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Italia: parte rivoluzione digitale, 6 mld dal Governo

Italia: parte rivoluzione digitale, 6 mld dal Governo

L’Italia è pronta per la sua ‘rivoluzione’ digitale e ha l’ambizione di superare gli obiettivi dell’Agenda digitale europea con un Piano Nazionale che impiega risorse pubbliche per 6 miliardi di euro e punta a dotare il Paese di un’infrastruttura di rete che porti la fibra il più possibile vicino alle case. Saranno poi ”gli operatori a scegliere la tecnologia più efficiente” per realizzarla ha assicurato il ministro dello sviluppo Federica Guidi.

“Per la prima volta l’Italia si dota di un piano che mette insieme diversi ministeri, diverse fonti di finanziamento, fondi propri di Regioni, dei privati: un mix e un tentativo di mettere a unità una serie di competenze e risorse in un quadro strategico che permetta questo paese finalmente di fare la sua rivoluzione digitale, e raggiungere gli obiettivi dell’agenda europea” ha detto il sottosegretario Graziano Delrio al termine del Cdm che ha approvato la Strategia italiana per la banda ultralarga e per la crescita digitale 2014-2020.

A latere ci dovrà essere poi l’attuazione del cosiddetto decreto ‘sblocca Italia’ arrivato alla firma del ministro Federica Guidi e il decreto legge sulla banda larga di cui si è parlato nei giorni scorsi ma che non è all’ordine del giorno. Per quest’ultimo il Governo ha preso tempo mentre oggi sono stati approvati due documenti ‘politici’, uno sulla banda ultra larga e uno sugli obiettivi di crescita digitale. Viene fissato un macro-obiettivo, identifica le aree di intervento, gli strumenti finanziari e stima le risorse necessarie. Un obiettivo ritenuto raggiungibile potrebbe essere quello di raggiungere il 45-55% della popolazione con il FTTB/FTTH e fino all’85% con il FTTC.

L’ambizione è quella di superare gli obiettivi dell’Agenda digitale europea ”portando i 100 mega all’85% della popolazione entro il 2020” ha detto il ministro Guidi, con un’Italia divisa in quattro aree di intervento, dalle città metropolitane alle aree rurali. Una serie di misure ad hoc verranno inserite in un provvedimento specifico, come ”il ‘servizio digitale universale’, un fondo di garanzia, un voucher di accompagnamento alla migrazione verso la fibra ottica e la convergenza di prezzo per i collegamenti in fibra ottica realizzati con sovvenzioni statali, al prezzo dei collegamenti in rame” si legge in una nota.

Quali le risorse da mettere in campo? “Perché i progetti di banda ultra larga, così come pare usciranno dal Cdm, si realizzino servono risorse pari a 12-15 miliardi di euro” dice Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, ai microfoni di SkyTg 24. “L’ho già detto al segretario nel corso delle riunioni tematiche al Nazareno – spiega – il piano Juncker approderà in Aula nelle prossime settimane, utilizziamo parte di quelle risorse a nostra disposizione per far sì che l’Italia diventi davvero un Paese veloce e moderno”.

In totale il bacino di risorse pubbliche a cui potenzialmente si potrebbe attingere supererebbe così i 13 miliardi. Dai fondi strutturali per il 2012-20 si possono ricavare 2,2 miliardi di euro, dai Fondi per lo sviluppo e la coesione (FSC) ex Fondi per le aree sottoutilizzate (FAS) si possono ottenere fino a 4 miliardi di euro anche se in teoria a far data dal 2017. Infine, secondo indiscrezioni, l’Italia avrebbe ‘prenotato’ fondi per la banda larga 7 miliardi di euro nell’ambito del piano Junker.

