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Il fenomeno Bitcoin

Il fenomeno Bitcoin

Negli ultimi giorni abbiamo sentito parlare sempre più del “fenomeno Bitcoin”, ovvero della sua poderosa scalata che le ha permesso di raggiungere il valore di oltre 1000 Dollari (il doppio rispetto alla settimana scorsa e 80 volte superiore al prezzo di inizio anno).

Una crescita esponenziale del 500 per cento che potrebbe però anche nascondere adesso il rischio di una bolla autodistruttiva. Di fatto con transazioni che si svolgono in 192 paesi e 4014 città durante l’arco delle 24 ore,”Bitcoin” da provocazione sta diventando senza ombra di dubbio il fenomeno dell’anno per consumatori e speculatori. Il sistema di scambio e di pagamento senza controlli di stato o della banca centrale, per il momento si basa solo sulla fiducia totale e reciproca tra le parti ai due estremi della transazione online.

Un’audizione che si è tenuta al Senato Usa qualche giorno fa ha mostrato come le autorità vogliano affrontare la crescita sia del Bitcoin sia delle valute virtuali riconoscendole nel panorama finanziario.

Ma come funziona Bitcoin?

A differenza della maggior parte delle valute tradizionali, Bitcoin non fa uso di un ente centrale. Esso utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni e sfruttano la crittografia per implementare le caratteristiche più importanti come il fatto di permettere di spendere bitcoin solo al legittimo proprietario, e di poterlo fare una volta sola.

La progettazione di Bitcoin prevede il possesso ed il trasferimento anonimo delle monete. I bitcoin possono essere salvati su di un personal computer sotto forma di “portafoglio” o mantenuti presso terze parti che svolgono funzioni simili ad una banca. In ogni caso i bitcoin possono venir trasferiti attraverso Internet a chiunque disponga di un “indirizzo bitcoin”. Le transazioni avvengono sfruttando due “indirizzi” anch’essi digitali e creati dal computer. Uno è legato al centro di vendita o di acquisto, l’altro è personale ed equivale alla firma su un assegno. Se avete Bitcoin sul vostro ”conto elettronico” , comprati sul mercato o generati direttamente in quanto siete diventati membri attivi della rete, potete usarli a piacimento trasferendoli a chi volete con lo speciale codice segreto criptato. E’ come se spostaste o consegnaste del contante. Le transazioni sono sempre uniche e individuali e quando vengono “certificate” una volta inserito il codice personale criptato, sono definitive e non si possono più cancellare. La struttura peer-to-peer della rete bitcoin e la mancanza di un ente centrale rende impossibile per qualunque autorità, governativa o meno, di manipolare il valore dei bitcoin o di introdurre inflazione creando nuova moneta.

Quali le differenze con le monete a normale corso legale?

A differenza delle valute a corso legale, i bitcoin hanno la caratteristica che nessuno può controllarne il valore a causa della natura decentralizzata del metodo di creazione della valuta. In Bitcoin la quantità di valuta in circolazione è limitata a priori, inoltre è perfettamente prevedibile e quindi conosciuta da tutti i suoi utilizzatori in anticipo. L’inflazione da valuta in circolazione non può quindi essere utilizzata da un ente centrale per ridistribuire la ricchezza tra gli utenti.

I trasferimenti sono definiti come un cambio di proprietà della valuta, e vengono effettuati senza la necessità di un ente esterno che debba fare da supervisore tra le parti. Tale modalità di interscambio rende impossibile annullare la transazione e quindi riappropriarsi delle monete che hanno cambiato di proprietà. Il client Bitcoin trasmette la transazione ai suoi nodi più vicini che a loro volta propagano il pagamento attraverso la rete. Transazioni invalide o fraudolente vengono rifiutate dai nodi onesti. Le transazioni sono fondamentalmente gratuite, ma è previsto il pagamento di una commissione in modo da aumentare la priorità di gestione della transazione dai vari nodi.

Ma è davvero tutto oro quello che luccica?

Propagandata con estremo successo come forma di pagamento anonimo e super sicuro, il “bitcoin” in realtà anche se non rivela i nomi dei contraenti, lascia però una lunga scia di numeri che equivalgono ad una vera identificazione pubblica certificabile .
Il “portafoglio virtuale” tuttavia proprio perché è virtuale ed esiste solo nella rete, può anche dissolversi con un semplice click o dissolversi in una discarica, com’è capitato al povero James Howells in Inghilterra che dal 2009 aveva messo al sicuro nel vecchio laptop 7500 “Bitcoin” oggi superiori a 8 milioni di dollari finiti però in una montagna di rifiuti insieme all’hard disk che li custodiva con la speciale password segreta di fatto l’unica chiave utile per aprire la sua cassaforte.

Affascinati dalla discrezionalità del sistema, attratti dal costo delle transazioni che rispetto alle carte di credito o ai normali tassi bancari si aggirano sui contenutissimi 50 centesimi l’una, i possessori di Bitcoin sono in crescita quotidiana e costante. Sta diventando una “crescita di fiducia”. Cipro ad esempio accetta i pagamenti per le iscrizioni all’università di Nicosia, dopo la grande crisi delle banche, proprio con la moneta virtuale e altre istituzioni culturali lo faranno in altre parti del mondo. Ma c’è chi di questa discrezionalità ha abusato come il sito “Silk Road” bloccato dall’FBI perché protetto dall’anonimato il proprietario faceva prosperare anche i commerci del narcotraffico.

FONTE: CORRIERE.IT, ANSA.IT, WIKIPEDIA, QUOTIDIANO.NET