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Facebook sale a bordo di Uber, l’auto si prenota in chat

Facebook sale a bordo di Uber, l’auto si prenota in chat

Per prenotare una corsa in auto, negli Usa basterà chattare con Uber. Facebook ha introdotto infatti la possibilità di usare Messenger per contattare il servizio alternativo ai taxi, avviando una conversazione con Uber o cliccando sulla nuova opzione “trasporti”.

Così facendo, l’utente non dovrà lasciare la chat, dove magari sta organizzando un’uscita con gli amici. La possibilità, spiega Facebook, sarà introdotta anche in altri Pesi ed allargata ad altri partner. Secondo il Wsj, tra questi ci sarebbe anche Lyft, primo rivale di Uber in Usa.

L’opzione ‘trasporti’ su Messenger porta il servizio ad assomigliare sempre di più alle chat asiatiche, in primis WeChat, una piattaforma su cui fare tutto, dal prenotare un’auto a comprare merci a scambiarsi denaro. Su questa scia, la compagnia di Zuckerberg negli ultimi mesi ha introdotto diverse novità. Su Messenger è infatti possibile inviare denaro tra utenti, contattare un’azienda o seguire le fasi di una spedizione. Quanto a Facebook, oltre al tasto “compra” accanto alle inserzioni pubblicitarie, è in fase di test una sezione “Shopping” che raggruppa in un unico posto tutti gli annunci.

 Su Messenger, che conta 700 milioni di utenti mensili, Facebook sta spingendo anche con novità meno significative, ma in grado di far crescere l’apprezzamento degli utenti. L’ultima, ad esempio, è la possibilità di assegnare un colore ai propri messaggi che finora sono stati racchiusi in “nuvolette” azzurre.

  Ieri, mercoledì 16 dicembre, intanto l’Europa è intervenuta sulle norme a tutela dei dati personali con pene molto severe alle aziende che compiono abusi. E ha dato via libera ai singoli Stati membri sulla soglia di età minima, tra i 13 e i 16 anni, per accedere ai social media (Facebook ma anche Twitter) senza il consenso scritto dei genitori. L’intesa è stata raggiunta nel negoziato tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo sul Data protection package. E’ un testo che dopo venti anni aggiorna la politica europea su un tema molto sentito dai cittadini come il controllo e la gestione dei propri dati personali.

FONTE: ANSA

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La chat di PlayStation verrà intercettata per prevenire attacchi terroristici

La chat di PlayStation verrà intercettata per prevenire attacchi terroristici

Dopo un vertice sulla sicurezza in previsione del Giubileo, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha dichiarato che il Governo inizierà a prendere le misure necessarie per intercettare le chat di PlayStation 4. “Un tempo lo scambio delle notizie avveniva solo per telefono”, dichiara su Repubblica“Oggi gli strumenti sono molti di più e la rete offre infinite opportunità: per questo dobbiamo potenziare i nostri sistemi di intercettazione e questo oggi abbiamo deciso. Sulle PlayStation? Sì, ma anche su tutte quelle chat legate ad altri programmi come, ad esempio, quelli per scaricare musica“.

La decisione arriva dopo le dichiarazioni del Ministro belga Jan Jambon a Politico che avevano messo in guardia sul fatto che l’ISIS potesse utilizzare PlayStation Network per comunicare in maniera sicura. Le sue parole sono state poi irresponsabilmente collegate con gli attacchi di Parigi, quasi ci fosse una connessione diretta tra la tragedia e la console, correlazione prontamente smentita in ogni modo, anche dalla stessa Sony.

Ovviamente questo non vuol dire che la chat della console non possa essere usata per scopi illeciti, ma solo perché è uno dei tantissimi modi in cui le persone oggi possono comunicare tra di loro.

FONTE: WIRED

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The Facebook Experiment

The Facebook Experiment

Un esperimento collettivo nello stile della psicostoria di Asimov: un gruppo con Facebook, l’altro senza. E dopo una settimana i test rivelano chi si sente meglio.

