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Agcom, al via sportello web reputation

Agcom, al via sportello web reputation

Uno sportello online per segnalare contenuti lesivi presenti sul web è a disposizione dei cittadini di Abruzzo, Lazio e Marche tramite i portali dei Co.re.com, il ‘braccio’ territoriale dell’Agcom. Questo il progetto di “Sportello web reputation” presentato dall’Autorità per le comunicazioni. Tramite i portali dei Co.re.com coinvolti i cittadini possono presentare richieste di informazioni e chiarimenti in merito a contenuti lesivi della loro reputazione pubblicati sul web.

La sperimentazione dello sportello durerà circa quattro mesi (dal 15 luglio al 31 ottobre 2015) e coinvolge una società privata che attualmente offre il servizio a titolo gratuito e si occupa di verificare ed elaborare la segnalazione per poi comunicarne l’esito finale allo sportello Co.re.com.

Lo scopo dell’iniziativa è anche quello di individuare i fattori di maggiore criticità per i minori che navigano in rete, si tratta “di uno strumento di civiltà e di vivere civile perché ha un interesse produttivo rivolto specialmente verso i più giovani e più influenzabili” ha detto il presidente dell’Agcom, Marcello Cardani a cui si è associato anche il presidente del Co.re.com Lazio, Michele Petrucci che ha definito lo sportello uno strumento “di moral suasion per cercare di prevenire la denuncia alla polizia postale nei casi in cui, specialmente se coinvolto un minore, la denuncia può creare disagio e imbarazzo”.

FONTE: ANSA.IT

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Google ci dice le calorie degli alimenti (quasi tutti)

Google ci dice le calorie degli alimenti (quasi tutti)

Per sapere il valore energetico di un alimento non serve consultare un sito web, basta inserire il nome del cibo nel motore di ricerca di Google, seguito dalla parola “calorie”, per avere un box con l’informazione richiesta.
La novità riguarda sia alimenti quali mele o pomodori, sia piatti come la pizza o la pasta. In questo caso, un menu a tendina consente di sceglierne il tipo, che per ora tradisce le origini americane di Big G: dagli spaghetti con polpette alle pizze della catena Domino.

La notizia arriva a pochi giorni dall’annuncio di “Im2Caloriesed”, un progetto con cui Google punta a contare le calorie delle foto di cibo, grazie ad algoritmi e intelligenza artificiale che analizzano e riconoscono cosa c’è nel piatto e fanno una stima del suo valore energetico.

FONTE: ANSA

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Il tasto “compra” sbarca su Instagram e Pinterest

Il tasto “compra” sbarca su Instagram e Pinterest

Dopo YouTube, le sperimentazioni di Twitter e Facebook e le indiscrezioni su Google, il tasto “compra” sbarca su Instagram e Pinterest in sfida ad Amazon. I due social basati sulle immagini hanno annunciato l’arrivo della funzione.

Su Pinterest gli utenti troveranno il prezzo sotto le foto e potranno procedere all’acquisto. Instagram, invece, non consentirà di far compere all’interno dell’app: veicolerà le inserzioni sugli interessi dell’utente raccolti da Facebook, azienda a cui appartiene. La novità per le due piattaforme arriva dopo le sperimentazioni di Twitter e Facebook sul tasto compra e le indiscrezioni del lancio di questa funzione anche su Google che invece è già sbarcata negli spot di YouTube. Entro questo mese, Pinterest metterà in vendita sulla sua bacheca virtuale oltre due milioni di prodotti, inizialmente solo negli Usa e su iPhone e iPad, mentre l’estensione alla piattaforma Android e ad altri paesi arriverà in seguito. Gli utenti potranno vedere varie immagini di un prodotto pubblicizzato e procedere all’acquisto con carta di credito o con Apple Pay.

Instagram, dal canto suo, ha annunciato una serie di novità rivolte alle aziende che vogliono promuoversi. Tra queste, l’arrivo del pulsanti “compra ora”, “installa ora” una app, “registrati” a una newsletter e “scopri di più” su un prodotto.

I tasti rimanderanno al sito dell’inserzionista, dove il consumatore potrà fare shopping. Il test di queste funzioni avverrà nei prossimi giorni, mentre nei prossimi mesi gli inserzionisti saranno messi in contatto con target specifici di pubblico grazie a Facebook, che possiede Instagram e che fornirà dati demografici e interessi degli utenti.

FONTE: ANSA

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Perché i siti vi chiedono il consenso di usare cookie sui vostri computer

Perché i siti vi chiedono il consenso di usare cookie sui vostri computer

Il provvedimento per “l’individuazione delle modalità semplificate per l’informativa e l’acquisizione del consenso per l’uso dei cookie” (numero 229/2014), ribattezzato “Cookie Law” sta per fare il suo debutto. Restano però poco chiare le reali finalità di quello che sembra essere un pasticcio male interpretato e concepito ancora peggio; tra l’altro con un considerevole ritardo rispetto alla legge madre, approvata dalla Commissione europea nel 2011.

La confusione è tanta sia per chi amministra i siti web sia per gli utenti, questi ultimi chiamati a rilasciare consensi informati sull’uso dei cookie, tema che di norma non conoscono a sufficienza e che non è stato minimamente dibattuto nell’anno di transizione messo a disposizione dalla pubblicazione della decisione sulla Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 2 giugno 2014.

La confusione non riguarda tanto i cosiddetti “cookie tecnici”, che permettono la memorizzazione di dati quali nomi utenti e password per l’accesso ai siti o alcune impostazioni particolari quali, per esempio, la dimensione dei caratteri di una specifica risorsa web, ma riguarda più che altro i “cookie di profilazione”, laddove il provvedimento diventa perlopiù inutile e, dal punto di vista degli inserzionisti, persino dannoso.