Convitati di pietra sono i privati. ”Le sole risorse pubbliche non saranno sufficienti” sottolinea il Cdm sollecitando un partnerariato pubblico privato. Vodafone ha già rilanciato l’idea di una newco con la partecipazione dello Stato e aperta a tutti gli operatori. ”Vogliamo partecipare attraverso aumenti di capitale con una quota rilevante nel veicolo che sarà individuato, in una partnership pubblico privato, in cui nessun operatore dovrà avere la maggioranza e con la presenza di un soggetto terzo, come Cassa Depositi e Prestiti in ruolo di guida e garanzia” dice l’ad di Vodafone Italia Aldo Bisio.

FONTE: ANSA.IT

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eCommerce: Italia in ritardo, fatturato 14 miliardi

eCommerce: Italia in ritardo, fatturato 14 miliardi

“In Italia siamo in ritardo sia per la percentuale di vendite online sia per le imprese che sono sul web”. A dirlo è Roberto Liscia, presidente Netcomm, diffondendo i dati del Consorzio secondo i quali “il fatturato delle vendite online italiane è di 14 miliardi di euro, siamo dietro alla Spagna dove si raggiungono i 17 miliardi”, ha aggiunto.

Secondo Liscia, le imprese italiane che vendono online sono solo il 4% del totale, la media europea è del 15%. I dati sono stati diffusi dal Consorzio del commercio elettronico Netcomm – che raggruppa le imprese del settore, in un incontro alla Camera dei deputati. “L’accesso alla banda larga è carente e la copertura finanziaria per gli investimenti ancora un interrogativo”, ha osservato Liscia.

Per Netcomm, la metà delle famiglie italiane ha un componente che acquista online. Il 93% di chi compra sul web dà un voto superiore al 7 all’esperienza d’acquisto. Inoltre, “negli ultimi tre anni i consumatori italiani online sono passati da 9 a 16 milioni”, ha concluso Roberto Liscia.

FONTE: ANSA.IT

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Tecnologia e Internet, i top e flop del 2014

Tecnologia e Internet, i top e flop del 2014

Droni e Google Glass, la musica in streaming, Uber sotto assedio, Instagram che supera Twitter e il sistema di pagamenti digitali dallo sfortunato nome, Isis. Sono questi, nel bene e nel male, alcuni degli argomenti ‘clou’ di tecnologia e Internet del 2014 anche sulla base dei dati di mercato e delle osservazioni degli analisti.

TOP DEL 2014

  • Droni: Boom nell’uso dei ‘mini aerei’ (fotogiornalismo, monitoraggio ambientale, situazioni di emergenza, test per consegne pacchi) in attesa che i vari paesi perfezionino regolamenti di volo. In Italia c’è, e l’Enac a sette mesi dall’entrata in vigore ha rilasciato 250 autorizzazioni.
  • iPhone 6: Apple guadagna terreno grazie ai nuovi melafonini. Secondo i dati Gartner (terzo trimestre 2014), le vendite dei dispositivi hanno segnato un +26%, da 30 milioni circa di unità dello stesso periodo del 2013 fino a 38,2 milioni del 2014. Piangono invece Samsung e Nokia.
  • Musica in streaming: Spotify, Deezer, Beats, Rhapsody. Sono alcuni dei servizi per ascoltare canzoni via web. Sono diventati così popolari che in Europa – dice Kobalt Music Publishing – hanno superato iTunes. Secondo la Fimi, lo streaming traina il settore della musica digitale, con ricavi in crescita del 20%.
  • Social privacy e Blackphone: Dopo le rivelazioni di Edward Snowden, diluvio di app che garantiscono l’anonimato (Secret, Whisper, Rooms di Facebook). Mentre spunta Blackphone, il primo cellulare anti-intercettazione: in commercio da luglio 2014, il primo lotto è andato sold-out in poche ore.
  • Instagram: La popolare app del fotoritocco supera Twitter in utenti attivi, è a quota 300 milioni (ne ha 284 il microblog dei cinguettii). Un risultato conseguito in quattro anni. Sono oltre 70 milioni le foto e i video condivisi tutti i giorni.