Facebook migliora la nostra vita… o la peggiora? Un dubbio che probabilmente prima o poi è venuto a tutti, abituati – obbligati! – come siamo a frequentare i social netwok come routine quotidiana. Il danese Happiness Research Institute ha condotto un test (The Facebook Experiment) su 1095 persone divise in due gruppi: il primo doveva usare FB come di consueto (sempre), il secondo ha dovuto smettere per una settimana – guadagnandoci, pare, in umore.

L’ERBA DEL VICINO.

Facebook è un formidabile propagatore di notizie, link e informazioni più o meno rilevanti. Ma è anche il luogo in cui ognuno condivide (o forse meglio dire, esibisce) i suoi momenti migliori: foto di viaggi e feste, riunioni di amici sorridenti, deliziose esperienze culinarie. Sottoposti a questa inondazione di attimi gratificanti altrui, scatta l’invidia e ci ritroviamo a comparare la nostra vita a quella degli altri: una dinamica che produce insoddisfazione, tanto che i frequentatori del social network hanno il 39% di probabilità di sentirsi meno felici dei loro amici.

Come dice la ricerca, «piuttosto che concentrarci su ciò di cui abbiamo davvero bisogno, abbiamo l’infelice tendenza a focalizzarci su ciò che hanno le altre persone».

LA QUALITÀ DELLA VITA SENZA FB.

Lo studio evidenzia anche altri effetti nocivi di Facebook e quanto liberarsene migliorerebbe la qualità della vita. Per esempio, l’88% dei soggetti campione che ne sono rimasti lontani per una settimana ha detto di sentirsi felice (contro l’81% degli altri), mentre il 54% di quelli rimasti su FB ha ammesso di sentirsi in uno stato d’animo definito “preoccupato” (contro il 41%) e il 25% di sentirsi solo (contro il 16%).

I primi hanno inoltre dichiarato un aumento delle attività sociali nel mondo reale e della capacità di concentrazione, mentre chi è rimasto attaccato a Facebook si è dimostrato il 55% più propenso allo stress.

Clicca qui per scaricare il report della ricerca: The Facebook Experiment

FONTE: FOCUS

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Vita digitale: qual è la dose giusta per i bambini?

Vita digitale: qual è la dose giusta per i bambini?

I pediatri americani rivedono le loro precedenti indicazioni: quel che conta non è il tempo passato davanti a uno schermo, ma la qualità dei contenuti. E i genitori dovrebbero dare il buon esempio.

Non conta tanto il tempo, quanto la qualità di quello che i bambini fanno davanti a uno schermo, che sia l’ormai vecchia Tv, il computer, il tablet, lo smartphone. È questa la nuova indicazione che viene dall’American Academy of Pediatrics (AAP), una delle istituzioni più autorevoli e ascoltate, anche a livello internazionale, in materia di salute dei bambini.

È un dietrofront quello dei pediatri americani? Finora raccomandavano:

SUPERATI DALLA REALTÀ.
In effetti, è più una sorta di constatazione: la società è già andata oltre le indicazioni. Più che frenare, conviene invece indirizzare i genitori a ciò che può essere un uso più corretto delle tecnologie da parte dei bambini. Oltre tutto, ammette l’AAP, gli studi sulla “dose giornaliera consigliata” di tecnologia a uso e consumo dei bimbi hanno finora dato risultati poco convincenti.

DANNOSI, PERCHÉ?
Gli avvertimenti sui potenziali danni del tempo eccessivo dedicato a queste forme di tecnologia vanno da possibili disturbi dello sviluppo per i bambini molto piccoli – quando si ritiene che l’interazione con le persone debba essere assolutamente prevalente rispetto a quella con l’elettronica – a rischi vari, per esempio di sovrappeso e obesità per i più grandi, che stando seduti di fronte a computer e videogiochi sottraggono tempo allo sport e al movimento, oltre che per la mancata interazione “in vivo” con i coetanei.
A sostenere le raccomandazioni c’erano anche le preoccupanti statistiche di uno studio della Kaiser Family Foundation, un’organizzazione no-profit che si occupa di temi legati alla salute, secondo cui il bambino americano medio passa quasi 8 ore davanti a uno schermo, e gli adolescenti fino a 11.

