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No, non puoi usare i dati che trovi online come ti pare

No, non puoi usare i dati che trovi online come ti pare

Quante volte ci troviamo di fronte ad affermazioni del tipo “i dati che ho integrato nel mio sito sono liberamente accessibili su internet, li posso prendere!” o anche “se sono su internet sono gratis e li posso prendere”.

Ebbene ancora una volta un’autorità indipendente ci riporta alla  realtà: nel web così come nel mondo non virtuale bisogna rispettare i diritti dei terzi e anche se una determinata attività è tecnicamente possibile non è detto che sia anche lecita.

Questa volta a ricordarlo è il Garante privacy che con un provvedimento di cui ha dato notizia nella propria newsletter mensile ha dichiarato “[…] illecito e ha vietato ad una società la formazione e la diffusione on line di un elenco telefonico contenente dati di oltre 12.500.000 persone non raccolti dal data base unico ma da altri siti web (mediante web scraping) senza il consenso degli utenti” ordinando alla società la cancellazione di tali dati dal proprio sito.

La società in questione aveva raccolto attraverso specifici software con la tecnica del web-scraping i dati, liberamente accessibili, di oltre 12 milioni di persone e realizzato un elenco telefonico online.

Con il suo provvedimento il Garante ha confermato che per creare elenchi telefonici, anche online, occorre seguire le regole dettate dallo stesso Garante nel corso del tempo utilizzando il database unico che raccoglie numeri di telefono e altri dati dei clienti di tutti gli operatori nazionali di telefonia fissa e mobile o in alternativa, acquisendo il consenso libero, informato, specifico da parte degli utenti.

Insomma non tutti i dati che si trovano su internet possono essere presi da chiunque e inglobati nel proprio sito. Ma non bisogna prestare attenzione solo ai profili privacy ricordati nel provvedimento segnalato. Altri profili possono essere coinvolti nell’attività di sistematica acquisizione di dati, informazioni, immagini su fonti liberamente accessibili in rete.

Tra tutti il necessario rispetto dei diritti di proprietà intellettuale di terzi. Ne avevamo scritto qui tempo fa in relazione a una decisione del Tribunale di Milano poi parzialmente riformata dalla Corte di Appello con riferimento allo screen-scraping del database di una nota compagnia aerea.

Ma non basta, anche la cybersecurity può giocare un ruolo su questo fonte. In Italia non si segnalano, ancora, provvedimenti da parte delle competenti autorità ma un segnale dell’interesse sul tema proviene dalla Danimarca dove di recente il Danish National Cyber Crime Center (NC3), reparto della polizia danese deputato alla lotta al cybercrime, ha ordinato la chiusura di un sito web che aveva riprodotto i dati liberamente accessibili del catasto danese.

Tale attività che era stata considerata lecita dal garante privacy è stata equiparata dalla polizia danese a un forma di hacking e considerata un pericolo per la cybersecurity per le particolari modalità attraverso le quali i dati pubblici erano stati combinati sul sito in questione.

Tuttavia non tutto è vietato. Il data-scraping si può fare ma occorre prestare attenzione e un’analisi dettagliata di tutte le circostanze del caso. La tipologia di dati trattati, le fonti considerate, le modalità di pubblicazione: si tratta di aspetti che vanno analizzati con attenzione per evitare, o quantomeno limitare, la possibilità di esporsi a sanzioni o ordini di varia natura da parte delle autorità competenti.

FONTE: WIRED

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Microsoft brevetta un pc in stile Lego

Microsoft brevetta un pc in stile Lego

Microsoft ha brevettato l’idea di un computer in stile Lego, fatto di componenti da incastrare e da aggiungere e scartare a seconda delle necessità dell’utente.

Il brevetto è stato depositato nel luglio 2015, ma la notizia si è diffusa in queste ore attraverso un tam tam sui blog specializzati. Tra gli autori del brevetto c’è Tim Escolin, senior industrial designer del team Microsoft Surface, il dispositivo dell’azienda a metà strada tra un pc portatile e un tablet.

L’idea di dispositivo modulare non è nuova, Google ha sviluppato il Project Ara uno smartphone che si compone e scompone. Il progetto è in fase si sperimentazione non c’è ancora una data di lancio sul mercato.

