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La chat di PlayStation verrà intercettata per prevenire attacchi terroristici

La chat di PlayStation verrà intercettata per prevenire attacchi terroristici

Dopo un vertice sulla sicurezza in previsione del Giubileo, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha dichiarato che il Governo inizierà a prendere le misure necessarie per intercettare le chat di PlayStation 4. “Un tempo lo scambio delle notizie avveniva solo per telefono”, dichiara su Repubblica“Oggi gli strumenti sono molti di più e la rete offre infinite opportunità: per questo dobbiamo potenziare i nostri sistemi di intercettazione e questo oggi abbiamo deciso. Sulle PlayStation? Sì, ma anche su tutte quelle chat legate ad altri programmi come, ad esempio, quelli per scaricare musica“.

La decisione arriva dopo le dichiarazioni del Ministro belga Jan Jambon a Politico che avevano messo in guardia sul fatto che l’ISIS potesse utilizzare PlayStation Network per comunicare in maniera sicura. Le sue parole sono state poi irresponsabilmente collegate con gli attacchi di Parigi, quasi ci fosse una connessione diretta tra la tragedia e la console, correlazione prontamente smentita in ogni modo, anche dalla stessa Sony.

Ovviamente questo non vuol dire che la chat della console non possa essere usata per scopi illeciti, ma solo perché è uno dei tantissimi modi in cui le persone oggi possono comunicare tra di loro.

FONTE: WIRED

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The Facebook Experiment

The Facebook Experiment

Un esperimento collettivo nello stile della psicostoria di Asimov: un gruppo con Facebook, l’altro senza. E dopo una settimana i test rivelano chi si sente meglio.

Facebook migliora la nostra vita… o la peggiora? Un dubbio che probabilmente prima o poi è venuto a tutti, abituati – obbligati! – come siamo a frequentare i social netwok come routine quotidiana. Il danese Happiness Research Institute ha condotto un test (The Facebook Experiment) su 1095 persone divise in due gruppi: il primo doveva usare FB come di consueto (sempre), il secondo ha dovuto smettere per una settimana – guadagnandoci, pare, in umore.

L’ERBA DEL VICINO.

Facebook è un formidabile propagatore di notizie, link e informazioni più o meno rilevanti. Ma è anche il luogo in cui ognuno condivide (o forse meglio dire, esibisce) i suoi momenti migliori: foto di viaggi e feste, riunioni di amici sorridenti, deliziose esperienze culinarie. Sottoposti a questa inondazione di attimi gratificanti altrui, scatta l’invidia e ci ritroviamo a comparare la nostra vita a quella degli altri: una dinamica che produce insoddisfazione, tanto che i frequentatori del social network hanno il 39% di probabilità di sentirsi meno felici dei loro amici.

Come dice la ricerca, «piuttosto che concentrarci su ciò di cui abbiamo davvero bisogno, abbiamo l’infelice tendenza a focalizzarci su ciò che hanno le altre persone».

LA QUALITÀ DELLA VITA SENZA FB.

Lo studio evidenzia anche altri effetti nocivi di Facebook e quanto liberarsene migliorerebbe la qualità della vita. Per esempio, l’88% dei soggetti campione che ne sono rimasti lontani per una settimana ha detto di sentirsi felice (contro l’81% degli altri), mentre il 54% di quelli rimasti su FB ha ammesso di sentirsi in uno stato d’animo definito “preoccupato” (contro il 41%) e il 25% di sentirsi solo (contro il 16%).

I primi hanno inoltre dichiarato un aumento delle attività sociali nel mondo reale e della capacità di concentrazione, mentre chi è rimasto attaccato a Facebook si è dimostrato il 55% più propenso allo stress.

Clicca qui per scaricare il report della ricerca: The Facebook Experiment

FONTE: FOCUS

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Vita digitale: qual è la dose giusta per i bambini?

Vita digitale: qual è la dose giusta per i bambini?