TABLET E PANNOLINO.
Le “vecchie” linee guida risalgono al 2011, e precedono quindi la grande esplosione e il successo commerciale di super smartphone e tablet, ormai in mano a una buona fetta dei bambini prima ancora che tolgano il pannolino. «Ma senza un’evoluzione, quelle linee guida saranno presto obsolete e non avranno più niente a che fare con la realtà» è il nuovo punto di partenza dell’AAP.
La società dei pediatri non ha ancora rilasciato nuove linee guida alternative, ma ha individuato alcuni messaggi chiave per i genitori che sicuramente le future indicazioni formali dovranno contenere.

ISTRUZIONI PER L’USO.
In sintesi, dicono i pediatri, i nuovi media sono solo un “ambiente” diverso: i bambini fanno sui tablet quello che hanno sempre fatto prima, anche se solo virtualmente. Gli effetti possono essere positivi o negativi, ma il mezzo in sé non va demonizzato.
Quello che però i genitori possono e dovrebbero fare è comportarsi da genitori: stabilire regole d’uso e dare il buon esempio, decidendo che alcuni tempi e zone siano liberi dalla tecnologia per tutta la famiglia, per esempio i pasti, i momenti dedicati a fare qualcosa insieme, o la camera da letto.

PAROLA D’ORDINE: INSIEME.
Uno dei timori dell’eccesso di vita digitale per i più piccoli è che sia un ostacolo allo sviluppo del linguaggio. Le ricerche neuroscientifiche dicono che essere esposti passivamente al linguaggio, per esempio guardando la televisione, non ne favorisce l’acquisizione, che al contrario necessita di interazione costante con gli adulti.
Per questo motivo, una app che favorisca il gioco e lo scambio è sicuramente meglio di una con cui il bambino si intrattiene da solo.
Altro messaggio importante è che la qualità dei contenuti è più importante della piattaforma utilizzata e del tempo passato a intrattenersi. Ci sono applicazioni e giochi che possono avere un importante contenuto educativo e anzi favorire alcune competenze.

INDICAZIONI DI CASA NOSTRA.
Sono consigli di buon senso del tutto in linea con quanto per esempio suggerisce a casa nostra l’Associazione culturale pediatri. Oppure con le indicazioni messe a punto da Giorgio Tamburlini e Valeria Balbinot del Centro per la salute del bambino: le tecnologie digitali non sono da demonizzare. Come qualunque altra tecnologia presentano dei rischi ma offrono anche numerose opportunità che non ha senso far perdere ai bambini e ai ragazzi.

Fonte: Focus.it

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Cyber-bullismo, al via servizio supporto vittime

Cyber-bullismo, al via servizio supporto vittime

In Italia il primo servizio di supporto dedicato alle vittime del cyber-bullismo che molto spesso sono minori e non conoscono le conseguenze di un comportamento che di fatto è criminale. Chi subisce molestie via web da oggi può scrivere al numero 393.300.90.90 o all’indirizzo e-mail help@off4aday.it, gestito da un team di psicologi pronti a rispondere ed aiutare chiunque ne avesse bisogno. L’iniziativa è di Samsung e del Moige con il patrocinio della Polizia di Stato.

