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La crittografia quantistica corre sulla fibra ottica

La crittografia quantistica corre sulla fibra ottica

I fotoni saranno l’elemento cardine del futuro sviluppo digitale, in tanti ambiti: compresa la crittografia, cioè la tecnologia base senza la quale non sarebbe possibile usare internet in modo sicuro.

Bisogna sapere che il computing quantistico potrebbe mettere in crisi l’attuale crittografia: grazie a un’enorme potenza di calcolo, forse permetterà ai malintenzionati di indovinare le chiavi crittografiche generate con l’attuale tecnologia. Significa: addio a e-commerce e e-banking; ma anche addio all’attuale sistema bancario e borsistico, che utilizza le reti con algoritmi crittografici per scambi e ordini.

Dalla quantistica può arrivare però anche la soluzione. «La definizione corretta di Quantum Key Distribution (Qkd), riassumibile come un protocollo per generare e scambiare in assoluta sicurezza delle chiavi segrete tra due corrispondenti per usi crittografici, mediante particelle elementari e sfruttando le leggi della meccanica quantistica», spiega Bovino. La fisica dei quanti è in grado di distribuire in due luoghi distanti stringe di bit strettamente correlate con la promessa che nessuna copia di questi bit possa essere ricostruita altrove. Questo avviene grazie alle leggi della natura e non per assunzione matematica (a differenza della crittografia tradizionale). I fondamenti sono il principio di indeterminazione di Heisenberg (1927), secondo cui l’atto stesso di osservare una particella o misurarne le proprietà ne cambia le caratteristiche.

La trasmissione di questi bit a distanza deve però avvenire su fibra ottica, per essere efficiente, e quindi sulle grandi reti a banda ultra larga che stanno nascendo nel mondo. I progetti di Qkd più ambiziosi sono ora negli Usa (da parte dell’organizzazione di ricerca la Battelle, che sta realizzando un link Qkd di 700 chilometri) e in Cina (da parte del Governo cinese, su collegamento satellitare). In Italia Selex-Es ha realizzato due prototipi di sistemi Qkd, anche grazie a finanziamenti pubblici, italiani ed europei.

Secondo Global industry Analysts, il mercato Qkd varrà 1 miliardo di dollari nel 2018. Sarà importante non solo per garantire il funzionamento degli attuali servizi di rete (ecommerce, ebanking, cloud), ma anche delle loro evoluzioni sicure: le infrastrutture critiche di un Paese (bancarie, sanitarie, elettriche…) si reggeranno sempre più, infatti, sullo scambio e la conservazione di dati.

L’intero settore della fotonica valeva 10 miliardi di euro in Italia, nel 2013, con ritmi di crescita del 10 per cento annui. Nei tre giorni organizzati a Napoli, esperti del settore, docenti e ricercatori di università, enti di ricerca e imprenditori parteciperanno a sessioni tecniche, tavole rotonde e simposi. Il Convegno sarà presieduto da Ivo Rendina (Chairman) del Consiglio Nazionale delle Ricerche e da Roberto Gaudino (Co-Chairman) del Politecnico di Torino. La sessione inaugurale di Fotonica 2014 sarà dedicata al ruolo della fotonica per la sicurezza dell’ambiente. Tra i vari aspetti trattati ci saranno i laser per applicazioni in campo industriale e biomedicale. Microscopia e sensoristica per la rivelazione di parametri ambientali e della qualità dei cibi; le celle solari per la produzione di energia rinnovabile e l’illuminotecnica con le lampade a risparmio energetico; le tecniche di controllo del territorio via satellite (quali il monitoraggio della qualità del suolo e delle acque dolci e salate) e le applicazioni per la sicurezza dei cittadini (homeland security), fino alle tecniche per la valorizzazione e la salvaguardia del patrimonio artistico.

