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Polizia Postale: attenzione al virus Cryptoclocker

Polizia Postale: attenzione al virus Cryptoclocker

Un virus che blocca l’intero contenuto del Pc e di tutti gli eventuali apparecchi collegati in rete, e che viene rimosso da chi lo ha inviato solo dietro pagamento di un riscatto: è la nuove frode che circola su Internet e che ha già colpito centinaia di utenti. L’allarme arriva dalla polizia postale, che sta indagando sulla truffa per cercare di risalire agli ideatori del virus che sta già provocando danni economici significativi a cittadini e imprese.

Lo scenario è il seguente: l’utente di Internet riceve sulla propria posta elettronica un messaggio che fornisce informazioni su presunte spedizioni a suo favore oppure un testo che contiene un link relativo ad un acquisto effettuato online o ad altri servizi internet. Cliccando sul link incluso nella mail o aprendo l’allegato (solitamente un pdf), il gioco è fatto e il computer riceve una variante del virus “Cryptoclocker”.

Questo virus, spiega la polizia postale, è un programma che rende immediatamente illeggibili tutti i documenti presenti sia sul computer attaccato che sugli altri pc collegati in rete. Per rimuovere il virus è necessaria una procedura di decriptazione che solo chi ha creato l’infezione può attivare. Ed è qui che si realizza il ricatto: una schermata chiede infatti il pagamento di alcune centinaia di euro per riavere i documenti.

Quali sono le misure per contrare la minaccia? “In primo luogo – concludono gli esperti – occorre avere il software installato nel proprio computer sempre aggiornato e munirsi di un buon antivirus. E inoltre sempre buona norma avere un backup, una “copia d’emergenza” dei propri file e, infine, mai aprire mail non attese”.

FONTE: ANSA.IT

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Due milioni di password rubate da un solo virus

Due milioni di password rubate da un solo virus

Due milioni di password rubate da Facebook e Twitter non sono tante sul miliardo di utenti che li utilizzano ma il fatto che un solo programma sia riuscito a farlo rende la faccenda ben più interessante. Partito il 21 ottobre, l’attacco è valso un bottino di un milione e mezzo di credenziali per l’accesso ai siti, 320 mila account email, 41 mila accessi all’FTP e tremila accessi al remote desktop, il controllo a distanza di un computer da parte di un altro terminale. Oltre ai due social network risultano colpiti anche Gmail, Yahoo e LinkedIn, in pratica la nostra vita in Rete.

La portata è stata globale con ben 92 Paesi colpiti tra cui l’Italia ma va detto però che ad essere assaltati sono stati sopratutto gli account coperti da password deboli e scontate come «123456», «123456789», «1234», e, incredibilmente, la parola «password». A livello geografico la nazione più colpita sono stati i Paesi Bassi seguiti da Thailandia, Germania, Singapore e Indonesia. L’Italia fortunatamente non compare tra i primi dieci che vedono la presenza anche di Stati Uniti, Siria, Iran e Libano anche se la localizzazione è difficoltosa. Probabilmente i computer di questi Paesi sono serviti solo da ponte per la diffusione del virus con un sistema di rimpalli continui che fa perdere le tracce dei computer infetti.

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