Secondo una recente indagine della Società Italiana di Pediatria, il 31% dei tredicenni (35% ragazze) dichiara di aver subito atti di cyber-bullismo e il 56% di avere amici che lo hanno subito. Tra gli adolescenti che utilizzano almeno tre piattaforme di social network la percentuale di chi ha subìto atti di bullismo online sale al 45%. Questa iniziativa fa parte della campagna #OFF4aDAY che invita tutti a “spegnersi” per un giorno (Samsung oscurerà tutti i suoi canali di comunicazione come gesto simbolico), condividere il numero di supporto e l’indirizzo e-mail del servizio contro il cyber-bullismo, modificando anche il proprio profilo sui canali social con l’hashtag #OFF4aDAY per sensibilizzare gli utenti sul tema.

Il progetto di Samsung e Moige proseguirà per tutto il 2016 e coinvolgerà anche duemila scuole in tutta Italia con un percorso di sensibilizzazione e un kit didattico sviluppato ad hoc dagli esperti del Moige. Il servizio di supporto dedicato alle vittime del cyber-bullismo sarà attivo dal lunedì al sabato, dalle 14 alle 20.

FONTE: ANSA.IT

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Facebook, al via tasto “Reactions”

Facebook, al via tasto “Reactions”

Non sarà un tasto ‘non mi piace’ di cui si è parlato a lungo nei giorni scorsi, ma piuttosto un bottone multi-funzione che aiuterà gli utenti di Facebook ad esprimere empatia in sette situazioni emotive diverse. Il tasto si chiamerà ‘Reactions’ e secondo i blog specializzati Engadget e TechCrunch, verrà testato da domani in due paesi pilota, Irlanda e Spagna.

Secondo i siti che riportano i ‘rumors’, le nuove funzioni dovrebbero consentire agli utenti di Facebook di esprimere emozioni in situazioni diverse, dall’amore alla rabbia. In tutto sono sette le sfumature emotive contemplate: si parte dal classico ‘Like’ seguito da ‘Love’, ‘Haha’, ‘Yay’, ‘Wow’, ‘Sad’ e ‘Angry’.
Appariranno sia nella versione per dispositivi mobili che nella versione del social network da computer.

In pratica, spiegano i blog, si tratterà di un ampliamento del tasto ‘Like’. Basterà cliccare su questa funzione per ottenere una barra con sette icone: oltre al pollice alzato ci saranno quelle per esprimere una vasta gamma di stati d’animo.

Sotto il post comparirà un conteggio di ogni singola icona.

FONTE: ANSA

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Klink, il social network che remunera le visualizzazioni delle foto

Klink, il social network che remunera le visualizzazioni delle foto

Bellissima la visibilità, per carità. E gratificante anche quel like che non ci si aspettava. Ah, e anche i commenti di stima. Ma oltre alla gloria, qualche euro in più, male non farebbe. Klink, una nuova piattaforma di social networking dedicata alla fotografia, ha come obiettivo quello di remunerare i suoi utenti in base alle visualizzazioni ottenute.

Le visualizzazioni devono essere molte: ogni 1000 (uniche), arriveranno 2 dollari. Se poi si volesse comparire tra gli utenti in evidenza, si può fare un acquisto in-app di 99 centesimi (così i primi due dollari, facendo dell’economia domestica, diventano uno).

Come sottolinea The Newt Web, Klink (nome che evocherebbe il suono delle monete che cadono) non è originale nell’idea, quanto nella forma: non è l’unico servizio che offre una remunerazione per il successo dei contenuti, ma è il primo ad essere progettato prima di tutto come social network. E non si può dire che nel settore non abbia concorrenza. La sostenibilità si basa su banner e inserzioni, oltre che sugli acquisti in-app degli utenti.

L’app è disponibile per iOS e in versione beta per Android.

FONTE: WIRED

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Apple, El Capitan arriva sui Mac

Apple, El Capitan arriva sui Mac

E’ il giorno di El Capitan.  Apple ha infatti reso disponibile, come aggiornamento gratuito, il nuovo sistema operativo per computer Mac, che promette controlli ‘smart’ e semplificati insieme a un miglioramento delle prestazioni per rendere più veloci le attività, dall’avvio delle app all’apertura di file Pdf. El Capitan prende il nome da una delle vette del parco nazionale di Yosemite, in California, e subentra proprio a Yosemite, il precedente sistema operativo della Mela.