I pediatri americani rivedono le loro precedenti indicazioni: quel che conta non è il tempo passato davanti a uno schermo, ma la qualità dei contenuti. E i genitori dovrebbero dare il buon esempio.

Non conta tanto il tempo, quanto la qualità di quello che i bambini fanno davanti a uno schermo, che sia l’ormai vecchia Tv, il computer, il tablet, lo smartphone. È questa la nuova indicazione che viene dall’American Academy of Pediatrics (AAP), una delle istituzioni più autorevoli e ascoltate, anche a livello internazionale, in materia di salute dei bambini.

È un dietrofront quello dei pediatri americani? Finora raccomandavano:

SUPERATI DALLA REALTÀ.
In effetti, è più una sorta di constatazione: la società è già andata oltre le indicazioni. Più che frenare, conviene invece indirizzare i genitori a ciò che può essere un uso più corretto delle tecnologie da parte dei bambini. Oltre tutto, ammette l’AAP, gli studi sulla “dose giornaliera consigliata” di tecnologia a uso e consumo dei bimbi hanno finora dato risultati poco convincenti.

DANNOSI, PERCHÉ?
Gli avvertimenti sui potenziali danni del tempo eccessivo dedicato a queste forme di tecnologia vanno da possibili disturbi dello sviluppo per i bambini molto piccoli – quando si ritiene che l’interazione con le persone debba essere assolutamente prevalente rispetto a quella con l’elettronica – a rischi vari, per esempio di sovrappeso e obesità per i più grandi, che stando seduti di fronte a computer e videogiochi sottraggono tempo allo sport e al movimento, oltre che per la mancata interazione “in vivo” con i coetanei.
A sostenere le raccomandazioni c’erano anche le preoccupanti statistiche di uno studio della Kaiser Family Foundation, un’organizzazione no-profit che si occupa di temi legati alla salute, secondo cui il bambino americano medio passa quasi 8 ore davanti a uno schermo, e gli adolescenti fino a 11.

TABLET E PANNOLINO.
Le “vecchie” linee guida risalgono al 2011, e precedono quindi la grande esplosione e il successo commerciale di super smartphone e tablet, ormai in mano a una buona fetta dei bambini prima ancora che tolgano il pannolino. «Ma senza un’evoluzione, quelle linee guida saranno presto obsolete e non avranno più niente a che fare con la realtà» è il nuovo punto di partenza dell’AAP.
La società dei pediatri non ha ancora rilasciato nuove linee guida alternative, ma ha individuato alcuni messaggi chiave per i genitori che sicuramente le future indicazioni formali dovranno contenere.

ISTRUZIONI PER L’USO.
In sintesi, dicono i pediatri, i nuovi media sono solo un “ambiente” diverso: i bambini fanno sui tablet quello che hanno sempre fatto prima, anche se solo virtualmente. Gli effetti possono essere positivi o negativi, ma il mezzo in sé non va demonizzato.
Quello che però i genitori possono e dovrebbero fare è comportarsi da genitori: stabilire regole d’uso e dare il buon esempio, decidendo che alcuni tempi e zone siano liberi dalla tecnologia per tutta la famiglia, per esempio i pasti, i momenti dedicati a fare qualcosa insieme, o la camera da letto.

PAROLA D’ORDINE: INSIEME.
Uno dei timori dell’eccesso di vita digitale per i più piccoli è che sia un ostacolo allo sviluppo del linguaggio. Le ricerche neuroscientifiche dicono che essere esposti passivamente al linguaggio, per esempio guardando la televisione, non ne favorisce l’acquisizione, che al contrario necessita di interazione costante con gli adulti.
Per questo motivo, una app che favorisca il gioco e lo scambio è sicuramente meglio di una con cui il bambino si intrattiene da solo.
Altro messaggio importante è che la qualità dei contenuti è più importante della piattaforma utilizzata e del tempo passato a intrattenersi. Ci sono applicazioni e giochi che possono avere un importante contenuto educativo e anzi favorire alcune competenze.

