All posts in Economia

Dal 2014 caricabatterie notebook uguali per tutti

Dal 2014 caricabatterie notebook uguali per tutti

Entro i primi mesi del 2014 la International Electrotechnical Commission emanerà delle nuove linee guida sui caricabatterie per i notebook che faranno si’ che siano intercambiabili tra dispositivi di diversi produttori. Lo ha annunciato la stessa commissione, specificando che la misura servira’ a ridurre i rifiuti elettronici. Le specifiche riguarderanno tutti gli aspetti dei dispositivi, dalle connessioni alle caratteristiche elettriche.

“Ogni anno miliardi di caricabatterie esterni sono trasportati nel mondo, e il loro peso va da 300 a 600 grammi”, spiega il comunicato. “Di solito non sono utilizzabili su diversi dispositivi, vengono persi o rotti – continua – portando in qualche caso alla rottamazione di computer che potrebbero funzionare perfettamente. Si stima che i rifiuti elettronici relativi a tutti i caricabatterie dei dispositivi elettronici, sia computer che per comunicazione, siano piu’ di mezzo milione di tonnellate all’anno, l’equivalente di 500mila auto”.

FONTE: AGI.IT

More

Chiuso un Windows (xp) se ne apre un altro (9)

Chiuso un Windows (xp) se ne apre un altro (9)

Morto un Windows se ne fa un altro. Microsoft ha annunciato per l’8 aprile 2014 la definitiva dismissione di Windows XP, la versione più longeva del suo sistema operativo. Da quella data non saranno più rilasciati aggiornamenti e terminerà il supporto tecnico mandando di fatto in pensione un sistema operativo che vanta 12 anni di onorata carriera.

Nato nel 2001, XP è ancora presente sul 30 per cento dei PC di tutto il mondo, una quota troppo alta per un mondo in cui l’innovazione va alla velocità della luce. Con la sua dismissione Redmond spera di traghettare gli utenti verso sistemi più nuovi anche se il passaggio non sarà facile: i successori infatti pretendono hardware più potenti, troppo costosi per istituzioni come scuole e università o per i Paesi del Terzo mondo dove XP tutt’ora è il padrone incontrastato. A questo bisogna aggiungere il flop del suo successore, Vista, che per primo ha innescato aspre polemiche sulla necessità di aggiornarsi a tutti i costi quando un sistema tutto sommato va bene.

Nato nel 2007 e ancora oggi riconosciuto come uno dei più clamorosi tonfi di Gates, Vista aveva tentato di rimpiazzare XP puntando soprattutto sull’interfaccia grafica Aero con i suoi colori accesi e le trasparenze, per altro già presenti in Linux e nell’OS X di Apple. Il problema però è che le novità si accompagnavano a richieste hardware esagerate, a una compatibilità ridotta con i programmi in commercio, a un consumo energetico esagerato e a una stabilità praticamente inesistente. Tutti aspetti che avevano convinto gli utenti a rimanere attaccati al vecchio sistema tanto che Vista oggi compare solo sul 5 per cento dei PC.

La morte di XP però porta con sé la nascita di un nuovo sistema operativo, già ribattezzato Windows 9, che dovrebbe essere lanciato nell’aprile del 2015. La sfida è superare le numerose critiche raccolte dal numero 8 a causa dell’interfaccia a mattonelle Metro e dall’assenza del tasto Start, ma soprattutto rimediare all’occasione persa con i tablet, dove Redmond stenta a decollare a causa dello strapotere di iOS e Android. Da ultimo poi il 9 dovrà fornire agli utenti un motivo valido per abbandonare Windows 7, la versione venuta dopo Vista nonché la più simile a XP che tutt’ora risulta come la più amata, dal momento che conta su una diffusione del 47 per cento dei PC.

Chiamato in codice «Treshold», dovrebbe segnare un ritorno al passato allontanandosi da quell’aspetto da tablet che non era piaciuto in Windows 8. Gli utenti infatti sembrano volere una chiara distinzione tra sistemi operativi mobile e desktop e il nuovo Windows si comporterà diversamente a seconda dei dispositivi su cui sarà installato: più leggero e touch su tablet e smartphone, più classico sui PC. Non a caso si parla già del ritorno del tasto Start. Da ultimo poi offrirà una maggiore integrazione con un altro prodotto di Microsoft, la Xbox One, e con gli store di Redmond. Lo scopo è cercare di costruire un sistema che fidelizzi l’utente come fatto egregiamente da Apple con iOS e da Google con Android. Probabilmente un primo concept sarà svelato alla BUILD, la conferenza annuale per gli sviluppatori organizzata dal 2 al 4 aprile prossimi al Moscone Center di San Francisco, storica roccaforte delle presentazioni della Mela.

