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Facebook in 10 numeri incredibili

Facebook in 10 numeri incredibili

1 MILIARDO E 591 MILIONI

Quante persone usano Facebook? 1,591 miliardi di utenti attivi al mese (dato aggiornato al 27 gennaio 2016), cioè il 38% della popolazione online. 1,038 miliardi di persone lo usano tutti i giorni e di queste il 90% lo usa (anche) dal cellulare.

11,96 DOLLARI (10,94 EURO)

È il valore medio di un utente di Facebook, in base ai guadagni del social network nel 2015 (17,93 miliardi di dollari di fatturato).

83 MILIONI

Sono i profili falsi su Facebook nel 2012 secondo la CNN. Nel 2014 sarebbero addirittura aumentati a 137,76 milioni. Ma il social network ha creato una task force per stanarli e cancellarli.

61 SU 100 

In media, il 61 per cento degli utenti globali controlla Facebook, almeno una volta al giorno. Negli Stati Uniti lo fa il 70 per cento degli utenti e in Canada, il 74 per cento, cioè 3 utenti su 4.

4.166.000

È numero dei “mi piace” (likes) al minuto su Facebook.

PIÙ DI 4 MILIONI

Sono i like ricevuti dalla foto del Presidente Obama, dopo aver vinto le elezioni del 2012. La foto (in basso) lo ritrae abbracciato con la moglie Michelle e si intitola “altri 4 anni”. È la foto che ha ricevuto più apprezzamenti nella storia del social network (e forse non solo in quella).

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64 SU 100

64% la percentuale di utenti Facebook che usa i “mi piace”. Mettere un “like” è l’operazione più diffusa tra gli iscritti. Seguono: guardare video (50% degli utenti), mandare messaggi agli amici (48%), commentare una foto o un video (47%), leggere un articolo (46%), commentare uno status (43%), entrare solo per vedere che succede senza far nulla (42%) e infine, aggiornare il proprio status (33% degli utenti).

20 MINUTI AL GIORNO

Il tempo medio speso da un utente su Facebook (il doppio negli Usa). Se il tempo è denaro, allora Facebook rappresenta il sito Internet di maggior valore oggi.

3,57

Sono i gradi di separazione tra gli utenti Facebook nel mondo. Secondo il sociologo Frigyes Karinthy tra ogni abitante del pianeta ci sono al massimo “sei gradi di separazione”: cioè tra due sconosciuti ci sarebbero al massimo cinque intermediari che li legano. Ma secondo Facebook, a seconda di come si vuole fare il conteggio, il numero reale, con riferimento agli intermediari o ai collegamenti, è tra i 3,57 o 4,57 gradi di separazione. Dunque il social network abbatte le barriere.

83%

È la percentuale di genitori che sono amici dei loro figli adolescenti su Facebook secondo il Pew Research Center. Su Twitter invece “solo” il 33% dei genitori è follower dei propri figli.

FONTE: FOCUS.IT

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Non solo like, su Facebook arrivano i sentimenti con Reactions

Non solo like, su Facebook arrivano i sentimenti con Reactions

Su Facebook arrivano i sentimenti. Dopo una fase di analisi e test durata oltre un anno, il social network di Mark Zuckerberg lancia oggi ufficialmente una serie di tasti che affiancano il ‘Mi piace’, il pollice all’insù che ha contraddistinto la piattaforma nel corso degli anni. Si tratta delle Reactions, le reazioni con cui commentare i post degli amici. Accanto al “like” tutti gli utenti, anche italiani, nel giro di un paio di giorni, avranno a disposizione altri cinque disegnini: Love, Haha, Wow, Sigh o Grr. Le nuove emoji compaiono se si tiene premuto il tasto ‘Mi piace’ da dispositivi mobili o ci si passa sopra con il cursore da computer, e sono animate. Il cuore di Love, ad esempio, pulsa.

“Le persone accedono a Facebook per condividere ogni genere di storia – che sia felice o triste, divertente o provocatoria. Abbiamo notato che sarebbero contenti di avere nuovi modi per esprimere i propri sentimenti”, spiega Sammi Krug, product manager delle Reactions di Facebook, commentando quello che definisce “un grande cambiamento” per il social.