INDICAZIONI DI CASA NOSTRA.
Sono consigli di buon senso del tutto in linea con quanto per esempio suggerisce a casa nostra l’Associazione culturale pediatri. Oppure con le indicazioni messe a punto da Giorgio Tamburlini e Valeria Balbinot del Centro per la salute del bambino: le tecnologie digitali non sono da demonizzare. Come qualunque altra tecnologia presentano dei rischi ma offrono anche numerose opportunità che non ha senso far perdere ai bambini e ai ragazzi.

Fonte: Focus.it

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Cyber-bullismo, al via servizio supporto vittime

Cyber-bullismo, al via servizio supporto vittime

In Italia il primo servizio di supporto dedicato alle vittime del cyber-bullismo che molto spesso sono minori e non conoscono le conseguenze di un comportamento che di fatto è criminale. Chi subisce molestie via web da oggi può scrivere al numero 393.300.90.90 o all’indirizzo e-mail help@off4aday.it, gestito da un team di psicologi pronti a rispondere ed aiutare chiunque ne avesse bisogno. L’iniziativa è di Samsung e del Moige con il patrocinio della Polizia di Stato.

Secondo una recente indagine della Società Italiana di Pediatria, il 31% dei tredicenni (35% ragazze) dichiara di aver subito atti di cyber-bullismo e il 56% di avere amici che lo hanno subito. Tra gli adolescenti che utilizzano almeno tre piattaforme di social network la percentuale di chi ha subìto atti di bullismo online sale al 45%. Questa iniziativa fa parte della campagna #OFF4aDAY che invita tutti a “spegnersi” per un giorno (Samsung oscurerà tutti i suoi canali di comunicazione come gesto simbolico), condividere il numero di supporto e l’indirizzo e-mail del servizio contro il cyber-bullismo, modificando anche il proprio profilo sui canali social con l’hashtag #OFF4aDAY per sensibilizzare gli utenti sul tema.

Il progetto di Samsung e Moige proseguirà per tutto il 2016 e coinvolgerà anche duemila scuole in tutta Italia con un percorso di sensibilizzazione e un kit didattico sviluppato ad hoc dagli esperti del Moige. Il servizio di supporto dedicato alle vittime del cyber-bullismo sarà attivo dal lunedì al sabato, dalle 14 alle 20.

FONTE: ANSA.IT

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Facebook, al via tasto “Reactions”

Facebook, al via tasto “Reactions”

Non sarà un tasto ‘non mi piace’ di cui si è parlato a lungo nei giorni scorsi, ma piuttosto un bottone multi-funzione che aiuterà gli utenti di Facebook ad esprimere empatia in sette situazioni emotive diverse. Il tasto si chiamerà ‘Reactions’ e secondo i blog specializzati Engadget e TechCrunch, verrà testato da domani in due paesi pilota, Irlanda e Spagna.

Secondo i siti che riportano i ‘rumors’, le nuove funzioni dovrebbero consentire agli utenti di Facebook di esprimere emozioni in situazioni diverse, dall’amore alla rabbia. In tutto sono sette le sfumature emotive contemplate: si parte dal classico ‘Like’ seguito da ‘Love’, ‘Haha’, ‘Yay’, ‘Wow’, ‘Sad’ e ‘Angry’.
Appariranno sia nella versione per dispositivi mobili che nella versione del social network da computer.

In pratica, spiegano i blog, si tratterà di un ampliamento del tasto ‘Like’. Basterà cliccare su questa funzione per ottenere una barra con sette icone: oltre al pollice alzato ci saranno quelle per esprimere una vasta gamma di stati d’animo.

Sotto il post comparirà un conteggio di ogni singola icona.

