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Italia seconda in Ue per cloud computing

Italia seconda in Ue per cloud computing

L’Italia, dopo la Finlandia, è il secondo Paese nell’Unione Europea nella classifica delle imprese sopra i 10 addetti che usano di più il ‘cloud computing‘, ovvero la possibilità di accedere a infrastrutture online possedute da terzi. Lo rende noto Eurostat.

Praticamente, si tratta di tutte quelle aziende che non creano loro sistemi autonomi ma decidono di usufruire di strutture sulla ‘cloud’, gestite da altri.

Secondo Eurostat, il primato appartiene alla Finlandia, dove il 51% delle aziende utilizza questo sistema. Quindi l’Italia con il 40%, terza la Svezia (39%) e la Danimarca al 38%. La gran parte di queste società lavorano nel settore dell’informazione e delle comunicazioni, 45%. Queste imprese ricorrono a questa soluzione per gestire il loro traffico di e-mail (66%) e per immagazzinare files (53%).

FONTE: ANSA.IT

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Pro e contro di Bit Torrent Sync

Pro e contro di Bit Torrent Sync

Uno dei servizi più utili a disposizione di chi è raggiunto dalla banda larga è il backup sul cloud.

I dati presenti sul nostro computer sono soggetti a rischi fisici e logici. Esempi della prima categoria sono la rottura dell’hard disk, i fenomeni atmosferici, gli incendi ecc. possono rendere irrecuperabili i dati (o molto dispendioso il recupero). Esempi della seconda sono i virus,  i cavalli di Troia, gli accessi di hacker ecc.

Per tutelare i nostri dati possiamo adottare dei protocolli di sicurezza, utilizzare (ed aggiornare quotidianamente) programmi antivirus, anti-malware, utilizzare firewall fisici o logici.

Tutte queste cautele sono fondamentali, ma ancor più utile è fare una copia di riserva dei dati e custodirla in un luogo sicuro.

Da tempo sono disponibili servizi sulla nuvola quali Google Drive, Dropbox, Skydrive ecc. che rendono la creazione e la gestione dei backup semplicissime. Si installano, si crea una cartella sul desktop, si copia e incolla in quella cartella quanto si desidera duplicare. In server, di cui spesso è ignota per ragioni di sicurezza la localizzazione, viene creato un account a nostro nome e sincronizzata la cartella locale con quella remota. In qualsiasi momento è possibile recuperare il dato che viene permanentemente, oppure su nostro comando, sincronizzato. E’ anche possibile condividere uno o più file o cartelle con altri soggetti, a cui inviamo delle credenziali di accesso.

Non abbiamo quindi più alibi per non attivare un backup, salvo per due aspetti: il costo, atteso che questi servizi concedono gratuitamente uno spazio significativo, ma se se ne desidera di aggiuntivo occorre versare delle tariffe annuali; la privacy, atteso che, per quanto tali servizi offrano garanzie massime e siano gestite da multinazionali del settore, una copia dei nostri dati è comunque presente nei loro server.

Negli ultimi mesi è venuto alla ribalta un nuovo servizio, Bit Torrent Sync (http://www.bittorrent.com/intl/it/sync/download). Si tratta della tecnologia peer-to-peer che i più smaliziati conoscono perché viene utilizzato dalla pirateria internazionale per veicolare contenuti in violazione del diritto d’autore. Una volta installato sul nostro computer il programma si crea una chiave crittografica per rendere ancor più sicura la trasmissione dei dati. Dopo di che sarà sufficiente installare il medesimo programma su di un altro computer (che riceve la chiave dal primo) per ottenere la sincronizzazione dei file.

E’ uno strumento ideale per condividere i file (si può persino impostare una chiave di accesso temporanea), utile anche per creare un backup se possediamo due o più computer o se coinvolgiamo un parente o un amico. E’ più sicuro dei precedenti, nella misura in cui non esiste un server centrale (o meglio nella misura in cui il parente/l’amico sia affidabile), non costa nulla, ma incontra un limite di cui tenere conto: la sincronizzazione potrà avvenire solo nel caso in cui entrambi i computer siano accesi e collegati alla rete. A differenza dei servizi come Google Drive, Dropbox ecc., la mancanza di un server centrale, impedisce di procedere ad un upload e ad un download dei dati asincroni.

Prof. Avv. Alessandro Cortesi

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Google accelera sul cloud per le aziende

Google accelera sul cloud per le aziende

Una serie di aggiornamenti alla piattaforma Compute Engine, compreso un mirato abbassamento dei costi, per dire che nell’arena delle soluzioni cloud di classe enterprise Google c’è e vuole giocare da assoluta protagonista al cospetto di Amazon e delle grandi firme dell’informatica.

L’annuncio che la casa di Mountain View ha reso pubblico oggi attraverso il suo blog ufficiale è importante per diversi motivi. Il più importante è forse quello che sancisce lo stato di “general availability” di Compute Engine e l’apertura dell’infrastruttura di BigG agli sviluppatori. Cosa significa in concreto? Che chi scrive applicazioni godrà d’ora in poi di maggiore flessibilità d’azione e della possibilità di corredare più facilmente i propri software con i servizi che si appoggiano ai sistemi di Google.

La nuvola della società californiana, in altre parole, promette ora di essere ancora più virtuosa in fatto di macchine virtuali scalabili, performanti e sicure. Le aziende in cerca di risorse di computing aggiuntive per gestire i workload delle applicazioni “mission critical” possono contare, lo dice il post di Google, su livelli di servizio garantiti al 99,95% su base mensile e su una maggiore disponibilità di memoria e potenza computazionale.

L’ulteriore plus che mette sul piatto l’azienda californiana è infine l’estensione del supporto per i sistemi operativi open source, e più precisamente per due delle più popolari distribuzioni Linux, Debian e Centos, e per le piattaforme aperte più utilizzate in ambito data center, vale a dire Suse e Red Hat Enteprise Linux.

FONTE: IL SOLE 24 ORE

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