FLOP DEL 2014:

  • Google Glass: Finora la vendita non è stata mai veramente aperta al pubblico (per acquistarli bisogna iscriversi al programma Explorer) e il prezzo non è popolare, 1500 dollari. Le app per il dispositivo scarseggiano e un gruppo di sviluppatori si è ritirato per mancanza di mercato. Gli occhiali a realtà aumentata al momento hanno solo usi molto specialistici, ad esempio in medicina e chirurgia.
  • Smartwatch: Secondo la classifica stilata da Cnet, uno dei maggiori siti tecnologici statunitensi, sono tra i “fallimenti dell’anno”. Da Samsung a Motorola a Microsoft, molte aziende tech hanno sfornato diversi modelli, ma gli orologi intelligenti rimangono ancora in un limbo.
  • Uber: Nonostante attragga investitori, è stato un anno nero per l’app. E’ sotto assedio in diversi paesi per problemi che vanno dalla sicurezza dei passeggeri alla concorrenza con i tassisti. Le attività sono state bloccate in diversi luoghi, da Las Vegas a Francoforte, dalla Spagna all’India (su un conducente si é adombrata un’accusa di stupro). Sulla società pendono inoltre due cause civili a San Francisco e Los Angeles.
  • Fire Phone di Amazon: Lo smartphone in ‘3D’, con un sistema di riconoscimento dei prodotti da comprare in stile Shazam (app che riconosce le canzoni) a pochi mesi dal lancio sta terminando la sua esistenza al prezzo di 0,99 cent (in Usa, con contratto).
  • Portafoglio digitale ‘Isis’: Il sistema di pagamento ‘mobile’ dal nome uguale a quello dello Stato islamico. La società Usa ha cambiato nome scegliendo l’anonimo SoftCard, ma il progetto è affondato lo stesso.

 

FONTE: ANSA.IT

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Italia seconda in Ue per cloud computing

Italia seconda in Ue per cloud computing

L’Italia, dopo la Finlandia, è il secondo Paese nell’Unione Europea nella classifica delle imprese sopra i 10 addetti che usano di più il ‘cloud computing‘, ovvero la possibilità di accedere a infrastrutture online possedute da terzi. Lo rende noto Eurostat.

Praticamente, si tratta di tutte quelle aziende che non creano loro sistemi autonomi ma decidono di usufruire di strutture sulla ‘cloud’, gestite da altri.

Secondo Eurostat, il primato appartiene alla Finlandia, dove il 51% delle aziende utilizza questo sistema. Quindi l’Italia con il 40%, terza la Svezia (39%) e la Danimarca al 38%. La gran parte di queste società lavorano nel settore dell’informazione e delle comunicazioni, 45%. Queste imprese ricorrono a questa soluzione per gestire il loro traffico di e-mail (66%) e per immagazzinare files (53%).

FONTE: ANSA.IT

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Pro e contro di Bit Torrent Sync

Pro e contro di Bit Torrent Sync

Uno dei servizi più utili a disposizione di chi è raggiunto dalla banda larga è il backup sul cloud.

I dati presenti sul nostro computer sono soggetti a rischi fisici e logici. Esempi della prima categoria sono la rottura dell’hard disk, i fenomeni atmosferici, gli incendi ecc. possono rendere irrecuperabili i dati (o molto dispendioso il recupero). Esempi della seconda sono i virus,  i cavalli di Troia, gli accessi di hacker ecc.

Per tutelare i nostri dati possiamo adottare dei protocolli di sicurezza, utilizzare (ed aggiornare quotidianamente) programmi antivirus, anti-malware, utilizzare firewall fisici o logici.

Tutte queste cautele sono fondamentali, ma ancor più utile è fare una copia di riserva dei dati e custodirla in un luogo sicuro.