FONTE: SOLE 24 ORE

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Nokia Treasure Tag: basta oggetti smarriti

Nokia Treasure Tag: basta oggetti smarriti

A tutti e’ capitato, nella frenesia quotidiana, di dimenticare a casa, o in macchina, un oggetto importante, con Nokia Treasure Tag questo non accadra’ piu’.
Applicato a chiavi, borse o persino al portafoglio, Nokia Treasure Tag e il Nokia Lumia associato emettono un avviso sonoro nel momento in cui i due dispositivi vengono separati.
Collegare i dispositivi e’ semplice, sia che si utilizzi la connessione NFC o si ricerchi il Tag attraverso le impostazioni Bluetooth* del proprio smartphone o grazie all’app Treasure Tag disponibile sul Windows Phone Store.

Per semplificare l’operazione, la prima volta che il tag viene collegato al Lumia comparira’ automaticamente la richiesta di download. Se una mattina si esce di casa senza uno dei due, entrambi emetteranno un forte segnale acustico. Nel caso in cui l’oggetto smarrito, collegato al Nokia Treasure Tag, sia abbastanza vicino si sentira’ il segnale acustico, nel caso in cui invece questo sia molto lontano sara’ possibile rintracciarlo grazie alle mappe HERE e localizzarlo cosi’ in pochi attimi. E’ possibile collegare al proprio Nokia Lumia fino a quattro diversi Tag contemporaneamente e assegnare a ciascuno un’icona, scegliendo tra quelle gia’ presenti nell’app o personalizzandola con una foto scattata con il proprio device. I diversi Tag possono essere aggiunti alla schermata iniziale come Live Tile, avranno un colore identificativo relativo al Tag assegnato e saranno aggiornati in base all’ultima posizione rilevata. In questo modo bastera’ un click per ritrovare cio’ che si cerca.

Qualora si decidesse di lasciare a casa la borsa (con il Tag), bastera’ tenere premuta a lungo l’icona per disattivarlo, oppure si potra’ rendere l’avviso silenzioso o ancora attivare la modalita’ sleep dall’applicazione Nokia Treasure Tag.
La batteria e’ del tipo standard “coin cell” (CR-2032), con durata fino a sei mesi, ed e’ situata sul retro del Tag e puo’ essere sostituita. Nokia Treasure Tag e’ un accessorio pratico e discreto, e le sue dimensioni e peso (30 x 30 x 10 mm e 13grammi) lo rendono piu’ leggero di un comune portachiavi. Il Tag sara’ disponibile in quattro diversi colori (ciano, giallo, bianco e nero) a un prezzo di vendita consigliato di 24,90 Euro. L’inizio della distribuzione e’ previsto per aprile.
Nokia Treasure Tag potra’ essere utilizzato sui dispositivi Lumia con aggiornamento Lumia Black. Saranno inoltre disponibili applicazioni di terze parti per renderlo compatibile con i sistemi Android e iOS.

FONTE: AGI.IT

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La cancelliera Merkel e l’idea di una rete europea anti spioni

La cancelliera Merkel e l’idea di una rete europea anti spioni

Si era già mossa lo scorso luglio, Angela Merkel, quando aveva pubblicamente fatto pressione sull’Unione Europea per obbligare le Internet company (americane) a rendere note le identità degli utenti le cui informazioni sono archiviate nei loro data center. Ora la cancelliera tedesca è intenzionata ad andare oltre e lo prova il discorso fatto sabato scorso (nel consueto appuntamento via podcast pubblicato sul sito del governo) in cui ha anticipato la proposta che andrà a discutere nei prossimi giorni con il presidente francese Francois Hollande. Di che proposta si tratta?

La Merkel vorrebbe creare una sorta di “Internet europea”, protetta a doppia mandata da qualsiasi azione di spionaggio – lo scandalo Datagate, fra le cui vittime c’è anche la numero uno di Berlino, ha evidentemente lasciato il segno – e pensata per assicurare la totale sicurezza delle comunicazioni. Il fantomatico network continentale, in altri termini, eviterebbe per esempio che i dati inviati via mail attrversino l’Atlantico e transitino dai server localizzati negli Stati Uniti. È solo una provocazione, quella della cancelliera? Il segno di un mai velato ostracismo nei confronti delle grandi multinazionali della Rete (Google, Facebook e altre) made in Usa? Il Sole24ore.com ha chiesto a due addetti ai lavori un giudizio sulla proposta, ricavandone le seguenti impressioni.