FONTE: CORRIERE.IT

More

App per smartphone: +115% nel 2013

App per smartphone: +115% nel 2013

Le applicazioni per smartphone e tablet non conoscono crisi. Secondo Flurry Analytics nel 2013 il loro utilizzo è aumentato del 115%. Al top il ‘boom’ delle app di social network e messaggi: il loro uso è triplicato in un anno (+203%), dato che non sorprende vista l’eco sui media relativa a servizi come WhatsApp, WeChat, Fb Messenger e SnapChat. Bene anche le app di produttività, cresciute di quasi il 150% in un anno. Crescono meno quelle di news, +31%.

FONTE: ANSA.IT

More

Coltivazioni di dati condivisi

Coltivazioni di dati condivisi

In India, quando il monsone ritarda e la siccità distrugge i raccolti, migliaia di agricoltori vanno in bancarotta: oltre ai campi devastati, ogni volta si conta una media di 15mila suicidi. Ma immaginiamo un mondo in cui ogni contadino possa avere accesso in tempo reale alle previsioni meteo o ai prezzi correnti sul mercato delle materie prime. Un mondo in cui sia normale comunicare agli allevatori lo scoppio di un’epidemia aviaria a poche ore dall’allarme rosso, anche nelle aree più remote.

In questo mondo ipotetico, sarebbe più facile bloccare un’epidemia sul nascere o prendere decisioni migliori su quali piante seminare. I rischi che spazzano via le piccole fattorie sarebbero ridotti al minimo e sparirebbe la pratica di spruzzare pesticidi e fertilizzanti. L’agricoltura si è sempre appoggiata su una massa di dati, molto di più della finanza o della produzione industriale. Sapere in tempi rapidi se è in arrivo la siccità o la peronospera può decidere della fortuna e della disgrazia di vaste aree. Ma la seconda rivoluzione verde, dopo quella di Norman Borlaug, è già in atto: con un’agricoltura 2.0 potremo affrontare la grande sfida di sfamare 9 miliardi di persone da qui al 2050.

È partendo da questa convinzione che si moltiplicano le iniziative a favore degli open data in agricoltura. Da Hacking for Hunger, dell’agenzia americana per lo sviluppo USAid, alla Global Open Data for Agriculture and Nutrition, l’apertura e la selezione dei dati, per renderli fruibili a chi ha il compito di fornirci il pane quotidiano, procede a ritmo spedito. I satelliti della Nasa sono utilizzati per prevedere le ondate di siccità nel Famine Early Warning Systems Network, grazie a un’analisi integrata che incrocia i dati delle precipitazioni con la produzione agricola, generando un’accurata mappatura delle zone più a rischio con un’anticipo di 6-12 mesi. L’Europa, dal canto suo, ha appena lanciato l’African Postharvest Losses Information System, basato su un algoritmo capace di stimare la quantità di raccolti che vengono abbandonati ogni anno a marcire sui campi in Africa: è il primo passo per prevenire le gravi emergenze alimentari generate dalla perdita dei raccolti, un fenomeno che colpisce oltre un terzo dei prodotti agricoli africani, a causa dei parassiti, ma anche dell’instabilità dei prezzi agricoli. Un altro esempio recente di applicazione degli open data è la Plantwise Knowledge Bank del Commonwealth Agricultural Bureaux International, organizzazione basata nel Regno Unito che punta a ridurre le perdite dei raccolti, offrendo ai piccoli agricoltori uno strumento per identificare le malattie delle piante e i metodi per combatterle. «Prima le informazioni erano sparse e difficili da trovare, ora abbiamo tentato di raccoglierle tutte in un unico contenitore, aperto ai commenti e ai consigli degli utenti, ma moderato da un pool di esperti, per evitare di cadere nei tranelli della fitofarmaco-dipendenza», spiega Shaun Hobbs, direttore della Knowledge Bank.