FONTE: ANSA

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Klink, il social network che remunera le visualizzazioni delle foto

Klink, il social network che remunera le visualizzazioni delle foto

Bellissima la visibilità, per carità. E gratificante anche quel like che non ci si aspettava. Ah, e anche i commenti di stima. Ma oltre alla gloria, qualche euro in più, male non farebbe. Klink, una nuova piattaforma di social networking dedicata alla fotografia, ha come obiettivo quello di remunerare i suoi utenti in base alle visualizzazioni ottenute.

Le visualizzazioni devono essere molte: ogni 1000 (uniche), arriveranno 2 dollari. Se poi si volesse comparire tra gli utenti in evidenza, si può fare un acquisto in-app di 99 centesimi (così i primi due dollari, facendo dell’economia domestica, diventano uno).

Come sottolinea The Newt Web, Klink (nome che evocherebbe il suono delle monete che cadono) non è originale nell’idea, quanto nella forma: non è l’unico servizio che offre una remunerazione per il successo dei contenuti, ma è il primo ad essere progettato prima di tutto come social network. E non si può dire che nel settore non abbia concorrenza. La sostenibilità si basa su banner e inserzioni, oltre che sugli acquisti in-app degli utenti.

L’app è disponibile per iOS e in versione beta per Android.

FONTE: WIRED

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Come funziona la pubblicità su Instagram

Come funziona la pubblicità su Instagram

Su Instagram la pubblicità è arrivata anche in Italia. Da oggi quindi sarà possibile per aziende di diverse dimensioni utilizzare Instagram come piattaforma su cui promuovere le proprie campagne di advertising. Dal 30 settembre poi la piattaforma di advertising sarà aperta a tutto il resto del mondo.

Di contro, da oggi, milioni di persone che ogni giorno pubblicano e vedono foto di amici e brand, troveranno nel proprio feed contenuti sponsorizzati (con indicazione, in alto a destra, “sponsorizzata”) e avranno modo di commentare e interagire con un contenuto “estraneo” fino a questo momento.

Questo il primo interrogativo: che succederà adesso? Come reagiranno? Dando una occhiata ai primi commenti, la forte esposizione di un contenuto sponsorizzato si espone a trolling, ma questo è normale quando c’è una novità di questo tipo.

La possibilità di sponsorizzare (e quindi distribuire in maniera più potente) i propri contenuti non è una prerogativa solo delle grandi aziende, ma anche delle medie e piccole: l’obiettivo è quindi quello di incassare il più possibile da un lato, ma anche di rendere normale trovare contenuti sponsorizzati dentro il feed.

Le campagne su Instagram si attivano e gestiscono attraverso gli strumenti di advertising di Facebook, come l’Ads manager, il Power editor e le API: questo permetterà livelli diversi di azione, ma garantisce un accesso unico, in un ambiente familiare a chi già fa adv su Facebook. Non è prevista una spesa minima: non c’è neanche su Facebook, ma non vuol dire che si potrà andare sempre a ribasso, anzi. Questo lo sa benissimo chi fa già pubblicità su Facebook.

Tre sono gli obiettivi, in questa prima fase: visualizzazione di Video, visite al sito web, installazione di Mobile App. Oltre al bottone “Scopri di più”, infatti, saranno presenti almeno altre due call to action: “Installa ora” e “Compra adesso”, per permettere istallazioni di app e per spingere all’acquisto di prodotti o servizi.

Per quanto riguarda la targetizzazione, nulla di nuovo rispetto a Facebook: basandosi sugli interessi, su pubblici creati su misura o su similitudine si può profilare la propria audience a cui mostrare le inserzioni. Al momento lo strumento di profilazione di Facebook rimane il più potente in circolo, ma c’è da capire come funzionerà con le immagini di Instagram.

Ancora: si può decidere se attivare un set di ads solo su Instagram o anche su Facebook per una integrazione che permetterà di sperimentare molto ai brand e a chi si occupa di social advertising. Questa mossa ha l’evidente obiettivo di far diventare Facebook (e quindi anche Instagram) l’ambiente leader per l’advertising su smartphone.