Secondo Paolo Lezzi, esperto di sicurezza informatica e amministratore delegato di Maglan Europe, multinazionale israeliana specializzata in materia di information security, l’idea del premier tedesco “sembra vaga e pone diversi quesiti sulla propria praticabilità ed efficacia. La nascita di una segmentazione di Internet a livello europeo – spiega infatti Lezzi – comporta una volontà di condivisione di intelligence tra i Paesi membri, che non darei così per scontata. Una rete di queste dimensioni inoltre necessita un enorme attività di governo e monitoraggio e ha tempi di setup molto lunghi”. Per non parlare, ovviamente, dei possibili costi.

E c’è quindi un problema di natura tecnica. “Per difendere i dati – questa la precisazione dell’esperto – è importante utilizzare sistemi di criptazione avanzata diffusi a tutti i livelli, da quello governativo a quello del business fino ai privati cittadini ma la tecnologia da adottare deve essere completamente sviluppata e certificata in Europa. Siamo quindi sicuri di privarci di tutte le comodità dei grandi provider americani (e cioè le varie Google, Microsoft, Apple, Facebook, Twitter, LinkedIn, Skype e via dicendo, ndr) e che una scelta di questo tipo tuteli maggiormente la privacy dei cittadini e soprattutto non limiti la loro libertà d’azione?”.

Possibilista all’idea di un network europeo, almeno in teoria, è invece Andrea Rangone, direttore degli Osservatori Ict del Politecnico di Milano del Polimi, secondo cui la proposta della Merkel “è opportuna perchè è arrivato il momento che anche l’Europa prenda delle posizioni in materia di Web e metta a punto una propria rete di comunicazioni. Se questo passo verrà in futuro confermato, avrà delle importanti ripercussioni economiche in quella che è diventata una partita geopolitica a livello mondiale”. Gli effetti di una rete telematica continetale, secondo Rangone, sarebbero evidenti in ragione del fatto che “all’interno della net economy gli americani sono da sempre leader indiscussi e la Cina è l’unica nazione che finora ha deciso di mettere dei paletti a questa espansione statunitense, attraverso una propria autonomia e un rigido controllo di Interent. Ora potrebbe essere arrivato anche il momento dell’Europa”.

FONTE: IL SOLE 24 ORE

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Circa il 60% del traffico Internet è generato da macchine e non dagli umani

Circa il 60% del traffico Internet è generato da macchine e non dagli umani

Cosa pensereste se ogni cento persone che incontrate quotidianamente circa sessanta fossero fantasmi? Niente paura, è un rischio che nella vita reale non esiste. In quella virtuale, invece, pare sia ormai una consuetudine. E fra tweet, post e navigazioni varie, ogni giorno ci imbattiamo in qualcosa che non esiste. In qualcosa di creato artificialmente, di non umano, di impalpabile.

Lo stabilisce uno studio del sito Statista.com destinato a far discutere. Un’analisi molto dettagliata e approfondita dalla quale emerge un risultato che lascia un po’ tutti a bocca aperta. Circa il 60% del traffico Internet, secondo Statista, non è generato dagli esseri umani ma dai “bot”, cioè da utenti inesistenti creati da un software. Agli uomini, invece, resta un misero 38.5% del traffico totale.

Lo studio si basa su una ricerca che, nel 2013, ha analizzato 1,45 miliardi di visite in 20mila siti sparsi in 249 Paesi del mondo, ed ha stabilito anche la bontà dei bot. Proprio così, la bontà. Perché in realtà esistono i bot buoni e quelli cattivi. Quelli buoni, che generano il 31% del traffico Internet globale, sono per esempio quelli utilizzati da Google per l’indicizzazione delle varie pagine web. I bot cattivi, invece, con all’attivo il 30.5% del traffico globale generato, sono quelli utilizzati dai cracker che diffondere spam e altra spazzatura in giro per la Rete.

