha potenziato la chat, le foto, i video (di recente ha acquisito l’app per lo streaming Periscope), ma ha ancora i conti sotto pressione. E l’obiettivo primario è quello della crescita degli utenti – come ha sottolineato di recente l’amministratore delegato Dick Costolo – anche per contrastare il continente Facebook (1,4 miliardi di utenti).

“Twitter dà questa affascinante capacità di comprendere le persone e di contestualizzarle come non è mai accaduto prima”, ha spiegato pochi giorni fa al Guardian Chris Moody. Un modo quasi poetico per far capire che la mole di informazioni che noi stessi utenti facciamo girare sulla piattaforma, spesso collegati ad hashtag, fanno gola a società, agenzie pubblicitarie e “data miners”. “Se i vostri clienti sono su Twitter possiamo far arrivare loro la pubblicità. Il tutto è fatto in forma totalmente anonima, non condividiamo informazioni private”, aggiunge Moody.

FONTE: ANSA.IT

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Più connessi, ma non più liberi: sulle nuove regole di Facebook

Più connessi, ma non più liberi: sulle nuove regole di Facebook

I “Community Standard”, scrive Facebook, sono le regole che “vi aiuteranno a capire cosa sia lecito condividere su Facebook, e che tipi di contenuti possono essere segnalati o rimossi”. Il linguaggio è da subito paternalista e insieme rassicurante, da brochure aziendale. Non a caso si parte con la usuale “mission”, “rendere il mondo più aperto e connesso”, ribadita anche in questa nuova versione di quella che, vista da appena più lontano, non è niente meno che una carta costituzionale per regolare la libera espressione di 1,4 miliardi di persone sul pianeta.

Ma è una carta costituzionale privata, e il peso della contraddizione si sente continuamente. Così, oggi come ieri, si ha costantemente l’impressione di essere di fronte alle concessioni di un monarca ai suoi sudditi, piuttosto che al risultato di un processo in cui tutti gli interessi – quelli dei gestori della piattaforma, ma anche quelli degli utenti – vengono davvero considerati. E del resto quando Facebook ha provato a coinvolgere la sua enorme base di utenza nella riscrittura delle sue policy la risposta è stata talmente insufficiente da motivare un’ultima consultazione sull’idea di consultare gli utenti, e mandare deserta anch’essa.

Così Facebook, Snowden o meno, continua ad avere le mani completamente libere. E no, non è un bene. Si dice che “nessuno legge le condizioni di utilizzo” dei servizi che usiamo quotidianamente online, a partire dai social network, ed è vero. Il problema sono la vaghezza e l’insopportabile moralismo che ne trasudano, qualora si decida di affrontare il testo.

A partire, come sempre, dalle politiche sulla nudità e il sesso. Tra le righe, infatti, si legge che non solo è vietato esporre i genitali o anche solo le natiche (nella loro interezza), ma anche il seno se si mostra un capezzolo – a parte nel caso, ripetutamente al centro di polemiche, di madri che allattano – e soprattutto che “alcune descrizioni verbali di atti sessuali troppo dettagliate potrebbero essere rimosse”.

Anche se estratte da alcuni dei tanti capolavori letterari che ne abbondano? Mistero, perché negli Standard ci si limita all’accettazione del nudo artistico. “Artistico” secondo Facebook, naturalmente, il che potrebbe per esempio escludere ‘L’origine del mondo’ dal conto, come nel recente caso del docente francese che si è visto il profilo bloccato per aver condiviso il dipinto di Gustave Courbet, e che ora ha portato Facebook in tribunale a Parigi proprio per il suo diritto di condividere un’opera d’arte.

Ma il problema è che con questo testo alla mano il social network può rimuovere sostanzialmente tutto ciò che gli pare: basta interpretare le parole come comoda. Per Facebook, per esempio, è illecito usare la piattaforma “per coordinare l’uso di sostanze stupefacenti”; ma basta andare più a fondo nell’espressione “recreational drugs” per capire che vi figura per esempio anche l’alcool. Significa che aprire un evento o scrivere un post con lo scopo esplicito di organizzare una bevuta tra amici è a rischio, specie nei paesi dove l’alcool è proibito?