Lo sviluppo della selezione genetica delle piante, per renderle più resistenti alla siccità o a determinati parassiti, è un’altra fonte di dati sempre più ricca. Il progetto Nextgen Cassava, ad esempio, della Cornell University, finanziato con 25 milioni di dollari dalla fondazione Gates, utilizza l’ingegneria genetica per migliorare le diverse varietà di cassava, un tubero chiamato anche manioca o tapioca, che rappresenta la più importante fonte di carboidrati per le popolazioni tropicali.
Resta il problema di far arrivare queste informazioni anche agli agricoltori che non sono connessi alla rete, per non parlare della difficoltà posta dall’abitudine millenaria, ma spesso letale, di fidarsi del proprio istinto, piuttosto che dei suggerimenti dei tecnici. Per superare queste barriere stanno spuntando come funghi una serie di startup, che sfruttano i dati aperti per veicolare il messaggio ai destinatari, attraverso applicazioni che lo semplificano e lo rendono più facilmente fruibile. Come FarmLogs o iCropTracks, che aiutano gli agricoltori a gestire al meglio semine, irrigazioni e tutti gli altri interventi sui campi, attingendo alle previsioni meteo, con un’interfaccia online adatta anche al tablet e allo smartphone. O come Solum, che offre hardware e software per praticare analisi del terreno e poi incrocia questi dati con le caratteristiche geografiche per suggerire le quantità precise di fertilizzante da usare. VitalFields, una startup estone, fornisce invece previsioni sui rischi di malattie, basate sui tipi di piantagioni in relazione alla loro posizione geografica. Tutte informazioni utili per prendere decisioni che una volta si affidavano al naso. Era tempo per un’agricoltura 2.0.

FONTE: IL SOLE 24 ORE

More

Il progetto Europeana: una metafora dell’UE?

Il progetto Europeana: una metafora dell’UE?

Una delle critiche che, specie in tempi di crisi come gli attuali, si leva nei confronti della UE consiste nella mancanza di un vero sentimento comune europeo.

La libera circolazione delle merci, delle persone, dei capitali, la progressiva estensione del perimetro dell’Unione, l’adozione dell’Euro, non si sono dimostrati sufficienti per convincere gli euro-scettici, che trovano ampia eco anche in partiti ben rappresentati nei Parlamenti dei Paesi membri.

Si avverte, in altre parole, l’esigenza di fondare, o rifondare, o riscoprire, delle radici comuni, una cultura di appartenenza che possa definirsi europea.

Tale necessità ha trovato conferma nel fallimento del processo costituente, abbandonato nel 2009 a seguito dei referenda negativi in Francia e nei Paesi Bassi. Lo ha dimostrato anche il dibattito in merito all’adesione all’UE della Turchia o di Israele ed in genere la riflessione dottrinale sulle fondamenta romanico-cristiane dell’Europa.

Sull’Osservatore Romano del 4 febbraio 2011 si leggeva la trascrizione di una lettera di Papa Benedetto XVI al nuovo ambasciatore d’Austria presso la Santa Sede secondo cui “L’edificazione della casa comune europea può sortire un buon esito soltanto se questo continente è consapevole delle proprie fondamenta cristiane e se i valori del Vangelo nonché della immagine cristiana dell’uomo saranno, anche in futuro, il fermento della civiltà europea”. Si tratta, com’è evidente, di una posizione non solo non unanimemente condivisa, ma spesso avversata. Ciò nonostante essa continua ad interrogare le coscienze.

Ebbene, il progetto Europeana, con i suoi alti e bassi, pare rappresentare una metafora, se non una diretta manifestazione, di questa complicata ricerca valoriale per l’UE.

Come è noto, Europeana nasceva dal desiderio espresso dai primi ministri di Francia, Germania, Spagna, Italia, Polonia ed Ungheria nel 2005 di creare una biblioteca virtuale europea (the Europe’s cultural heritage accessible for all).

Nata sotto i migliori auspici, Europeana cataloga milioni di opere (o meglio di metadati) di vario genere (fotografie, quadri, spartiti musicali, libri, messi a disposizione gratuitamente e svincolate dal diritto d’autore). Nei primi giorni del suo varo nel 2008 già riceveva da 10 a 13 milioni di visite all’ora, tanto da renderlo per molti giorni inutilizzabile.

Ciò nonostante, alla prova del quinto compleanno, non possono essere ignorati molteplici segnali di allarme.

Se è vero che con due anni di anticipo rispetto alle previsioni, Europeana ha toccato i 30 milioni di oggetti culturali catalogati, provenienti da 2.300 istituzioni (e resi disponibili con interfaccia in 29 lingue), non pochi sono i problemi che deve affrontare:

– delicati aspetti finanziari (con il taglio drastico dei fondi);

– difficile interoperabilità dei metadati;

quadro giuridico disomogeneo del diritto d’autore i libri digitalizzati di pubblico dominio sono solo quelli non più soggetti a diritto d’autore (non sono digitalizzate nemmeno le opere orfane, né quelle esaurite), ovvero una ridottissima selezione di ciò che rappresenta veramente la cultura europea (cfr. Corriere della Sera 4/9/2009; );

– i materiali audio e video rappresentano solo il 2% dei contenuti;

– l’impegno notevolmente divergente dei vari Paesi (ancora nel 2009 la Francia copriva quasi il 50% delle opere catalogate; all’inizio del 2013 Francia e Germania si contendevano il primato, con un 17% circa ognuno). L’Italia ha riguadagnato delle posizioni, ma in larga parte attraverso la Giornata nazionale della digitalizzazione dei cimeli della prima guerra mondiale (ovvero contribuendo al progetto Europeana 1914-1918).