Da tempo sono disponibili servizi sulla nuvola quali Google Drive, Dropbox, Skydrive ecc. che rendono la creazione e la gestione dei backup semplicissime. Si installano, si crea una cartella sul desktop, si copia e incolla in quella cartella quanto si desidera duplicare. In server, di cui spesso è ignota per ragioni di sicurezza la localizzazione, viene creato un account a nostro nome e sincronizzata la cartella locale con quella remota. In qualsiasi momento è possibile recuperare il dato che viene permanentemente, oppure su nostro comando, sincronizzato. E’ anche possibile condividere uno o più file o cartelle con altri soggetti, a cui inviamo delle credenziali di accesso.

Non abbiamo quindi più alibi per non attivare un backup, salvo per due aspetti: il costo, atteso che questi servizi concedono gratuitamente uno spazio significativo, ma se se ne desidera di aggiuntivo occorre versare delle tariffe annuali; la privacy, atteso che, per quanto tali servizi offrano garanzie massime e siano gestite da multinazionali del settore, una copia dei nostri dati è comunque presente nei loro server.

Negli ultimi mesi è venuto alla ribalta un nuovo servizio, Bit Torrent Sync (http://www.bittorrent.com/intl/it/sync/download). Si tratta della tecnologia peer-to-peer che i più smaliziati conoscono perché viene utilizzato dalla pirateria internazionale per veicolare contenuti in violazione del diritto d’autore. Una volta installato sul nostro computer il programma si crea una chiave crittografica per rendere ancor più sicura la trasmissione dei dati. Dopo di che sarà sufficiente installare il medesimo programma su di un altro computer (che riceve la chiave dal primo) per ottenere la sincronizzazione dei file.

E’ uno strumento ideale per condividere i file (si può persino impostare una chiave di accesso temporanea), utile anche per creare un backup se possediamo due o più computer o se coinvolgiamo un parente o un amico. E’ più sicuro dei precedenti, nella misura in cui non esiste un server centrale (o meglio nella misura in cui il parente/l’amico sia affidabile), non costa nulla, ma incontra un limite di cui tenere conto: la sincronizzazione potrà avvenire solo nel caso in cui entrambi i computer siano accesi e collegati alla rete. A differenza dei servizi come Google Drive, Dropbox ecc., la mancanza di un server centrale, impedisce di procedere ad un upload e ad un download dei dati asincroni.

Prof. Avv. Alessandro Cortesi

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In arrivo Windows 10 e nuovo portale Msn

In arrivo Windows 10 e nuovo portale Msn

Windows 10 e il nuovo portale Msn, Microsoft scatenata. Dopo la giornata di presentazione del nuovo sistema operativo ‘unico’ per pc, smartphone e tablet. Ora tocca al nuovo portale Msn. Terminata infatti la fase sperimentale che da inizio settembre ha permesso di raccogliere le impressioni di oltre 80.000 utenti, è online il nuovo portale MSN di Microsoft: disponibile per 50 Paesi offre un’esperienza completamente rinnovata, all’insegna di cloud e mobilità. “MSN – spiega una nota – integra ora i contenuti delle più autorevoli fonti editoriali a livello mondiale disponibili in 11 sezioni tematiche e alcuni degli strumenti di produttività più utilizzati dagli utenti, come Outlook.com, Office, OneNote, OneDrive, Skype, Facebook, Twitter e anche Gmail. In questo modo, la piattaforma punta ad offrire agli utenti una porta di accesso privilegiata alle proprie passioni, digitali e non”.

“Le informazioni e le impostazioni personalizzate vengono condivise grazie al cloud e disponibili ovunque ci si trovi – aggiunge la nota – In questa direzione viene lanciata anche una suite di applicazioni MSN (conosciute in precedenza come Bing Apps), disponibili per dispositivi Windows 8.1 e Windows Phone 8.1 – presto anche per iOS e Android – e che includono Notizie, Meteo, Sport, Money, Salute e Benessere, Food & Drink e Viaggi. In questo modo, i consumatori possono godere della massima coerenza nella loro esperienza, indipendentemente che utilizzino le app sul proprio tablet o smartphone oppure che siano su MSN nel cloud”.