La vera notizia di oggi è proprio questa, la possibilità di fare campagne unificate, disponendo così di un pubblico che attraversa le piattaforme e riduce il gap tra le stesse. Su questo punto, probabilmente, si gioca il colpo di grazia da parte di Facebook ai competitors, ovvero a Google che, c’è da scommetterci, non se ne starà con le mani in mano.

Sono stati inoltre annunciati delle novità per i formati degli ads. Oltre al “classico” quadrato, saranno disponibili foto e video in formato panoramico (rettangolare), video ads della durata fino a 30 secondi, “Marquee” un prodotto che permetterà di raggiungere un pubblico ampio in poco tempo, da usare ad esempio durante eventi, fiere, o lanci di nuovi prodotti.

Le prime aziende in Italia a fare ads su Instagram sono Audi, Carrera, Chupa Chups, Ford, illycaffè, Mercedes-Benz, Samsung, Toyota, Warner Bros. Entertainment, Yoox.

Adesso non rimane che attendere e vedere cosa combineranno le aziende e come reagiranno le persone. Ma una cosa è certa:Instagram è cresciuto, ha cambiato la sua forma, si è evoluto ed è diventato grande. Chissà se continueremo a giocarci come abbiamo fatto fino ad adesso.

FONTE: WIRED

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Come sarà il tasto “non mi piace” di Facebook?

Come sarà il tasto “non mi piace” di Facebook?

Eccolo là. Sta arrivando. Lo hanno chiesto, ripetutamente chiesto, e ora il gioco si fa duro. Il tasto dislike su Facebook sarà tra noi. E se non fosse come tutti se lo aspettano?

Zuckerberg stesso ha confermato l’introduzione del “non mi piace”  annunciandolo nel corso di un incontro nella sede californiana: “Potrebbe consentire agli utenti di esprimere le emozioni in modo più realistico, piuttosto che avere una sola scelta“.

Attenzione però. Che un tasto “non mi piace”, adottato su tutta la linea, sarebbe davvero difficile da gestire per un social network della portata di Facebook, è un dato di fatto. Potrebbe cambiare la linea editoriale e le strategie comunicative di molte aziende, ma anche di molti utenti, radicalmente.

La gente ha chiesto il pulsante ‘non mi piace’ per molti anni e oggi è un giorno speciale perché è il giorno in cui dico che ci stiamo lavorando e siamo molto vicini al lancio del test “, ha detto Zuckerberg.

A dicembre scorso tuttavia, nel corso di un Q&A, il Ceo di Facebook aveva detto che la proposta restava difficile da accogliere, perché il risultato non sarebbe dovuto sembrare una spinta verso qualcosa di negativo. Al contrario, avrebbe dovuto sollevare gli utenti dalla forzatura di mettere un “mi piace” a fronte di uno status che lo renderebbe stonato. Insomma, gli utenti si sentivano a disagio a mettere “like” a un contenuto triste. Per cui, la sfida sarebbe stata quella di trovare il modo giusto per fare esprimere agli utenti il sentimento del dispiacere.

Il nuovo tasto potrebbe quindi essere un semplice “non mi piace”, o potrebbe non essere disponibile per tutti i contenuti.
Qual è sarà la quadratura del cerchio per Zuckerberg, siamo vicini a scoprirlo.

FONTE: WIRED

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Google, dopo Alphabet rivoluziona anche il logo

Google, dopo Alphabet rivoluziona anche il logo

Google ha un nuovo logo. Dopo la svolta societaria di Alphabet annunciata a metà agosto, cambia anche il suo logo, a distanza di due anni dalla precedente evoluzione. Mantenendo i classici colori blu, rosso, giallo e verde non solo muta carattere ma rispecchia l’evoluzione dei servizi della società con un occhio ai dispositivi mobili. Il nuovo logo sarà visibile gradualmente dalle prossime ore e viene anche illustrato con un doodle.