FONTE: ANSA.IT

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Twitter, il “down” in via di risoluzione

Twitter, il “down” in via di risoluzione

Il problema tecnico che dalle 9,20 di stamani ha reso inaccessibile Twitter per diversi utenti nel mondo è in via di risoluzione.

Il social network sta tornando accessibile in Italia e in altre parti del mondo, anche se manca una comunicazione ufficiale sul ripristino completo del servizio da parte della società.

Stando al sito inglese Downdetector.uk, i problemi maggiori sembrerebbero persistere in Giappone e in Nord Europa, specialmente nell’area di Londra.

Gli utenti che dalle 9,20 di stamaniprovavano ad accedere al social, sia da pc ch eda dispositivi mobili, leggevano il messaggio: “Si è verificato un problema tecnico. Grazie per la segnalazione, risolveremo il problema e riporteremo tutto alla normalità il più presto possibile”. Il microblog ha rilasciato un aggiornamento di stato del servizio in cui dichiara: “Alcuni utenti stanno al momento avendo problemi ad accedere a Twitter. Siamo a conoscenza del problema e stiamo lavorando per risolverlo”.

Per Twitter si tratta del terzo ‘down’ in pochi giorni. Il social era stato irraggiungibile ieri, dalle 15,23 alle 15,33 ora italiana, e venerdì scorso, dalle 21,35 alle 21,58.

FONTE: ANSA.IT

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Facebook apre Live Video alle aziende

Facebook apre Live Video alle aziende

Facebook ha annunciato l’apertura della funzione ‘Live’, che consente di trasmettere video in diretta come con le app Periscope e Meerkat, alle pagine ‘verificate’, cioè a quell’universo di brand, squadre sportive, gruppi musicali e realtà editoriali che hanno una pagina contraddistinta dalla spunta blu. La funzione, finora riservata a celebrità e personaggi pubblici – ma in Usa in fase di test anche per gli utenti comuni – permetterà alle aziende di comunicare in diretta.

Disponibile al momento solo su iOS, cioè su iPhone e iPad, ‘Live’ darà quindi modo a chi gestisce una pagina verificata di club sportivi, band o marchi di fare annunci in tempo reale, condividere le ultime news, invitare i fan ‘dietro le quinte’ o trasmettere sessioni di domande e risposte.

Recentemente la funzione è stata testata su un piccolo numero di pagine verificate. Tra queste quella degli U2, con Bono che ha mostrato il backstage di un concerto, e del Wall Street Journal, collegato in diretta dal congresso dei Repubblicani. Il Real Madrid ha mostrato ai tifosi un allenamento, e la pagina Star Wars Movies ha trasmesso l’anteprima mondiale dal tappeto rosso.

Lanciato nell’agosto scorso solo per le celebrità, e in seguito esteso ad altre tipologie di iscritti, ‘Live’ è la funzione con cui Facebook ha provato a recuperare terreno rispetto a servizi rivali come Periscope di Twitter e Meerkat. A differenza dei competitor, con Facebook i video dopo la diretta restano pubblicati sul social, e possono quindi essere guardati e condivisi anche in seguito.

FONTE: ANSA.IT

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Smartwatch, spuntano divieti da parte delle Università

Smartwatch, spuntano divieti da parte delle Università

Dal 2016 anche gli studenti dell’università di Kyoto non potranno presentarsi agli esami indossando l’orologio, nemmeno un modello classico, meccanico, magari ereditato dal nonno. L’ateneo nipponico è l’ultimo a introdurre il divieto, già presente in diversi atenei da Chieti a Londra, per assicurare corretto svolgimento delle prove scritte. La causa è la diffusione degli smartwatch, che possono mostrare appunti e collegarsi al web fornendo un aiuto al pari degli smartphone, già vietati.

Con gli smartwatch sempre più comuni, e non sempre distinguibili a prima vista dagli orologi tradizionali, i divieti come quello dell’università di Kyoto stanno prendendo piede in diversi atenei. All’università australiana del Nuovo Galles del Sud, ad esempio, gli orologi vanno inseriti in un sacchetto trasparente da mettere sotto la sedia, mentre nell’università di Chieti e Pescara i sacchetti, con il nome del proprietario, vengono ritirati prima dell’esame e restituiti all’uscita. Nel Regno Unito sono diverse le università che hanno un regolamento ad hoc: ad Oxford e Cambridge gli orologi vengono esaminati da sorveglianti, mentre alla Southampton e alle londinesi Goldsmiths e City sono vietati. Stessa cosa in alcuni college e atenei Usa.