Ancora, vietare “la promozione di autolesionismo e suicidio” significa che un post che invita a fumare tre pacchetti di sigarette al giorno è illecito, e quindi da rimuovere? E se per configurare bullismo o molestia è sufficiente che i contenuti “sembrino prendere deliberatamente a bersaglio soggetti privati con l’intento di umiliarli o metterli alla berlina”, tutta la distinzione tra le normali pratiche canzonatorie tra amici e le molestie finisce per appiattirsi nella versione prudenziale di comodo della piattaforma: nel dubbio, elimina.

Altri esempi: che significa che è vietato “celebrare i crimini commessi”? In Russia, per esempio, la “propaganda gay” è un crimine: significa che non si può mostrare la propria omosessualità su Facebook? In un paese autoritario, poi, può essere considerato un crimine semplicemente mostrare con i propri contenuti di aver preso parte a una protesta. Quei contenuti sono illeciti perché il dissenso – che deve peraltro ancora essere necessariamente accompagnato da nome e cognome reale, con previsione esplicita di legarlo alle pagine di satira su temi sensibili e con buona pace dei propositi sull’anonimato – è un crimine? È la grande domanda cui Facebook non sa rispondere: come conciliare il marketing della comunicazione globale connessa con la realtà di un mondo per niente cosmopolita, dove le differenze di valori e diritti sono la base di scontri terribili?

Facebook cerca di tenere insieme la promozione della libertà e i suoi interessi di business con una formula magica: “potremmo rimuovere alcuni tipi di contenuti sensibili o limitare il pubblico che ne può fruire”. Tradotto: le censure più odiose, non preoccupatevi, avvengono solamente laddove sono odiose per legge. Comodo per mettersi al riparo da azioni legali o chiusure d’imperio governativo, ma molto meno per i diritti dei suoi utenti. Che devono affidare a Facebook il discrimine tra satira e offesa, per nulla chiaro dal nuovo testo nemmeno dopo Charlie Hebdo. Quando, per capirci, Mark Zuckerberg si disse Charlie come moltissimi altri; per poi, poco dopo, trovarsi a censurare una pagina giudicata “offensiva” del profeta Maometto in Turchia. Un mondo “più aperto e connesso”, insomma, ma non certo più libero.

FONTE: WIRED

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L’Italia secondo Microsoft Digital Trends 2015

L’Italia secondo Microsoft Digital Trends 2015

Gli italiani sono sempre più protagonisti nell’interazione con la tecnologia: sono informati, appassionati alle novità digitali e anche consapevoli del valore dei propri dati online. È il quadro tracciato da Microsoft Digital Trends 2015, indagine condotta in 13 Paesi di tutto il globo – Italia compresa – che esplora i cambiamenti più significativi nel rapporto tra i consumatori e la tecnologia.

A livello globale la maggior parte degli interpellati è curiosa nei confronti dei nuovi strumenti digitali, in particolare il 74% è interessato alla categoria dei ‘wearables’.

Oltre tre quarti (78%) è consapevole dell’importanza che i brand gli attribuiscono come “consumatore online”. Più della metà (61%) è favorevole alla condivisione di informazioni riservate a condizione che si verifichi uno scambio trasparente con i brand. L’80% cerca servizi per semplificare la gestione dei dati online.

In questo contesto l’indagine evidenzia che gli italiani si ritagliano un ruolo da protagonisti. Nell’ambito della capacità di gestione delle informazioni personali online, i consumatori italiani sono convinti di sapere come rimuovere dalla rete informazioni indesiderate postate erroneamente (47%): la percentuale più alta in Europa e superiore alla media globale (40%). L”Internet delle cose’ è un altro ambito dove spicca la “voce” degli italiani: il livello di utilizzo di dispositivi e applicazioni per tracciare, scaricare e analizzare i dati è il più alto in Europa (41%), a fronte di una media dell’area pari al 23% e in contrapposizione alla Svezia (solo 14%).

FONTE: ANSA.IT

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