Il dato definitivo, dunque, è decisamente disastroso. Quasi due terzi del traffico Internet mondiale è di origine fasulla (e chissà se i pubblicitari lo sanno). Di questi due terzi, poi, metà appartiene ai criminali 2.0 che cercano in modo illecito di ricavarne un profitto. Chi credeva che l’illegalità online riguardasse solo gli sconosciuti meandri del deep web, forse dovrà ricredersi. I bot sono online come noi, e forse anche di più. Basta imparare a conviverci.

FONTE: IL SOLE 24 ORE

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Consumatori sempre più app dipendenti. Si apre l’era del computing consapevole

Consumatori sempre più app dipendenti. Si apre l’era del computing consapevole

Un paradigma sempre più pervasivo. O, più semplicemente, un fenomeno che condizionerà sempre di più la vita di milioni e milioni di persone. Le app mobili toccheranno quota 268 miliardi di download entro il 2017 e, questo il dato che gli analisti di Gartner mettono in particolare evidenza, gli utenti forniranno volontariamente ogni giorno informazioni personali a più di 100 fra servizi e applicazioni (principalmente gratuite) scaricate sui propri dispositivi.

Molte delle informazioni che segnano il quotidiano di ogni individuo si incanaleranno nelle app mobili per alimentare i Big Data stivati nelle sconfinate sale macchine dei grandi service provider, Google in testa. Cambierà il modo in cui le persone interagiranno con le app e questo cambiamento sarà dettato per l’appunto dai dati personali degli utenti, dai loro post, dai siti da loro navigati, dalle loro immagini postate sui social network e da molto altro ancora. Esisterà un app per ogni cosa, dall’intrattenimento alla domotica, e prenderà corpo via via il concetto di “cognizant computing”, di computing consapevole. L’evoluzione ulteriore, stando alla definzione coniata proprio da Gartner, del personal cloud, in cui servizi e messaggi pubblicitari sono inviate in modo automatico e profilato ai consumatori.

Il ruolo dei device indossabili
Le aziende e i grandi brand soprattutto, fanno notare da Gartner, ricorrono sin d’ora alle app per attuare le rispettive strategie di “engagement” dell’utente; con il crescere dei livelli di adozione di questo strumento e con l’aumentare dell’uso di device mobili e indossabili (come i Google Glass e gli smartwatch) sempre connessi, il ruolo delle applicazioni mobili diventerà ancora più importante.
Nell’arco dei prossimi tre-quattro anni, dice ancora lo studio della società americana, il fenomeno consoliderà la propria presenza in altri ambienti, interessando non più solo smartphone e tablet ma anche elettrodomestici, automobili (i sistemi di infotainment delle vetture) e per l’appunto i cosiddetti “wearable device”, che nel 2017 catalizzeranno la metà di tutte le interazioni con le app. Orologi intelligenti e occhialini con la realtà aumentata sfrutteranno le applicazioni in più vesti, come canale per lo scambio dei dati, come interfaccia utente e come “tool” per la creazione e il consumo di contenuti o la connettività.

La casa intelligente
L’era che ci apprestiamo a vivere, nel segno delle app, si tingerà di sistemi e tecnologie che gli analisti considerano veicoli per il computing consapevole, un’era in cui l’analisi delle informazioni digitali prodotte dal singolo utente (dati personali e relativi alla sua localizzazione, abitudini e preferenze, amici e contatti) cresceranno esponenzialmente in valore e in volumi. Già nel 2015, secondo Gartner, il cognizant computing sarà uno dei principali abilitatori delle soluzioni per la casa intelligente, interpretando i bisogni e le necessità dell’utente per gestire, tramite una batteria di dispositivi interconnessi fra di loro, specifiche mansioni dentro le mura domestiche, dall’accensione del condizionatore a un determinato orario alla richiesta di assistenza medica se si verifica un’emergenza.