Windows 10, il debutto
ll successore di Windows 8 si chiama Windows 10. Mettendo la parola fine a tutta una serie di voci che avevano ‘battezzato’ con vari nomi, a partire da Windows 9. Il primo sistema operativo della casa di Redmond sotto la guida del nuovo CEO Satya Nadella segna così un netto stacco col passato. E’ un sistema operativo che realizza un sogno Microsoft: è ‘unico’, per Pc, smartphone e tablet, “per il più vasto numero di dispositivi di sempre”, ha detto Terry Myerson, capo della divisione OS di Microsoft, presentando oggi a San Francisco ad una platea scelta di giornalisti in anteprima la Technical Preview per PC, che sarà disponibile dal 1 ottobre.

Nessuna folla dei grandi eventi, o almeno non ancora, perché il successore di Windows 8 dovrebbe arrivare sugli scaffali a 2015 inoltrato, anche se di date per il momento non se ne parla. “Windows 10 rappresenta il punto di partenza per la nuova generazione di Windows – ha aggiunto Myerson -, che offre ai consumatori di abbracciare nuove modalità di lavoro, gioco e comunicazione. Questa sarà la miglior versione del nostro sistema operativo mai creata per i clienti aziendali, non vediamo l’ora di lavorare insieme alla vasta community Windows nei prossimi mesi per dar vita a Windows 10”.

Il nuovo sistema operativo “combina la familiarità di Windows 7 con la funzionalità di Windows 8”, ha spiegato dal canto suo Joe Belfiore, vicepresidente per i sistemi operativi. Con Windows 10 ritorna il menu Start che si combina con lo Start Screen di Metro: le ‘mattonelle’ ci sono ancora (e vi si possono eseguire le applicazioni del Windows Store che ora vengono aperte nello stesso formato dei programmi desktop) ma adesso si trovano a destra del menu in stile Windows 7. Fra le altre novità spiccano il centro notifiche, i desktop virtuali e la presenza dell’assistente digitale Cortana, diretta emanazione dell’assistente vocale di Windows Phone Cortana. Ci sono poi miglioramenti della funzionalità Snap, un nuovo pulsante Task View e funzionalità di ricerca, interna ed esterna avanzate.

Nel nuovo sistema è stata anche eliminata la barra degli Charm. Nella versione del browser Internet Explorer, la 12, poi ha come punto di forza le estensioni (paragonabili ai plug-in di altri browser) che però girano in un ambiente sicuro e virtualizzato. Windows 10, “progettato per le sfide delle aziende moderne”, è stato pensato per Pc, tablet e smartphone e la sua interfaccia si ‘aggiusterà’ su misura del dispositivo e del sistema di input utilizzati. Per il momento è stata mostrata solo la versione per PC, ma il suo ‘aspetto’ dovrebbe variare se si usa su un tablet e uno smartphone con il tocco delle dita oppure su un desktop con il mouse.

FONTE: ANSA.IT

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eBay si separa da PayPal

eBay si separa da PayPal

eBay si ‘separa’ da PayPal, decidendo lo spin off della sua società di pagamenti. Ebay e PayPal saranno due società indipendenti dal 2015. La decisione è un’inversione di tendenza rispetto a quanto dichiarato nei mesi scorsi dall’amministratore delegato, John Donahoe, che aveva definito un possibile spin off ”non una buona idea”. La mossa sembra mostrare come Donahoe abbia ceduto alle pressione dell’azionista Carl Icahn, che ha acquistato una quota nella società nei mesi scorsi.

Lo spin off di PayPal sembra anche rispondere alla sfida lanciata da Apple con il sistema di pagamenti ApplePay e all’ingresso di Alibaba. L’attuale presidente di eBay Marketplaces, Devin Wenig, sara’ l’amministratore delegato della nuova eBay, mentre il manager di American Express Dan Schulman guidera’ la nuova PayPal. ”Il panorama dell’industria sta cambiando e ogni attivita’ si trova ad affrontare sfide e opportunita’ diverse” afferma Donahoe, che seguira’ lo spin off.