Gli utenti potranno quindi mettere un Sigh al post di un amico che ha subito una perdita, o un Grr all’amico che ha patito un’ingiustizia. Ma non avranno a disposizione un pollice verso, il tasto “Non mi piace”, ipotesi da tempo scartata da Facebook per evitare di seminare negatività nel social. Manca anche la faccina “Yay”, Evviva, sperimentata dalla compagnia ma scartata perché, dice Sammi Krug, “non era interamente compresa o usata a livello globale”.

FONTE: ANSA

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Facebook apre Live Video alle aziende

Facebook apre Live Video alle aziende

Facebook ha annunciato l’apertura della funzione ‘Live’, che consente di trasmettere video in diretta come con le app Periscope e Meerkat, alle pagine ‘verificate’, cioè a quell’universo di brand, squadre sportive, gruppi musicali e realtà editoriali che hanno una pagina contraddistinta dalla spunta blu. La funzione, finora riservata a celebrità e personaggi pubblici – ma in Usa in fase di test anche per gli utenti comuni – permetterà alle aziende di comunicare in diretta.

Disponibile al momento solo su iOS, cioè su iPhone e iPad, ‘Live’ darà quindi modo a chi gestisce una pagina verificata di club sportivi, band o marchi di fare annunci in tempo reale, condividere le ultime news, invitare i fan ‘dietro le quinte’ o trasmettere sessioni di domande e risposte.

Recentemente la funzione è stata testata su un piccolo numero di pagine verificate. Tra queste quella degli U2, con Bono che ha mostrato il backstage di un concerto, e del Wall Street Journal, collegato in diretta dal congresso dei Repubblicani. Il Real Madrid ha mostrato ai tifosi un allenamento, e la pagina Star Wars Movies ha trasmesso l’anteprima mondiale dal tappeto rosso.

Lanciato nell’agosto scorso solo per le celebrità, e in seguito esteso ad altre tipologie di iscritti, ‘Live’ è la funzione con cui Facebook ha provato a recuperare terreno rispetto a servizi rivali come Periscope di Twitter e Meerkat. A differenza dei competitor, con Facebook i video dopo la diretta restano pubblicati sul social, e possono quindi essere guardati e condivisi anche in seguito.

FONTE: ANSA.IT

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Facebook sale a bordo di Uber, l’auto si prenota in chat

Facebook sale a bordo di Uber, l’auto si prenota in chat

Per prenotare una corsa in auto, negli Usa basterà chattare con Uber. Facebook ha introdotto infatti la possibilità di usare Messenger per contattare il servizio alternativo ai taxi, avviando una conversazione con Uber o cliccando sulla nuova opzione “trasporti”.

Così facendo, l’utente non dovrà lasciare la chat, dove magari sta organizzando un’uscita con gli amici. La possibilità, spiega Facebook, sarà introdotta anche in altri Pesi ed allargata ad altri partner. Secondo il Wsj, tra questi ci sarebbe anche Lyft, primo rivale di Uber in Usa.

L’opzione ‘trasporti’ su Messenger porta il servizio ad assomigliare sempre di più alle chat asiatiche, in primis WeChat, una piattaforma su cui fare tutto, dal prenotare un’auto a comprare merci a scambiarsi denaro. Su questa scia, la compagnia di Zuckerberg negli ultimi mesi ha introdotto diverse novità. Su Messenger è infatti possibile inviare denaro tra utenti, contattare un’azienda o seguire le fasi di una spedizione. Quanto a Facebook, oltre al tasto “compra” accanto alle inserzioni pubblicitarie, è in fase di test una sezione “Shopping” che raggruppa in un unico posto tutti gli annunci.

 Su Messenger, che conta 700 milioni di utenti mensili, Facebook sta spingendo anche con novità meno significative, ma in grado di far crescere l’apprezzamento degli utenti. L’ultima, ad esempio, è la possibilità di assegnare un colore ai propri messaggi che finora sono stati racchiusi in “nuvolette” azzurre.

  Ieri, mercoledì 16 dicembre, intanto l’Europa è intervenuta sulle norme a tutela dei dati personali con pene molto severe alle aziende che compiono abusi. E ha dato via libera ai singoli Stati membri sulla soglia di età minima, tra i 13 e i 16 anni, per accedere ai social media (Facebook ma anche Twitter) senza il consenso scritto dei genitori. L’intesa è stata raggiunta nel negoziato tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo sul Data protection package. E’ un testo che dopo venti anni aggiorna la politica europea su un tema molto sentito dai cittadini come il controllo e la gestione dei propri dati personali.

