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Chiudere Internet dentro i confini, Il paradosso degli Stati democratici

Chiudere Internet dentro i confini, Il paradosso degli Stati democratici

Riportiamo un interessante articolo sul Corriere della Sera di oggi:

Può esistere Internet chiusa all’interno dei confini di uno Stato? I cittadini di una nazione potrebbero trovarsi a navigare solo attraverso siti che siano stati approvati preventivamente dai governi? La risposta è sì. Sembrerà una contraddizione, un paradosso, per Internet figlia prediletta del concetto di apertura, di superamento dei limiti territoriali, eppure alcune nazioni stanno pensando di dotarsi di proprie infrastrutture per permettere di «navigare in sicurezza».

Normalmente si pensa a Stati come la Cina, la Russia, l’Iran che già oggi stanno facendo utilizzare all’interno dei propri Paesi una rete non connessa a Internet. E altrettanto normalmente si reagisce con una certa tranquillità. Si guarda a quelle nazioni come regimi, con governi che in tutti i modi cercano di controllare le informazioni e quello che fanno i propri cittadini. Ma se a volere delle Internet nazionali fossero Paesi come la Germania, il Brasile e l’India? Perché è questo che sta accadendo. Ebbene si farebbe reale il rischio che il web possa balcanizzarsi, seguendo una felice definizione di Eric Schmidt e Jared Cohen, entrambi di Google e coautori di La Nuova Era Digitale.

Deutsche Telekom sta lavorando a un progetto di Internet tedesca che permetta ai cittadini di navigare facendo sì che le informazioni scambiate rimangano in Germania. La presidente brasiliana Dilma Rousseff ha fatto sapere che per evitare intrusioni informatiche nei confronti del governo, delle persone e delle società, il suo Paese non solo procederà alla creazione di un proprio network ma promuoverà anche una speciale legislazione che imporrà il mantenimento in Brasile di tutte le informazioni online che riguardano i suoi cittadini. L’India è intenzionata ad andare nella stessa direzione.

Alla base di questo cambio di direzione che vedrebbe gli Stati intervenire pesantemente su Internet ci sono le rivelazioni dell’ex dipendente dell’agenzia di intelligence americana, Edward Snowden. E si tratta di un altro paradosso. L’America è la campionessa della libertà di Internet, del libero fluire delle informazioni, delle idee, del pensiero via web. È la stessa America che, tramite la Nsa, teneva sotto controllo milioni di persone, centinaia di milioni di conversazioni tra cittadini, governi, istituzioni e società occidentali anche sue alleate. E così gli stessi Stati Uniti devono biasimare solo se stessi se lo svelarsi di questo immenso apparato di controllo ha fatto sì che altre nazioni anche quelle più profondamente democratiche si siano sentite pienamente in diritto di individuare contromisure. Ha trovato giustificazione la tentazione sempre viva dei governi di estendere il proprio dominio dallo spazio reale a quello virtuale e difficilmente controllabile creato da Internet.

Il web è una rete di reti tutte interconnesse tra loro che non hanno alcun confine nazionale e permette una interconnessione a livello mondiale mai vista prima. Vero ma non per tutti già oggi. In Paesi come la Cina, grazie ai cosiddetti firewall, software che selezionano determinate parole chiave ritenute pericolose per la sicurezza nazionale, la navigazione su Internet non è libera. Pechino ha oscurato e oscura siti che riteneva potessero essere dannosi per la sicurezza nazionale. È accaduto con la Bloomberg quando ha rivelato gli affari dei potenti cinesi, lunghe trattative hanno riguardato Google e Yahoo! In Iran, attraverso specifici pacchetti di software si attuano pesanti filtraggi su quelle informazioni ritenute sensibili. Certo, questo non impedisce di accedere a siti anche oscurati, come You Tube, ma si può farlo solo utilizzando sofisticate tecnologie non alla portata di tutti. Nemmeno la Turchia, così vicina agli standard occidentali, offre una Internet priva di filtri.

Le iniziative tedesche e brasiliane hanno origini ben diverse, partono dalla salvaguardia della privacy dei cittadini, l’esatto opposto di chi vuole controllare la circolazione delle idee, di chi ritiene il libero fluire delle idee un rischio. Ma arrivando alla formazione di Internet nazionali si avvierebbero processi dagli esiti imprevedibili. Se la Germania sta ponendo l’esigenza all’Europa di avere una propria rete, domani la Russia potrebbe federare altri Paesi. Il mondo musulmano potrebbe dividersi in aree Internet a maggioranza sunnite e sciite. E torneranno a prevalere le chiusure da sempre sintomo di involuzione.

Quali sono le vostre opinioni?

Fonte: Corriere della Sera

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Fonte: ansa.it

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