Tra le novità, la prima a balzare all’occhio è il cambiamento del font di sistema. Sull’OS Apple introduce infatti il ‘San Francisco’, un carattere che punta a rendere più agevole la lettura. La nuova funzione ‘Split View’, la vista suddivisa, posiziona in automatico due app una accanto all’altra a schermo intero, mentre ‘Mission Control’ ordina tutte le finestre sulla scrivania su un unico livello, così da poter individuare più velocemente quella che serve. Se le finestre aperte sono numerose, invece, basta trascinarne una in alto sullo schermo per creare una nuova scrivania.

Altra miglioria interessa ‘Spotlight’, la funzione di ricerca all’interno del computer, che ora supporta il linguaggio naturale. Per trovare il file desiderato, si potranno digitare frasi come “la presentazione a cui ho lavorato ieri” o “email da Paolo ad agosto”. Spotlight potrà essere usato anche per fare ricerche sul web, dalle previsioni meteo al risultato di una partita di calcio.

FONTE: ANSA

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Microsoft lancia Office 2016, più condivisione nel lavoro

Microsoft lancia Office 2016, più condivisione nel lavoro

La possibilità di lavorare in più persone sullo stesso documento, ricerca Internet anche vocale direttamente da un file, facilitazioni di accesso agli studenti. Sono queste le novità di Office 2016, la nuova versione del popolare programma di Microsoft che è usato da oltre un miliardo di persone nel mondo, praticamente una su 7. E’ disponibile anche per Mac di Apple.

Tutte le funzioni e le novità al via da oggi sono annunciate in un post ufficiale dell’azienda di Redmond, disponibile a questo link.

Una delle principali caratteristiche del nuovo Office è la possibilità di scrivere in contemporanea testi Word mentre si visualizzano le modifiche che stanno apportando altre persone; la collaborazione lavorativa è potenziata dall’integrazione di Skype che consente di chattare, condividere schermate e video-chiamare direttamente dai propri documenti.

“Office 2016 è stato sviluppato per inaugurare un nuovo modo di lavorare in team. Una delle nostre ambizioni è quella di reinventare la produttività e offrire strumenti in grado di accompagnare persone e aziende verso un mondo sempre più ‘mobile first, cloud first'”, spiega Paola Cavallero, Direttore Marketing & Operations di Microsoft Italia.

Altre funzioni di Office 2016 sono ‘Tell me’, una specie di motore di ricerca in grado di trovare rapidamente i comandi utili; e ‘Smart Lookup’ che da’ la possibilità di fare ricerche web senza uscire dal documento che si sta scrivendo. Office poi guadagna l’integrazione dell’assistente vocale Cortana, introdotto da Windows 10: si possono fare richieste e il software propone strumenti adatti.

Inoltre, viene facilitato l’accesso agli studenti col programma Student Advantage. “Gli enti di istruzione dotati di abbonamento a Office 365 ProPlus o a Office Professional Plus per il personale docente e amministrativo, hanno la possibilità di offrire agli studenti l’accesso a Office 365 ProPlus su 5 dispositivi senza costi aggiuntivi. In Italia più di un milione di studenti di questi istituti e università hanno quindi la possibilità di beneficiare gratis delle nuove funzionalità e applicazioni”, dice Claudia Bonatti, Direttore delle Divisione Applications and Services di Microsoft Italia.

Le nuove app di Office 2016 sono disponibili in 47 lingue e richiedono Window 7 o sistemi operativi successivi. Si può scegliere la formula della sottoscrizione, per chi è già abbonato a Office 365 basta solo un aggiornamento.