L’università di Kyoto non è quindi l’unica a bandire gli orologi, ma di certo è tra le più sensibili al problema degli studenti che barano. Nel 2011 l’ateneo nipponico è infatti stato al centro di uno scandalo: un giovane alle prese con l’esame di ammissione ha pubblicato le domande su internet con lo smartphone per avere le risposte. Per questo è stato arrestato.

FONTE: ANSA

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Facebook sale a bordo di Uber, l’auto si prenota in chat

Facebook sale a bordo di Uber, l’auto si prenota in chat

Per prenotare una corsa in auto, negli Usa basterà chattare con Uber. Facebook ha introdotto infatti la possibilità di usare Messenger per contattare il servizio alternativo ai taxi, avviando una conversazione con Uber o cliccando sulla nuova opzione “trasporti”.

Così facendo, l’utente non dovrà lasciare la chat, dove magari sta organizzando un’uscita con gli amici. La possibilità, spiega Facebook, sarà introdotta anche in altri Pesi ed allargata ad altri partner. Secondo il Wsj, tra questi ci sarebbe anche Lyft, primo rivale di Uber in Usa.

L’opzione ‘trasporti’ su Messenger porta il servizio ad assomigliare sempre di più alle chat asiatiche, in primis WeChat, una piattaforma su cui fare tutto, dal prenotare un’auto a comprare merci a scambiarsi denaro. Su questa scia, la compagnia di Zuckerberg negli ultimi mesi ha introdotto diverse novità. Su Messenger è infatti possibile inviare denaro tra utenti, contattare un’azienda o seguire le fasi di una spedizione. Quanto a Facebook, oltre al tasto “compra” accanto alle inserzioni pubblicitarie, è in fase di test una sezione “Shopping” che raggruppa in un unico posto tutti gli annunci.

 Su Messenger, che conta 700 milioni di utenti mensili, Facebook sta spingendo anche con novità meno significative, ma in grado di far crescere l’apprezzamento degli utenti. L’ultima, ad esempio, è la possibilità di assegnare un colore ai propri messaggi che finora sono stati racchiusi in “nuvolette” azzurre.

  Ieri, mercoledì 16 dicembre, intanto l’Europa è intervenuta sulle norme a tutela dei dati personali con pene molto severe alle aziende che compiono abusi. E ha dato via libera ai singoli Stati membri sulla soglia di età minima, tra i 13 e i 16 anni, per accedere ai social media (Facebook ma anche Twitter) senza il consenso scritto dei genitori. L’intesa è stata raggiunta nel negoziato tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo sul Data protection package. E’ un testo che dopo venti anni aggiorna la politica europea su un tema molto sentito dai cittadini come il controllo e la gestione dei propri dati personali.

FONTE: ANSA

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La chat di PlayStation verrà intercettata per prevenire attacchi terroristici

La chat di PlayStation verrà intercettata per prevenire attacchi terroristici

Dopo un vertice sulla sicurezza in previsione del Giubileo, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha dichiarato che il Governo inizierà a prendere le misure necessarie per intercettare le chat di PlayStation 4. “Un tempo lo scambio delle notizie avveniva solo per telefono”, dichiara su Repubblica“Oggi gli strumenti sono molti di più e la rete offre infinite opportunità: per questo dobbiamo potenziare i nostri sistemi di intercettazione e questo oggi abbiamo deciso. Sulle PlayStation? Sì, ma anche su tutte quelle chat legate ad altri programmi come, ad esempio, quelli per scaricare musica“.

La decisione arriva dopo le dichiarazioni del Ministro belga Jan Jambon a Politico che avevano messo in guardia sul fatto che l’ISIS potesse utilizzare PlayStation Network per comunicare in maniera sicura. Le sue parole sono state poi irresponsabilmente collegate con gli attacchi di Parigi, quasi ci fosse una connessione diretta tra la tragedia e la console, correlazione prontamente smentita in ogni modo, anche dalla stessa Sony.

Ovviamente questo non vuol dire che la chat della console non possa essere usata per scopi illeciti, ma solo perché è uno dei tantissimi modi in cui le persone oggi possono comunicare tra di loro.

FONTE: WIRED

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The Facebook Experiment

The Facebook Experiment

Un esperimento collettivo nello stile della psicostoria di Asimov: un gruppo con Facebook, l’altro senza. E dopo una settimana i test rivelano chi si sente meglio.