Lo spin off mettera’ eBay e PayPal in posizioni migliori per competere. ”Per piu’ di un decennio eBay e PayPal – mette in evidenza Donahoe – hanno beneficiato dell’essere parte una dell’altra, creando valore per gli azionisti. Ma una revisione strategica con il nostro consiglio di amministrazione mostra come mantenere eBay e PayPal insieme al di la’ del 2015 sia meno vantaggioso dal punto di vista strategico e competitivo”.

FONTE: ANSA.IT

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Processo civile telematico, avvio in salita

Da AVVENIRE.IT 29/7/2014 –   – Non ci voleva un mago per capire che l’avvio del processo civile telematico non sarebbe stata una passeggiata: bastava essere entrati in una cancelleria di un tribunale per rendersi conto che, aldilà delle buone intenzioni, la carrozzeria della macchina della giustizia italiana non è all’altezza del nuovo motore. Il 30 giugno scorso è entrato ufficialmente in vigore il Processo Civile Telematico (PCT), cioè la smaterializzazione dei fascicoli delle cause civili, sostituiti da “files”. Ogni nuova causa dovrà essere obbligatoriamente iscritta a ruolo telematicamente, mediante la creazione di un fascicolo “virtuale” nel quale andranno via via a confluire tutti i vari atti del procedimento: verbali, memorie, consulenze tecniche, provvedimenti del giudice e così via sino alla sentenza. Ne discende che dalle cancellerie dovrebbero scomparire i fascicoli cartacei, in quanto gli atti e i provvedimenti telematici non dovrebbero più essere stampati. Le domande da porsi, a fronte delle indubbie potenzialità dell’innovazione sono: siamo pronti? abbiamo le strutture informatiche adatte? i software utilizzati sono sicuri? Per quanto riguarda il Tribunale di Milano, capofila dell’utilizzo del sistema, il processo telematico era già partito in via “facoltativa” da tempo, ma l’introduzione dell’obbligo sta facendo emergere una serie non irrilevante di problemi. Per creare questo fascicolo virtuale viene infatti utilizzato un software, denominato “Consolle”, messo a disposizione – con specifiche diverse – di avvocati e magistrati; spesso però si verificano problemi di accesso: non si riesce a consultare i registri di cancelleria di tutti i Tribunali collegati; con cadenza periodica il sistema viene totalmente bloccato per gli aggiornamenti, ma non nelle medesime giornate per ogni Tribunale e non sempre gli interventi programmati rispettano i tempi previsti; il software si blocca in caso di aggiornamenti della piattaforma JAVA, con la necessità di disinstallare e reinstallare la versione di Java più aggiornata e di “riscaricare” Consolle; se la smart card necessaria all’accesso scade, si rompe o si smagnetizza bisogna attendere giorni per la sostituzione; per non parlare degli eventi straordinari (il fulmine che manda in corto circuito il server, ad esempio: è già successo). Oltre a questi problemi di natura strettamente tecnica ce ne sono altri legati alla disponibilità di mezzi: non tutti i magistrati “togati” sono in possesso di un proprio pc ma devono condividerlo con i colleghi e quindi non sono in grado di leggere i file a video, ma devono necessariamente averne copia cartacea, e quindi ecco già nata la prassi della “copia di cortesia” da depositare in cancelleria a soccorso del giudice. Non parliamo poi dei magistrati onorari, che nei principali Tribunali italiani svolgono una importantissima parte del lavoro, per i quali non esiste nessun applicativo dedicato e che spesso non hanno a disposizione nemmeno una stanza propria, figuriamoci un pc. D’altro canto, che questo sistema non sia stato adottato in nessun altro Paese europeo, neppure in quelli più avanzati dal punto di vista tecnologico e con un minor numero di cause civili e che in altri paesi (alcuni Stati americani) sia stato introdotto e poi abbandonato, dovrebbe far riflettere sia sulle difficoltà di utilizzo e sia su un altro aspetto: quello della sicurezza dei dati e al pericolo di attacchi da parte di hackers. Come ciliegina sulla torta, dallo scorso 6 giugno è scattato l’obbligo della fatturazione elettronica per i fornitori di beni e servizi alle Pubbliche amministrazioni, compreso il settore della Giustizia. Da quella data, consulenti tecnici, periti, interpreti, società che si occupano di trascrizione, avvocati (per il patrocinio a spese dello Stato e le difese d’ufficio) devono obbligatoriamente presentare una fattura elettronica che prevede un’ingarbugliata procedura; peccato che a distanza di quasi due mesi dall’introduzione dell’obbligo il Ministero non abbia ancora creato il “canale” attraverso il quale inviare le fatture. E i pagamenti rimangono virtuali come le fatture. Ettore Cappetti