Un nuovo fronte di sfida per Google & Co.
Chi beneficerà, fra le grandi firme dell’hi-tech, di questa rivoluzione annunciata? Gli analisti sono convinti che in una posizione di vantaggio vi siano le varie Google, Amazon, Facebook ed Apple, e cioè aziende capaci di aver costruito in questi anni una stretta relazione con gli utenti, sfruttando tale relazione come fonte primaria per immagazzinare dati da analizzare in forma predittiva. Il computing consapevole, i dati che viaggiano nella cloud, le app: la vita digitale degli individui si snoderà attraverso questi elementi. Alla faccia della privacy di ognuno di noi.

FONTE: IL SOLE 24 ORE

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Apple cede: rimborserà i genitori per gli acquisti di app fatte senza consenso dai bambini

Apple cede: rimborserà i genitori per gli acquisti di app fatte senza consenso dai bambini

Apple rimborsa milioni di dollari a genitori che si sono visti addebitare costi per upgrade di app e giochi su iPhone e iPad effettuati dai figli senza il loro consenso. Cupertino patteggia con la Federal Trade Commission, l’antitrust americana, che l’accusa di non aver propriamente comunicato ai clienti, soprattutto genitori, che una volta immessa la password si apre automaticamente una finestra di 15 minuti durante la quale sono ammessi acquisti senza limiti dall’App Store.

Finestra della quale molti bambini hanno approfittato senza avvertite i genitori che, ignari, si sono poi visti addebitare costi non approvati. Un ‘problema’, questo, di cui – secondo la Ftc – Apple è consapevole dal 2011 ma che non ha mai risolto. “Tutelare i bambini è la priorità dell’App Store dall’inizio e Apple è orgogliosa di aver creato standard per i negozi online rendendo l’App Store un posto sicuro per i clienti di tutte le età. L’accordo di oggi estende il nostro programma di rimborsi per gli acuisti nelle app effettuati senza il permesso dei genitori” afferma Apple in una nota.

Lo scorso febbraio Apple ha patteggiato una class action sullo stesso tema, pagando decine di milioni di dollari a più di 23 milioni di clienti. In una email ai dipendenti l’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, critica la Ftc per aver “continuato un caso che era già stato patteggiato. Comunque quanto proposto dalla Ftc non ci richiede nulla che non stiamo già facendo per questo abbiamo deciso di accettare invece di imbarcarci in una lunga battaglia legale”. L’accordo con l’antitrust americana richiede a Apple anche di rivedere le pratiche con cui ottiene il consenso per i pagamenti sugli acquisti per le app entro il marzo 2014″.

L’intesa con la Ftc arriva mentre Apple si prepara a uno sbarco in grande in Cina: l’accordo con China Mobile, il primo operatore telefonico al mondo, si concretizzerà venerdì, con i primi iPhone China Mobile in vendita. Milioni di ordini sono già stati effettuati, afferma il presidente del colosso cinese Xi Guoha. L’accordo fra le due società va al di là dell’iPhone e prevede una più ampia collaborazione fra Apple e China Mobile. Cook si dice “molto ottimista” sul risultato della collaborazione. “Ci stiamo conoscendo, è solo l’inizio. Ritengo che ci siano molte cose che le nostre società possono fare insieme”.

FONTE: IL SOLE 24 ORE

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Scrivere sms camminando altera la postura

Scrivere sms camminando altera la postura

Sono sempre più numerose le persone che in strada camminano a testa china sul cellulare, intente a scrivere o a leggere messaggi. Ebbene, secondo uno studio pubblicato sulla rivista PLOS ONE, questo modo di fare ormai diffuso soprattutto tra i giovani altera la postura e l’equilibrio e può mettere a rischio l’incolumità del pedone e magari a lungo andare provocare dei danni alla schiena.

L’indagine è stata condotta dalla University of Queensland.

