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Ecco le cinque innovazioni che cambieranno la nostra vita nei prossimi cinque anni

Ecco le cinque innovazioni che cambieranno la nostra vita nei prossimi cinque anni

1 – L’AULA CHE INSEGNA: Il numero di persone (due adulti su tre) che non hanno un livello di istruzione sufficiente è uno dei principali problemi a livello mondiale. L’aula del futuro sarà in grado di apprendere informazioni su ogni alunno e fornirà agli educatori strumenti per conoscere ogni loro studente, creare per loro un curriculum su misura, dalla scuola materna a quella superiore fino al lavoro. Piattaforme di e-learning distribuiranno i dati oggetto di analisi attraverso il cloud per supportare il processo decisionale degli insegnanti. Un progetto pilota è stato avviato da Ibm con le Gwinnett County Public Schools, il 14° distretto scolastico degli Stati Uniti, che accoglie 170mila studenti.

2 – L’ACQUISTO LOCALE BATTERA’ QUELLO ONLINE: Nel 2012, per la prima volta, gli acquisti su Internet hanno raggiunto i mille miliardi di dollari a livello globale e stanno aumentando in modo sempre più rapido rispetto a quelli effettuati presso i negozi. Nell’arco di cinque anni tornerà in voga lo shopping a livello locale: i rivenditori più abili sfrutteranno la vicinanza al cliente per creare esperienze di acquisto che non possono essere replicate online ed esalteranno l’esperienza digitale “portandola” dove l’acquirente può fisicamente toccare il prodotto. I negozi si trasformeranno in esperienze su misura per ogni persona grazie a tecnologie avanzate di realtà aumentata e ad app mobili dedicate al punto vendita sviluppate nella cloud di supercomputer come Watson.

3 – I MEDICI USERANNO IL NOSTRO DNA PER MANTENERCI SANI: Per curare il cancro, la cui incidenza dal 2008 è aumentata di più del 10% ed è causa di 8,1 milioni di morti ogni anno, i computer aiuteranno i medici a capire come un tumore colpisce un paziente a causa del suo Dna e a proporre un set di farmaci generici per attaccare la malattia nel modo più opportuno. Da qui al 2018, i progressi nel campo della big data analytics e dei sistemi cognitivi basati sul cloud potrebbero aiutare i medici a diagnosticare con precisione il cancro e a creare piani terapeutici personalizzati per milioni di pazienti. Macchine intelligenti cattureranno l’attività dell’intera sequenza del genoma e perlustreranno vasti archivi di cartelle cliniche e pubblicazioni per apprendere e fornire in modo rapido agli oncologi suggerimenti specifici e perseguibili sulle opzioni terapeutiche da intraprendere.

4 – UN CUSTODE DIGITALE CI PROTEGGERA’ ONLINE: La sicurezza delle identità digitali e dei dispositivi personali è a rischio. Nel 2012, nei soli Stati Uniti, più di 12 milioni di persone sono state vittime di furto d’identità. Password, antivirus e firewall non bastano perchè sono stati sviluppati per riconoscere solo i malware già identificati o le attività fraudolente note. In futuro potremmo essere protetti da un custode digitale preparato per concentrarsi sulle persone e gli elementi che gli sono affidati, offrendo un nuovo livello di protezione. La sicurezza assimilerà i dati contestuali, situazionali e storici per verificare l’identità di una persona su vari dispositivi. E proteggerla. Conoscendo l’utente, il custode potrà agire da consigliere quando l’utente lo richiede, mettendo a frutto tecnologie di apprendimento automatico per capire i comportamenti dei dispositivi mobili e identificare scostamenti che potrebbero essere precursori di un attacco maligno.

5 – UN AIUTO A VIVERE LA CITTA’: Entro il 2030, le città e le cittadine dei Paesi in via di sviluppo accoglieranno l’80% della popolazione urbana; entro il 2050 sette persone su 10 abiteranno in città. Ne prossimi cinque anni, le città più intelligenti capiranno in tempo reale in che modo si verificano miliardi di eventi, grazie a computer che impareranno a capire di cosa necessitano le persone, cosa amano, cosa fanno e come si spostano da un luogo all’altro. Chi amministra le città potrà raccogliere informazioni fornite liberamente dai cittadini, che comunicheranno con loro tramite i dispositivi mobili. Primi esperimenti in tal senso sono stato avviati in Brasile, dove i ricercatori Ibm stanno lavorando a un tool di crowdsourcing che consente agli utenti di segnalare i problemi di accessibilità attraverso i telefoni cellulari, e in Uganda, dove un tool di social engagement sviluppato con l’Unicef permette ai giovani di comunicare con il governo e i leader della comunità riguardo a problematiche inerenti la loro vita.

FONTE: IL SOLE 24 ORE