Fonte http://www.associazionenazionaleavvocatiitaliani.it/?p=25397

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Google, nel 2015 arriverà il tablet 3D

Google, nel 2015 arriverà il tablet 3D

Il tablet con sensori 3D di Google, figlio di “Project Tango”, arriverà sul mercato nel 2015 e sarà realizzato in collaborazione col produttore sudcoreano LG.
L’annuncio è arrivato dal colosso di Mountain View nel secondo giorno della conferenza per gli sviluppatori di San Francisco.
Svelato a febbraio, “Tango” è il progetto di Google volto a realizzare smartphone e tablet con sensori 3D in grado di creare mappe tridimensionali dell’ambiente circostante e diventare potenziale strumento per applicazioni di realtà aumentata e ludiche. L’obiettivo di Google, come annunciato durante una sessione della conferenza per gli sviluppatori appena chiusa in California e riportato da The Verge, è di portare una prima versione del tablet ai consumatori all’inizio del prossimo anno.
I sensori dei dispositivi “Tango” sarebbero in grado di raccogliere oltre 250mila rilevazioni tridimensionali al secondo e aggiornare la propria posizione in tempo reale. Fra le possibili applicazioni, oltre ai giochi anche la ”navigazione indoor”, ovvero la possibilità di prendere le misure di luoghi e spazi interni per muoversi meglio, anche ad uso di persone con disabilità visiva.

FONTE: ANSA.IT

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In Italia il primo bancomat Bitcoin

In Italia il primo bancomat Bitcoin

E’ attivo in Italia il primo sportello ‘bancomat’ Bitcoin. Fare operazioni con la moneta virtuale è possibile a Roma, presso Luiss Enlabs – La Fabbrica delle Startup, in occasione della quarta edizione del ”No Cash Day”. Il Robocoin Kiosk è l’unico Atm Bitcoin, ossia il primo sistema che permette di acquistare ‘in automatico’ la moneta virtuale, ad essere bidirezionale.
L’operazione di accensione, rende noto Luiss Enlabs, è stata eseguita da Jordan Kelley, amministratore delegato della società e da Federico Pecoraro, l’imprenditore che ha importato sul mercato nazionale la novità americana e che è il primo al mondo ad averne acquistate due unità. Il dispositivo è un vero e proprio ‘bancomat’ Bitcoin che permette di acquistare o vendere la moneta virtuale in modo legale attraverso un schermo touch grazie a Bitstamp, una delle più grandi piattaforme mondiali di compra-vendita di criptovalute.
Il livello di sicurezza, si legge nella nota, ”è altissimo grazie anche alla scansione palmare, del codice fiscale, di un documento di identità e di una foto”. Alto 193 centimetri e largo 91, pesante oltre 5 quintali, il Robocoin Kiosk utilizza la tecnologia di identificazione biometrica basata sul sistema di riconoscimento vascolare del palmo della mano.
Sportelli di questo tipo sono presenti finora su quattro continenti per un totale di 50 unità: sette sono negli Stati Uniti e poi in Estremo Oriente, in Europa e Australia.

FONTE: ANSA.IT

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