FONTE: ANSA.IT

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Microsoft proporrà server fuori da Usa

Microsoft proporrà server fuori da Usa

Microsoft proporrà ai clienti non americani di conservare i dati personali su server che si trovano al di fuori degli Stati Uniti. Lo scrive il Financial Times citando il capo dei legali di Redmond, Brad Smith, il quale, pur essendo consapevole che le altre grandi società tech Usa sono contrarie all’ipotesi, considera indispensabile farlo dopo il Datagate. La National Security Agency (Nsa) americana ha messo sotto sorveglianza i dati di paesi come il Brasile e anche dell’Ue, secondo Snowden.

FONTE: ANSA.IT

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La casa intelligente

La casa intelligente

Il mercato della domotica e dell’automazione casalinga è in grande fermento, e all’ultimo Consumer Electronic Show si sono viste parecchie novità interessanti (e Nest era presente con un nuovo prodotto, un rilevatore di fumo intelligente). Prese comandabili con app su smartphone e tablet, sensori che misurano la qualità dell’aria, sistemi di allarmi modulari e semplici da installare, elettrodomestici che comunicano via chat o sms: c’era di tutto a Las Vegas, ma la sensazione è che manchi ancora una direzione comune, che il settore sia disperatamente alla ricerca di uno standard condiviso e di un paradigma di prodotto cui ispirarsi.

È un po’ la situazione dei riproduttori di file musicali prima dell’iPod: c’erano già diversi apparecchi sul mercato, ma fu Apple a inventare il paradigma del lettore mp3. E anzi l’inventore fu Tony Fadell: nel suo libro appena uscito su Jonathan Ive, Leander Kahney racconta proprio di come Jobs insistette per assumere Fadell, che aveva già realizzato un prototipo di lettore multimediale piccolo e facile da usare. E spiega anche che i rapporti tra Ive e Fadell divennero anno dopo anno sempre più tesi, finche quest’ultimo fu costretto a lasciare Apple nel 2008.

 Dopo due anni fondò Nest Labs, insieme con un Matt Rogers, altro ex dipendente Apple: frustrato dall’esperienza avuta costruendo la sua nuova casa, Fadell cercò di portare nell’automazione domestica l’idea di semplicità e accessibilità che aveva fatto dell’iPod un prodotto vincente (anzi di più, un’icona culturale). Nest è un termostato bello da vedere e semplice da usare, capace di apprendere le abitudini di chi lo usa, regolando automaticamente la temperatura in base alle effettive esigenze e spegnendosi il riscaldamento in caso di lunghe assenze.

Venduto per ora solo negli Usa (e all’inizio principalmente negli Apple Store), costa 250 dollari, circa il doppio di un termostato elettronico tradizionale. “Ma si ripaga con i risparmi che permette di realizzare, per una casa media circa 300 dollari l’anno”, spiegava Fadell al lancio, nel 2010.

FONTE: LA STAMPA

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Dal 2014 caricabatterie notebook uguali per tutti

Dal 2014 caricabatterie notebook uguali per tutti

Entro i primi mesi del 2014 la International Electrotechnical Commission emanerà delle nuove linee guida sui caricabatterie per i notebook che faranno si’ che siano intercambiabili tra dispositivi di diversi produttori. Lo ha annunciato la stessa commissione, specificando che la misura servira’ a ridurre i rifiuti elettronici. Le specifiche riguarderanno tutti gli aspetti dei dispositivi, dalle connessioni alle caratteristiche elettriche.

“Ogni anno miliardi di caricabatterie esterni sono trasportati nel mondo, e il loro peso va da 300 a 600 grammi”, spiega il comunicato. “Di solito non sono utilizzabili su diversi dispositivi, vengono persi o rotti – continua – portando in qualche caso alla rottamazione di computer che potrebbero funzionare perfettamente. Si stima che i rifiuti elettronici relativi a tutti i caricabatterie dei dispositivi elettronici, sia computer che per comunicazione, siano piu’ di mezzo milione di tonnellate all’anno, l’equivalente di 500mila auto”.

FONTE: AGI.IT

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