FONTE: ANSA

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Facebook, al via tasto “Reactions”

Facebook, al via tasto “Reactions”

Non sarà un tasto ‘non mi piace’ di cui si è parlato a lungo nei giorni scorsi, ma piuttosto un bottone multi-funzione che aiuterà gli utenti di Facebook ad esprimere empatia in sette situazioni emotive diverse. Il tasto si chiamerà ‘Reactions’ e secondo i blog specializzati Engadget e TechCrunch, verrà testato da domani in due paesi pilota, Irlanda e Spagna.

Secondo i siti che riportano i ‘rumors’, le nuove funzioni dovrebbero consentire agli utenti di Facebook di esprimere emozioni in situazioni diverse, dall’amore alla rabbia. In tutto sono sette le sfumature emotive contemplate: si parte dal classico ‘Like’ seguito da ‘Love’, ‘Haha’, ‘Yay’, ‘Wow’, ‘Sad’ e ‘Angry’.
Appariranno sia nella versione per dispositivi mobili che nella versione del social network da computer.

In pratica, spiegano i blog, si tratterà di un ampliamento del tasto ‘Like’. Basterà cliccare su questa funzione per ottenere una barra con sette icone: oltre al pollice alzato ci saranno quelle per esprimere una vasta gamma di stati d’animo.

Sotto il post comparirà un conteggio di ogni singola icona.

FONTE: ANSA

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Come sarà il tasto “non mi piace” di Facebook?

Come sarà il tasto “non mi piace” di Facebook?

Eccolo là. Sta arrivando. Lo hanno chiesto, ripetutamente chiesto, e ora il gioco si fa duro. Il tasto dislike su Facebook sarà tra noi. E se non fosse come tutti se lo aspettano?

Zuckerberg stesso ha confermato l’introduzione del “non mi piace”  annunciandolo nel corso di un incontro nella sede californiana: “Potrebbe consentire agli utenti di esprimere le emozioni in modo più realistico, piuttosto che avere una sola scelta“.

Attenzione però. Che un tasto “non mi piace”, adottato su tutta la linea, sarebbe davvero difficile da gestire per un social network della portata di Facebook, è un dato di fatto. Potrebbe cambiare la linea editoriale e le strategie comunicative di molte aziende, ma anche di molti utenti, radicalmente.

La gente ha chiesto il pulsante ‘non mi piace’ per molti anni e oggi è un giorno speciale perché è il giorno in cui dico che ci stiamo lavorando e siamo molto vicini al lancio del test “, ha detto Zuckerberg.

A dicembre scorso tuttavia, nel corso di un Q&A, il Ceo di Facebook aveva detto che la proposta restava difficile da accogliere, perché il risultato non sarebbe dovuto sembrare una spinta verso qualcosa di negativo. Al contrario, avrebbe dovuto sollevare gli utenti dalla forzatura di mettere un “mi piace” a fronte di uno status che lo renderebbe stonato. Insomma, gli utenti si sentivano a disagio a mettere “like” a un contenuto triste. Per cui, la sfida sarebbe stata quella di trovare il modo giusto per fare esprimere agli utenti il sentimento del dispiacere.

Il nuovo tasto potrebbe quindi essere un semplice “non mi piace”, o potrebbe non essere disponibile per tutti i contenuti.
Qual è sarà la quadratura del cerchio per Zuckerberg, siamo vicini a scoprirlo.

FONTE: WIRED

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Facebook lancia Hello, l’app che identifica le chiamate

Facebook lancia Hello, l’app che identifica le chiamate

Nel giorno in cui Google si lancia come operatore mobile virtuale, Facebook rafforza la sua presenza nella telefonia, anche se per vie alternative. Dopo aver abilitato le chiamate via internet su Messenger e WahstApp, il social network lancia Hello, progetto che parla anche un po’ italiano visto che il product manager è il veronese  Andrea Vaccari. L’applicazione – per Android – darà informazioni su chi chiama, anche se il numero non è salvato in rubrica.

Facebook lancia Hello per Android

Frutto dei Creative Labs di Facebook e opera del team di Messenger, Hello è per ora disponibile solo per dispositivi Android e in tre mercati (Usa, Nigeria e Brasile). La novità punta a sostituire il tradizionale ‘dialer’ per le telefonate, cioè il sistema predefinito installato nei telefoni che consente di identificare un numero che chiama o di effettuare una telefonata.