Facebook migliora la nostra vita… o la peggiora? Un dubbio che probabilmente prima o poi è venuto a tutti, abituati – obbligati! – come siamo a frequentare i social netwok come routine quotidiana. Il danese Happiness Research Institute ha condotto un test (The Facebook Experiment) su 1095 persone divise in due gruppi: il primo doveva usare FB come di consueto (sempre), il secondo ha dovuto smettere per una settimana – guadagnandoci, pare, in umore.

L’ERBA DEL VICINO.

Facebook è un formidabile propagatore di notizie, link e informazioni più o meno rilevanti. Ma è anche il luogo in cui ognuno condivide (o forse meglio dire, esibisce) i suoi momenti migliori: foto di viaggi e feste, riunioni di amici sorridenti, deliziose esperienze culinarie. Sottoposti a questa inondazione di attimi gratificanti altrui, scatta l’invidia e ci ritroviamo a comparare la nostra vita a quella degli altri: una dinamica che produce insoddisfazione, tanto che i frequentatori del social network hanno il 39% di probabilità di sentirsi meno felici dei loro amici.

Come dice la ricerca, «piuttosto che concentrarci su ciò di cui abbiamo davvero bisogno, abbiamo l’infelice tendenza a focalizzarci su ciò che hanno le altre persone».

LA QUALITÀ DELLA VITA SENZA FB.

Lo studio evidenzia anche altri effetti nocivi di Facebook e quanto liberarsene migliorerebbe la qualità della vita. Per esempio, l’88% dei soggetti campione che ne sono rimasti lontani per una settimana ha detto di sentirsi felice (contro l’81% degli altri), mentre il 54% di quelli rimasti su FB ha ammesso di sentirsi in uno stato d’animo definito “preoccupato” (contro il 41%) e il 25% di sentirsi solo (contro il 16%).

I primi hanno inoltre dichiarato un aumento delle attività sociali nel mondo reale e della capacità di concentrazione, mentre chi è rimasto attaccato a Facebook si è dimostrato il 55% più propenso allo stress.

Clicca qui per scaricare il report della ricerca: The Facebook Experiment

FONTE: FOCUS

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Vita digitale: qual è la dose giusta per i bambini?

Vita digitale: qual è la dose giusta per i bambini?

I pediatri americani rivedono le loro precedenti indicazioni: quel che conta non è il tempo passato davanti a uno schermo, ma la qualità dei contenuti. E i genitori dovrebbero dare il buon esempio.

Non conta tanto il tempo, quanto la qualità di quello che i bambini fanno davanti a uno schermo, che sia l’ormai vecchia Tv, il computer, il tablet, lo smartphone. È questa la nuova indicazione che viene dall’American Academy of Pediatrics (AAP), una delle istituzioni più autorevoli e ascoltate, anche a livello internazionale, in materia di salute dei bambini.

È un dietrofront quello dei pediatri americani? Finora raccomandavano:

SUPERATI DALLA REALTÀ.
In effetti, è più una sorta di constatazione: la società è già andata oltre le indicazioni. Più che frenare, conviene invece indirizzare i genitori a ciò che può essere un uso più corretto delle tecnologie da parte dei bambini. Oltre tutto, ammette l’AAP, gli studi sulla “dose giornaliera consigliata” di tecnologia a uso e consumo dei bimbi hanno finora dato risultati poco convincenti.

DANNOSI, PERCHÉ?
Gli avvertimenti sui potenziali danni del tempo eccessivo dedicato a queste forme di tecnologia vanno da possibili disturbi dello sviluppo per i bambini molto piccoli – quando si ritiene che l’interazione con le persone debba essere assolutamente prevalente rispetto a quella con l’elettronica – a rischi vari, per esempio di sovrappeso e obesità per i più grandi, che stando seduti di fronte a computer e videogiochi sottraggono tempo allo sport e al movimento, oltre che per la mancata interazione “in vivo” con i coetanei.
A sostenere le raccomandazioni c’erano anche le preoccupanti statistiche di uno studio della Kaiser Family Foundation, un’organizzazione no-profit che si occupa di temi legati alla salute, secondo cui il bambino americano medio passa quasi 8 ore davanti a uno schermo, e gli adolescenti fino a 11.