“Pensiamo che la novità rifletta tutti i nostri servizi, dalla ricerca a Google Maps, passando per Gmail, Chrome e altri prodotti”, spiega la società in un post ufficiale e aggiunge: “Abbiamo preso il logo e il brand di Google – originariamente pensati per una pagina visualizzata da computer – e li abbiamo ripensati per un mondo sempre connesso attraverso un numero crescente di dispositivi e input diversi tra loro (vocale, digitazione e touch). Per esempio, nuovi elementi come un microfono colorato vi aiuteranno a capire come interagire con Google, che stiate parlando, digitando o toccando lo schermo”.

Google in 17 anni di vita ha avuto diversi loghi, la versione attuale risale a ottobre 2013. Per festeggiare ricorrenze o avvenimenti speciali Big G cambia il logo con uno attinente all’evento, a volte animato, chiamato doodle.

L’11 agosto scorso la società di Mountain View ha annunciato a sorpresa la nascita di Alphabet, la holding a cui faranno capo tutte le divisioni del gruppo, inclusa Google Inc che ne diventerà una controllata. La multinazionale separa di fatto l’attività di ricerca sul web, YouTube e le altre società internet dalle divisioni di ricerca e investimento.

FONTE: ANSA

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Gestire i social media con Oktopost e Hootsuite

Gestire i social media con Oktopost e Hootsuite

Fanno un lavoro simile, molto simile, ma non si pestano i piedi a vicenda, da bravi cugini. Uno si rivolge al business, ad altre aziende, uno invece ai consumer, dunque ai clienti. Si occupano entrambi di tutti i social media, ma uno coinvolge i professionisti, l’altro punta invece ai naviganti di internet in generale. Sono Oktopost e Hootsuite, due piattaforme che facilitano il lavoro del social media management.

Mentre altre piattaforme si occupano del coinvolgimento e della consapevolezza del brand, Oktopost ti aiuta a gestire i contenuti e misurare il vero valore del business del tuo marketing sui social media”, si legge sul sito fondato da Daniel Kushner e Liad Guez nel 2012. Meno conosciuto rispetto a Hootsuite al grande pubblico proprio perché si rivolge alle imprese, Oktopost si è affermato in breve tempo tra i migliori siti che gestiscono le reti sociali, finendo addirittura terzo nella top ten stilata dal Canada Business Review.

La stessa classifica vede in testa proprio Hootsuite, fondato daRyan Holmes nel 2008. Il sito offre servizi “Pro” ed “Entreprise”: si parte dalle offerte (gratuite e a pagamento) per piccole e medie imprese a quelle per gli enti governativi. I 10 milioni di clienti la dicono lunga sulla diffusione raggiunta da questa piattaforma, famosa anche per le tante funzionalità che consentono di gestire i vari profili.

La differenza sta appunto nel target: B2B per Oktopost, B2C per Hootsuite. Programmare i post su Twitter, Facebook, Google+ e LinkedIn, verificarne l’efficacia con dei report puntuali e chiari, in modo da studiare le strategie migliori e potenziare la presenza online sono alcuni dei punti cardine per chi si occupa di gestire i contenuti online di imprese, giornali online e blog che ovviamente vogliano coinvolgere i naviganti. Alcune tra le consuetudini più sbagliate, d’altronde, le analizza Ben Sye sul blog di Oktopost: è l’improvvisazione la peggiore nemica del social selling e dunque del social media marketing.

C’è anche da dire che, come l’analista Mary Meeker predisse nel 2008, nel 2014 gli accessi a Internet da mobile hanno superato quelli da computer (ne parla con dovizia di particolari e di statistiche Danyl Bosomworth su SmartInsights). Anche questo è un punto da tenere in considerazione: le piattaforme che si occupano di social media marketing come Oktopost e Hootsuite stanno lavorando per adattare i loro servizi per permettere ai propri utenti di lavorare facilmente dai propri smartphone. In questo senso, la nuova app di Hootsuite,  Suggestions for mobile, sarà molto utile, così come la app che anche Oktopost ha in preparazione.

FONTE: WIRED

 

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