Hello si collega a Facebook in modo che l’utente possa visualizzare le informazioni di chi chiama, anche se non è un contatto della propria rubrica, le sue generalità, ma anche informazioni specifiche come il compleanno o il lavoro. Inoltre dalla stessa applicazione si potranno bloccare contatti indesiderati e si faranno ricerche di persone e luoghi.

Ovviamente si potrà anche chiamare e mandare messaggi gratuitamente sfruttando Messenger. Le informazioni che viaggiano su Hello, sottolinea Vaccari, sono quelle che un utente ha già scelto di condividere su Facebook.

La mossa consente al social network di Mark Zuckerberg di rafforzare la sua presenza nel campo delle telefonate. Messenger, come annunciato ieri in occasione della trimestrale, rappresenta il 10% delle chiamate Voip globali.

FONTE: ANSA.IT

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Facebook presenta on this day per riscoprire i vecchi post

Facebook presenta on this day per riscoprire i vecchi post

Facebook presenta una nuova funzione che ripropone vecchi post proprio mentre si sta al passo con i contenuti prodotti ogni secondo sul social network. Accadde Oggi, è una funzione che ogni giorno ciò che è stato pubblicato in passato in quella data. Un po’ quello che succede con TimeHop, ma integrato in Facebook.

Aggiornamenti di stato, foto, post degli amici e altri contenuti che l’utente ha condiviso o in cui è stato taggato, un anno fa, due anni fa, ecc. Questi contenuti saranno visibili solamente a chi fruisce della funzione, salvo che non voglia ricondividerli.

Per vedere la pagina Accadde Oggi si potrà cliccare sul segnalibro a sinistra nella sezione Notizie, cercare Accadde oggi o visitare facebook.com/onthisday (potrebbe non essere ancora attivo per tutti). Non è escluso che compaia una notizia nella sezione Notizie.

Accadde Oggi 2

Per alcuni potrà sembrare un incubo, ma trovando il lato positivo, potrebbe essere una buona occasione per ripescare post che si pensavano spariti, o approfittarne per fare un po’ di pulizia tra i contenuti molto vecchi che la memoria aveva rimosso, ma Facebook no.

 

FONTE: WIRED

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Più connessi, ma non più liberi: sulle nuove regole di Facebook

Più connessi, ma non più liberi: sulle nuove regole di Facebook

I “Community Standard”, scrive Facebook, sono le regole che “vi aiuteranno a capire cosa sia lecito condividere su Facebook, e che tipi di contenuti possono essere segnalati o rimossi”. Il linguaggio è da subito paternalista e insieme rassicurante, da brochure aziendale. Non a caso si parte con la usuale “mission”, “rendere il mondo più aperto e connesso”, ribadita anche in questa nuova versione di quella che, vista da appena più lontano, non è niente meno che una carta costituzionale per regolare la libera espressione di 1,4 miliardi di persone sul pianeta.

Ma è una carta costituzionale privata, e il peso della contraddizione si sente continuamente. Così, oggi come ieri, si ha costantemente l’impressione di essere di fronte alle concessioni di un monarca ai suoi sudditi, piuttosto che al risultato di un processo in cui tutti gli interessi – quelli dei gestori della piattaforma, ma anche quelli degli utenti – vengono davvero considerati. E del resto quando Facebook ha provato a coinvolgere la sua enorme base di utenza nella riscrittura delle sue policy la risposta è stata talmente insufficiente da motivare un’ultima consultazione sull’idea di consultare gli utenti, e mandare deserta anch’essa.

Così Facebook, Snowden o meno, continua ad avere le mani completamente libere. E no, non è un bene. Si dice che “nessuno legge le condizioni di utilizzo” dei servizi che usiamo quotidianamente online, a partire dai social network, ed è vero. Il problema sono la vaghezza e l’insopportabile moralismo che ne trasudano, qualora si decida di affrontare il testo.

A partire, come sempre, dalle politiche sulla nudità e il sesso. Tra le righe, infatti, si legge che non solo è vietato esporre i genitali o anche solo le natiche (nella loro interezza), ma anche il seno se si mostra un capezzolo – a parte nel caso, ripetutamente al centro di polemiche, di madri che allattano – e soprattutto che “alcune descrizioni verbali di atti sessuali troppo dettagliate potrebbero essere rimosse”.