TABLET E PANNOLINO.
Le “vecchie” linee guida risalgono al 2011, e precedono quindi la grande esplosione e il successo commerciale di super smartphone e tablet, ormai in mano a una buona fetta dei bambini prima ancora che tolgano il pannolino. «Ma senza un’evoluzione, quelle linee guida saranno presto obsolete e non avranno più niente a che fare con la realtà» è il nuovo punto di partenza dell’AAP.
La società dei pediatri non ha ancora rilasciato nuove linee guida alternative, ma ha individuato alcuni messaggi chiave per i genitori che sicuramente le future indicazioni formali dovranno contenere.

ISTRUZIONI PER L’USO.
In sintesi, dicono i pediatri, i nuovi media sono solo un “ambiente” diverso: i bambini fanno sui tablet quello che hanno sempre fatto prima, anche se solo virtualmente. Gli effetti possono essere positivi o negativi, ma il mezzo in sé non va demonizzato.
Quello che però i genitori possono e dovrebbero fare è comportarsi da genitori: stabilire regole d’uso e dare il buon esempio, decidendo che alcuni tempi e zone siano liberi dalla tecnologia per tutta la famiglia, per esempio i pasti, i momenti dedicati a fare qualcosa insieme, o la camera da letto.

PAROLA D’ORDINE: INSIEME.
Uno dei timori dell’eccesso di vita digitale per i più piccoli è che sia un ostacolo allo sviluppo del linguaggio. Le ricerche neuroscientifiche dicono che essere esposti passivamente al linguaggio, per esempio guardando la televisione, non ne favorisce l’acquisizione, che al contrario necessita di interazione costante con gli adulti.
Per questo motivo, una app che favorisca il gioco e lo scambio è sicuramente meglio di una con cui il bambino si intrattiene da solo.
Altro messaggio importante è che la qualità dei contenuti è più importante della piattaforma utilizzata e del tempo passato a intrattenersi. Ci sono applicazioni e giochi che possono avere un importante contenuto educativo e anzi favorire alcune competenze.

INDICAZIONI DI CASA NOSTRA.
Sono consigli di buon senso del tutto in linea con quanto per esempio suggerisce a casa nostra l’Associazione culturale pediatri. Oppure con le indicazioni messe a punto da Giorgio Tamburlini e Valeria Balbinot del Centro per la salute del bambino: le tecnologie digitali non sono da demonizzare. Come qualunque altra tecnologia presentano dei rischi ma offrono anche numerose opportunità che non ha senso far perdere ai bambini e ai ragazzi.

Fonte: Focus.it

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Cyber-bullismo, al via servizio supporto vittime

Cyber-bullismo, al via servizio supporto vittime

In Italia il primo servizio di supporto dedicato alle vittime del cyber-bullismo che molto spesso sono minori e non conoscono le conseguenze di un comportamento che di fatto è criminale. Chi subisce molestie via web da oggi può scrivere al numero 393.300.90.90 o all’indirizzo e-mail help@off4aday.it, gestito da un team di psicologi pronti a rispondere ed aiutare chiunque ne avesse bisogno. L’iniziativa è di Samsung e del Moige con il patrocinio della Polizia di Stato.

Secondo una recente indagine della Società Italiana di Pediatria, il 31% dei tredicenni (35% ragazze) dichiara di aver subito atti di cyber-bullismo e il 56% di avere amici che lo hanno subito. Tra gli adolescenti che utilizzano almeno tre piattaforme di social network la percentuale di chi ha subìto atti di bullismo online sale al 45%. Questa iniziativa fa parte della campagna #OFF4aDAY che invita tutti a “spegnersi” per un giorno (Samsung oscurerà tutti i suoi canali di comunicazione come gesto simbolico), condividere il numero di supporto e l’indirizzo e-mail del servizio contro il cyber-bullismo, modificando anche il proprio profilo sui canali social con l’hashtag #OFF4aDAY per sensibilizzare gli utenti sul tema.

Il progetto di Samsung e Moige proseguirà per tutto il 2016 e coinvolgerà anche duemila scuole in tutta Italia con un percorso di sensibilizzazione e un kit didattico sviluppato ad hoc dagli esperti del Moige. Il servizio di supporto dedicato alle vittime del cyber-bullismo sarà attivo dal lunedì al sabato, dalle 14 alle 20.

FONTE: ANSA.IT

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