I cookie di profilazione sono preziosi per motivi pubblicitari, consentono infatti di veicolare messaggi in modo mirato, arrivando potenzialmente ad apparire a quegli utenti che hanno manifestato interesse per un prodotto o un servizio specifico. Si tratta di banner e video che di norma consideriamo noiosi e che, in alcuni casi, rallentano anche la navigazione. Il fatto però che un utente non acconsenta alla ricezione di cookie di profilazione, negando il proprio benestare tramite il banner che appare alla prima visita a un sito, non significa che la sua navigazione sarà esente da pubblicità, significa invece che video e banner non terranno conto degli interessi manifestati, a danno degli inserzionisti e del comparto che fa della pubblicità il proprio core business.

Va considerato che la Rete non è fatta solo da siti di multinazionali, siti di informazione o istituzionali, è densa di risorse preziose e utili pubblicate da persone che, con gli introiti pubblicitari, rientrano anche solo parzialmente dei costi sostenuti.

Il provvedimento non elimina la pubblicità e rappresenta un limite (superabile, per carità) per i gestori di siti web che dovranno adeguarcisi, adottando soluzioni tecniche che rappresentano a loro volta un business, poiché proliferano aziende che le forniscono dietro lauto compenso. In questo caso si parla soprattutto dei cookie definiti “di terze parti”, i plug-in sociali, risorse per le statistiche, banner, eccetera, caso in cui le policy che l’utente deve accettare (o rifiutare) vanno redatte seguendo i dettami del provvedimento stesso e la cui realizzazione potrebbe non essere nelle corde di chi ha aperto un proprio sito a livello amatoriale o non professionale, con il rischio di incappare in sanzioni che vanno dai 6mila ai 36mila euro; le linee per l’adeguamento al provvedimento sono a tratti fumose.

Non si tratta di tessere le lodi alla pubblicità sul web, quanto di comprendere fino a che punto questo provvedimento sia realmente inteso a tutelare la privacy dei navigatori ai quali viene chiesto un consenso definito “informato”, aggettivo che rischia di perdere gran parte del suo significato in un contesto, quello dei cookie e del loro funzionamento, che ancora oggi sfugge ai più.

Il Garante mette sulla graticola l’Internet advertising, in modo piuttosto spicciolo, senza valutare che il comparto del webmarketing e della pubblicità sulla Rete genera impiegointroiti pari a 2 miliardi di euro nel 2014, con una crescita di 12,7 punti percentuali rispetto al 2013 e dimenticando che la profilazione, online così come offline, è l’anima della pubblicità che, a sua volta, è l’anima del commercio.

FONTE: WIRED

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Il “fattore tempo” nella pubblicazione sui social media

Il “fattore tempo” nella pubblicazione sui social media

Quando il vostro obiettivo è quello di espandere la portata dei vostri post e la crescita del vostro pubblico non è importante solo per spingere sui contenuti in modo coerente ma occorre tener conto anche dei periodi migliori nell’arco della giornata per raggiungere il maggior numero di persone sui singoli social media.

Questa infografica illustra le ore di punta e linee guida per Facebook, Twitter, LinkedIn, Pinterest, Tumblr e Google + . Sono tutte diverse, ma ciò che più hanno in comune è quello di evitare la pubblicazione di prima mattina durante il fine settimana, o dopo le 15 del venerdì.

Post-Pin-Tweet-Best-Time-Outreach

Per evitare di essere schiavo del vostro computer o smartphone è possibile utilizzare un programma di pianificazione come Hootsuite, o CoSchedule per programmare l’uscita dei vostri post nei tempi migliori.

Fate una prova!

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Sweep Day per protezione dei bimbi sul web

Sweep Day per protezione dei bimbi sul web

Il Garante per la privacy avvia un’indagine sull’Internet dei bambini, per verificare in particolare se i principali siti Internet visitati e alcune delle più diffuse app scaricabili su smartphone e tablet rispettano la privacy dei minori. L’azione del Garante si inserisce nell’ambito del “Privacy Sweep 2015”, un’iniziativa promossa dal Global Privacy Enforcement Network (Gpen), la rete internazionale nata per rafforzare la cooperazione tra le Autorità della privacy di diversi Paesi.

Il 12 maggio, 28 Autorità di tutto il mondo, tra cui l’Italia, dedicheranno la giornata a uno “sweep” (letteralmente “indagine a tappeto”) sulla privacy dei bimbi, in particolare quelli compresi tra gli 8 e i 12 anni. Si tratta di una fascia d’età molto vulnerabile, in cui molti giovanissimi già navigano in rete tramite pc e dispositivi mobili, scaricano giochi e altre app.

Il Garante sottoporrà ad un attento esame i siti e le app più popolari nonché le app appositamente realizzate per i più giovani. In particolare, sarà analizzato il grado di trasparenza sulla raccolta e sull’uso delle informazioni riguardanti i minori, le autorizzazioni richieste loro per scaricare le applicazioni e il rispetto della normativa italiana sulla protezione dati. Le analisi saranno inserite in un report comune a tutti i paesi coinvolti.

L’iniziativa, assunta a livello globale, servirà anche a realizzare una serie di importanti obiettivi: accrescere la consapevolezza della necessità di proteggere i dati personali; favorire il rispetto delle norme a salvaguardia degli utenti, specie se minori; sviluppare azioni di sensibilizzazione e formazione del pubblico sull’uso delle applicazioni mobili; promuovere iniziative globali sulla privacy. I risultati dell’indagine internazionale verranno resi noti il prossimo autunno.

FONTE: ANSA.IT

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