FONTE: ANSA

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Come funziona la pubblicità su Instagram

Come funziona la pubblicità su Instagram

Su Instagram la pubblicità è arrivata anche in Italia. Da oggi quindi sarà possibile per aziende di diverse dimensioni utilizzare Instagram come piattaforma su cui promuovere le proprie campagne di advertising. Dal 30 settembre poi la piattaforma di advertising sarà aperta a tutto il resto del mondo.

Di contro, da oggi, milioni di persone che ogni giorno pubblicano e vedono foto di amici e brand, troveranno nel proprio feed contenuti sponsorizzati (con indicazione, in alto a destra, “sponsorizzata”) e avranno modo di commentare e interagire con un contenuto “estraneo” fino a questo momento.

Questo il primo interrogativo: che succederà adesso? Come reagiranno? Dando una occhiata ai primi commenti, la forte esposizione di un contenuto sponsorizzato si espone a trolling, ma questo è normale quando c’è una novità di questo tipo.

La possibilità di sponsorizzare (e quindi distribuire in maniera più potente) i propri contenuti non è una prerogativa solo delle grandi aziende, ma anche delle medie e piccole: l’obiettivo è quindi quello di incassare il più possibile da un lato, ma anche di rendere normale trovare contenuti sponsorizzati dentro il feed.

Le campagne su Instagram si attivano e gestiscono attraverso gli strumenti di advertising di Facebook, come l’Ads manager, il Power editor e le API: questo permetterà livelli diversi di azione, ma garantisce un accesso unico, in un ambiente familiare a chi già fa adv su Facebook. Non è prevista una spesa minima: non c’è neanche su Facebook, ma non vuol dire che si potrà andare sempre a ribasso, anzi. Questo lo sa benissimo chi fa già pubblicità su Facebook.

Tre sono gli obiettivi, in questa prima fase: visualizzazione di Video, visite al sito web, installazione di Mobile App. Oltre al bottone “Scopri di più”, infatti, saranno presenti almeno altre due call to action: “Installa ora” e “Compra adesso”, per permettere istallazioni di app e per spingere all’acquisto di prodotti o servizi.

Per quanto riguarda la targetizzazione, nulla di nuovo rispetto a Facebook: basandosi sugli interessi, su pubblici creati su misura o su similitudine si può profilare la propria audience a cui mostrare le inserzioni. Al momento lo strumento di profilazione di Facebook rimane il più potente in circolo, ma c’è da capire come funzionerà con le immagini di Instagram.

Ancora: si può decidere se attivare un set di ads solo su Instagram o anche su Facebook per una integrazione che permetterà di sperimentare molto ai brand e a chi si occupa di social advertising. Questa mossa ha l’evidente obiettivo di far diventare Facebook (e quindi anche Instagram) l’ambiente leader per l’advertising su smartphone.

La vera notizia di oggi è proprio questa, la possibilità di fare campagne unificate, disponendo così di un pubblico che attraversa le piattaforme e riduce il gap tra le stesse. Su questo punto, probabilmente, si gioca il colpo di grazia da parte di Facebook ai competitors, ovvero a Google che, c’è da scommetterci, non se ne starà con le mani in mano.

Sono stati inoltre annunciati delle novità per i formati degli ads. Oltre al “classico” quadrato, saranno disponibili foto e video in formato panoramico (rettangolare), video ads della durata fino a 30 secondi, “Marquee” un prodotto che permetterà di raggiungere un pubblico ampio in poco tempo, da usare ad esempio durante eventi, fiere, o lanci di nuovi prodotti.

Le prime aziende in Italia a fare ads su Instagram sono Audi, Carrera, Chupa Chups, Ford, illycaffè, Mercedes-Benz, Samsung, Toyota, Warner Bros. Entertainment, Yoox.

Adesso non rimane che attendere e vedere cosa combineranno le aziende e come reagiranno le persone. Ma una cosa è certa:Instagram è cresciuto, ha cambiato la sua forma, si è evoluto ed è diventato grande. Chissà se continueremo a giocarci come abbiamo fatto fino ad adesso.

FONTE: WIRED

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