Enorme potenziale, notevole burocrazia, problemi finanziari, errori nella progettazione informatica quindi, a cui fa da contraltare il progetto Google Books (cioè la cessione a Google per quindici anni dei diritti sulle opere digitalizzate).

Per approfondimenti cfr. Europeana.euWikipedia

Prof. Avv. Alessandro Cortesi

More

Accordo Apple-China Mobile, iPhone in vendita a 760 milioni di nuovi utenti

Accordo Apple-China Mobile, iPhone in vendita a 760 milioni di nuovi utenti

Dopo settimane di indiscrezioni Apple ufficializza l’accordo con China Mobile, maggiore operatore telefonico al mondo con oltre 760 milioni di utenti, per la vendita degli iPhone 5s e 5C. I “melafonini” di nuova generazione, già disponibili in Cina nei negozi Apple dal giorno del lancio, potranno essere acquistati dal 17 gennaio anche negli store dell’operatore di tlc. Gli ordini online sono partiti il 25 Dicembre. “La Cina è un mercato estremamente importante per Apple. La nostra partnership con China Mobile ci offre l’opportunità di portare l’iPhone ai clienti della più vasta rete mondiale”, ha affermato l’amministratore delegato dell’azienda di Cupertino, Tim Cook, nell’annunciare l’accordo.

FONTE: ANSA, SOLE 24 ORE

More

Istat: aumenta il commercio online, attiva un impresa su due

Istat: aumenta il commercio online, attiva un impresa su due

Aumenta in misura significativa la quota di imprese attive nel commercio elettronico: il 44,4% delle imprese ha effettuato nel corso dell’anno precedente vendite e/o acquisti on-line (erano il 37,5% nel 2012). Il 7,6% (il 6,2% nel 2012) ha venduto on-line i propri prodotti o servizi realizzando un fatturato pari al 7,2% di quello totale (6,4% nel 2012). Lo rileva l’Istat nel report ‘Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle imprese’.

La possibilita’ di vendere on-line, prosegue l’Istat, e’ utilizzata soprattutto da alcuni specifici settori quali l’editoria (42,8%, in flessione rispetto al 53,6% del 2012) e i servizi di alloggio (55,8% rispetto al 46,7% del 2012). Dopo la continua crescita registrata negli anni precedenti (dal 13,3% nel 2009 al 25,4% nel 2012), l’adozione di software specifici per la raccolta e condivisione con altre aree aziendali di informazioni raccolte sulla clientela (CRM) ha subito quest’anno una leggera flessione (23,1%). Permangono accentuate le differenze tecnologiche tra grandi e piccole imprese anche se, nel corso degli ultimi anni, le imprese italiane hanno progressivamente incrementato l’adozione di tecnologie di base.

Sono migliorate le tipologie di connessione a Internet (le imprese connesse in banda larga fissa passano dall’82,8% del 2009 al 91,5% del 2012 fino all’attuale 93,1%) e con esse anche le relazioni on-line con altri soggetti esterni quali la Pubblica Amministrazione (P.A.).

FONTE: AGENZIA GIORNALISTICA ITALIANA

More

Truffe online, raggiri per 4 milioni di €

Truffe online, raggiri per 4 milioni di €

 La Polizia Postale di Roma ha concluso una vasta operazione contro un’organizzazione criminale dedita alle truffe on line che ha fruttato al gruppo proventi per circa 4 milioni di euro. Sono 3 le persone arrestate e 4 quelle denunciate, 13 i siti sequestrati. Il gruppo realizzava siti per il commercio elettronico con grande precisione e cura dei particolari dando vasta pubblicita’ sui motori di ricerca piu’ visitati, anche attraverso la stipula di contratti particolari che ponessero sempre tali articoli in posizioni apicali.

La merce venduta era sempre hi-tech, particolarmente appetibile sul mercato elettronico. Al prezzo gia’ conveniente in partenza veniva applicato un ulteriore sconto del 20 o 30%, cosi’ da rendere l’offerta ancora piu’ credibile. Al fine di rendere il tutto piu’ verosimile il gruppo aveva provveduto ad attivare, mediante l’uso di documenti falsi realizzati anche mediante acquisizione di foto presenti sul web, imprese on line in varie parti d’Italia, che avevano superato anche lo scrutinio degli acquirenti piu’ sospettosi.