Anche se estratte da alcuni dei tanti capolavori letterari che ne abbondano? Mistero, perché negli Standard ci si limita all’accettazione del nudo artistico. “Artistico” secondo Facebook, naturalmente, il che potrebbe per esempio escludere ‘L’origine del mondo’ dal conto, come nel recente caso del docente francese che si è visto il profilo bloccato per aver condiviso il dipinto di Gustave Courbet, e che ora ha portato Facebook in tribunale a Parigi proprio per il suo diritto di condividere un’opera d’arte.

Ma il problema è che con questo testo alla mano il social network può rimuovere sostanzialmente tutto ciò che gli pare: basta interpretare le parole come comoda. Per Facebook, per esempio, è illecito usare la piattaforma “per coordinare l’uso di sostanze stupefacenti”; ma basta andare più a fondo nell’espressione “recreational drugs” per capire che vi figura per esempio anche l’alcool. Significa che aprire un evento o scrivere un post con lo scopo esplicito di organizzare una bevuta tra amici è a rischio, specie nei paesi dove l’alcool è proibito?

Ancora, vietare “la promozione di autolesionismo e suicidio” significa che un post che invita a fumare tre pacchetti di sigarette al giorno è illecito, e quindi da rimuovere? E se per configurare bullismo o molestia è sufficiente che i contenuti “sembrino prendere deliberatamente a bersaglio soggetti privati con l’intento di umiliarli o metterli alla berlina”, tutta la distinzione tra le normali pratiche canzonatorie tra amici e le molestie finisce per appiattirsi nella versione prudenziale di comodo della piattaforma: nel dubbio, elimina.

Altri esempi: che significa che è vietato “celebrare i crimini commessi”? In Russia, per esempio, la “propaganda gay” è un crimine: significa che non si può mostrare la propria omosessualità su Facebook? In un paese autoritario, poi, può essere considerato un crimine semplicemente mostrare con i propri contenuti di aver preso parte a una protesta. Quei contenuti sono illeciti perché il dissenso – che deve peraltro ancora essere necessariamente accompagnato da nome e cognome reale, con previsione esplicita di legarlo alle pagine di satira su temi sensibili e con buona pace dei propositi sull’anonimato – è un crimine? È la grande domanda cui Facebook non sa rispondere: come conciliare il marketing della comunicazione globale connessa con la realtà di un mondo per niente cosmopolita, dove le differenze di valori e diritti sono la base di scontri terribili?

Facebook cerca di tenere insieme la promozione della libertà e i suoi interessi di business con una formula magica: “potremmo rimuovere alcuni tipi di contenuti sensibili o limitare il pubblico che ne può fruire”. Tradotto: le censure più odiose, non preoccupatevi, avvengono solamente laddove sono odiose per legge. Comodo per mettersi al riparo da azioni legali o chiusure d’imperio governativo, ma molto meno per i diritti dei suoi utenti. Che devono affidare a Facebook il discrimine tra satira e offesa, per nulla chiaro dal nuovo testo nemmeno dopo Charlie Hebdo. Quando, per capirci, Mark Zuckerberg si disse Charlie come moltissimi altri; per poi, poco dopo, trovarsi a censurare una pagina giudicata “offensiva” del profeta Maometto in Turchia. Un mondo “più aperto e connesso”, insomma, ma non certo più libero.

FONTE: WIRED

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Facebook, con Legacy Contract stabilisci cosa fare del tuo account in caso di decesso

Facebook, con Legacy Contract stabilisci cosa fare del tuo account in caso di decesso

Non ha più senso sottolineare le distinzioni tra “vita online” e “offline”, la cosiddetta “real life”. L’unico momento in cui ancora la separazione si fa netta, e stride, è la morta di una persona. I social network continuano a mostrare pagine immobili, se non per i ricordi degli amici in bacheca, e i compleanni che continuano a essere segnalati automaticamente.

Facebook ha pensato di offrire una scelta sul da farsi ai suoi utenti, introducendo Legacy Contact, una funzione per cui ogni utente potrà selezionare un contatto – un familiare o un amico – che potrà gestire il suo account nel caso in cui dovesse venire a mancare.

La persona prescelta avrà delle funzioni limitate: potrà scrivere un post da visualizzare in cima alla timeline dell’account commemorativo, rispondere a nuove richieste di amicizia , aggiornare la foto profilo e di copertina, ma non potrà loggarsi come la persona mancata, né visualizzare i messaggi privati.

Ma non sarà l’unica soluzione: le persone potranno far sapere se preferiscono la cancellazione definitiva dell’account in caso di morte. La funzione Legacy Contact è per ora disponibile solo negli Stati Uniti.

FONTE: WIRED

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