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La cancelliera Merkel e l’idea di una rete europea anti spioni

La cancelliera Merkel e l’idea di una rete europea anti spioni

Si era già mossa lo scorso luglio, Angela Merkel, quando aveva pubblicamente fatto pressione sull’Unione Europea per obbligare le Internet company (americane) a rendere note le identità degli utenti le cui informazioni sono archiviate nei loro data center. Ora la cancelliera tedesca è intenzionata ad andare oltre e lo prova il discorso fatto sabato scorso (nel consueto appuntamento via podcast pubblicato sul sito del governo) in cui ha anticipato la proposta che andrà a discutere nei prossimi giorni con il presidente francese Francois Hollande. Di che proposta si tratta?

La Merkel vorrebbe creare una sorta di “Internet europea”, protetta a doppia mandata da qualsiasi azione di spionaggio – lo scandalo Datagate, fra le cui vittime c’è anche la numero uno di Berlino, ha evidentemente lasciato il segno – e pensata per assicurare la totale sicurezza delle comunicazioni. Il fantomatico network continentale, in altri termini, eviterebbe per esempio che i dati inviati via mail attrversino l’Atlantico e transitino dai server localizzati negli Stati Uniti. È solo una provocazione, quella della cancelliera? Il segno di un mai velato ostracismo nei confronti delle grandi multinazionali della Rete (Google, Facebook e altre) made in Usa? Il Sole24ore.com ha chiesto a due addetti ai lavori un giudizio sulla proposta, ricavandone le seguenti impressioni.

Secondo Paolo Lezzi, esperto di sicurezza informatica e amministratore delegato di Maglan Europe, multinazionale israeliana specializzata in materia di information security, l’idea del premier tedesco “sembra vaga e pone diversi quesiti sulla propria praticabilità ed efficacia. La nascita di una segmentazione di Internet a livello europeo – spiega infatti Lezzi – comporta una volontà di condivisione di intelligence tra i Paesi membri, che non darei così per scontata. Una rete di queste dimensioni inoltre necessita un enorme attività di governo e monitoraggio e ha tempi di setup molto lunghi”. Per non parlare, ovviamente, dei possibili costi.

E c’è quindi un problema di natura tecnica. “Per difendere i dati – questa la precisazione dell’esperto – è importante utilizzare sistemi di criptazione avanzata diffusi a tutti i livelli, da quello governativo a quello del business fino ai privati cittadini ma la tecnologia da adottare deve essere completamente sviluppata e certificata in Europa. Siamo quindi sicuri di privarci di tutte le comodità dei grandi provider americani (e cioè le varie Google, Microsoft, Apple, Facebook, Twitter, LinkedIn, Skype e via dicendo, ndr) e che una scelta di questo tipo tuteli maggiormente la privacy dei cittadini e soprattutto non limiti la loro libertà d’azione?”.

Possibilista all’idea di un network europeo, almeno in teoria, è invece Andrea Rangone, direttore degli Osservatori Ict del Politecnico di Milano del Polimi, secondo cui la proposta della Merkel “è opportuna perchè è arrivato il momento che anche l’Europa prenda delle posizioni in materia di Web e metta a punto una propria rete di comunicazioni. Se questo passo verrà in futuro confermato, avrà delle importanti ripercussioni economiche in quella che è diventata una partita geopolitica a livello mondiale”. Gli effetti di una rete telematica continetale, secondo Rangone, sarebbero evidenti in ragione del fatto che “all’interno della net economy gli americani sono da sempre leader indiscussi e la Cina è l’unica nazione che finora ha deciso di mettere dei paletti a questa espansione statunitense, attraverso una propria autonomia e un rigido controllo di Interent. Ora potrebbe essere arrivato anche il momento dell’Europa”.

FONTE: IL SOLE 24 ORE