Sino a questo momento, infatti, sono state identificate ben 4.000 vittime della truffa. Le somme provento delle truffe, ritirate su tutto il territorio nazionale tramite prelievi bancomat e operazioni di sportello presso istituti bancari e postali, venivano convogliate su conti correnti on line, ma anche bancari e postali tradizionali. Un ingente quantitativo di denaro e’ stato anche fatto transitare su carte di debito e credito e su conti PayPal. I tre arresti sono stati effettuati a Pescara e Campobasso, quest’ultimo in collaborazione con il compartimento di Polizia Postale molisano. Le perquisizioni sono state eseguite a Pescara, Campobasso, Ferrara e Livorno. I 13 siti web, tutti attestati in Italia, gestiti remotamente dal gruppo, attraverso societa’ britanniche, per pubblicizzare il presunto materiale oggetto delle truffe sono stati sequestrati.

Le indagini proseguono per risalire a eventuali altri siti fraudolenti e ulteriori vittime dell’attivita’ del gruppo.

FONTE: AGENZIA GIORNALISTICA ITALIANA

More

Psicologia dei colori nel marketing

Psicologia dei colori nel marketing

Come è stato scelto il colore di Facebook? Zuckerberg racconta che è frutto del caso, ma le tonalità dei loghi più famosi ci raccontano un’altra storia. Esistono sfumature che ci fanno aumentare l’appetito, ridurre l’aggressività, apparire più sexy, e, soprattutto, svuotare il portafoglio. Gli esperti di marketing lo sanno e sfruttano questi meccanismi psicologici per trasmettere emozioni e vendere di più. Attraverso questa efficace infografica (tratta da webpagefx.com) vi raccontiamo il lato nascosto dei colori.

More

Ricerca Deloitte-Google: solo il 24% dei dipendenti è soddisfatto dagli strumenti IT forniti dalla propia azienda

Ricerca Deloitte-Google: solo il 24% dei dipendenti è soddisfatto dagli strumenti IT forniti dalla propia azienda

Il livello basso di produttività è uno dei gap che l’Italia dovrebbe superare. Deloitte-Google ha denunciato che le aziende italiane non forniscono un’opportuna infrastruttura tecnologica sul posto di lavoro: ma se non investono di più nell’IT, la produttività non decollerà mai negli uffici italiani.

Il rapporto ‘Digital collaboration. Delivering innovation, productivity and happyness’, condotto da Deloitte per Google, dopo aver intervistato un campione di 3.600 dipendenti provenienti da tutta Europa, ha stabilito che i dipendenti che utilizzano gli strumenti di collaboration sono il 20% più soddisfatti. Solo il 24% dei dipendenti italiani è soddisfatto degli strumenti forniti dalla propria azienda e solo il 9% lo è in merito agli strumenti di collaborazione digitale sul posto di lavoro. Inoltre i dipendenti sono il 17% più soddisfatti sul posto di lavoro quando accedono a strumenti digitali di collaboration di seconda generazione. Ma social media, sistemi di videoconferenza e strumenti di editing di collaborazione online in Italia non sono la regola, bensì eccezione. Una sparuta minoranza che fotografa il cronico ritardo italiano.

Nel dettaglio, appena il 47% di dipendenti italiani ha a disposizione servizi di videoconferenza mentre il38% ha accesso a strumenti di editing di collaborazione online sul posto di lavoro. “In Italia – ha precisato Andrea Laurenza, Partner Deloitte dell’area Digital – il 60% delle persone utilizza strumenti di istant messaging, non sorprende quindi che vogliano farne uso per migliorare produttività e soddisfazione sul posto di lavoro, anche scalandone le capacità per condividere documenti e progetti”.

Del resto, solo il 30% delle PMI fa e-commerce. Da un’indagine Doxa emerge che appena il 56% delle PMI italiane sfrutta la Rete per promuovere le proprie attività e solo il 63% delle PMI ha un sito web.

Luca Giuratrabocchetta, Country Manager di Google Enterprise Italia conclude: “Le persone possono condividere documenti, messaggi istantanei o partecipare a videoconferenze nella loro vita privata. Tutto ciò ha aperto loro gli occhi rispetto al potenziale di questi strumenti applicato al posto di lavoro”. Le potenzialità negli uffici ci sono, ora è il tempo di coglierle.

FONTE: IT ESPRESSO

More