All posts by Massimiliano Montulli

Apple, il 21 marzo nuovi iPhone e iPad

Apple, il 21 marzo nuovi iPhone e iPad

Un iPhone più “piccolo”, un iPad Pro da 9,7 pollici e nuovi cinturini per l’Apple Watch. Sono queste le novità più attese che Apple potrebbe svelare nell’evento primaverile di cui ha appena ufficializzato la data: 21 marzo.

Evento che cadrà alla vigilia dell’udienza in tribunale in cui la compagnia di Cupertino dovrà motivare il suo “no” alle richieste dell’Fbi sulla creazione di un software per sbloccare l’iPhone del killer di San Bernardino.

Le indiscrezioni sui nuovi dispositivi della Mela morsicata pronti al lancio si moltiplicano in rete da mesi. Una delle novità più gettonate è un nuovo iPhone con schermo da 4 pollici, più piccolo dei modelli attuali.

Secondo il blog 9to5Mac dovrebbe chiamarsi iPhone SE piuttosto che 5SE o 6C. Non si tratterà di un “melafonino” low cost perché ingloberà un mix di caratteristiche tecniche degli attuali iPhone 6 e 6S (come il potente processore A9, secondo Bloomberg) nel “corpo” di un iPhone 5. Apple dovrebbe inoltre svelare un iPad Pro da 9,7 pollici, con funzioni e accessori pensati per un uso sempre più avanzato e professionale.

Secondo il sito TechCrunch il 21 marzo non vedremo invece una nuova versione dell’Apple Watch, come inizialmente si ipotizzava. Per 9to5Mac arriveranno piuttosto nuovi cinturini, con un’aggiunta di colori e materiali, e magari nuove linee disegnate in collaborazione con marchi d’alta moda.

FONTE: ANSA.IT

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Privacy, sfida dei colossi hi-tech Usa

Privacy, sfida dei colossi hi-tech Usa

Alcuni fra i maggiori colossi hi-tech americani, fra cui Google, Facebook e Snapchat, stanno sviluppando nuove tecnologie per proteggere la privacy dei loro utenti in un altro capitolo della “battaglia” fra l’amministrazione Obama e la Silicon Valley sul criptaggio. E’ quanto rivela il Guardian online, secondo cui i progetti delle multinazionali potrebbero entrare in conflitto con le autorità Usa, già impegnate nel braccio di ferro con la Apple per lo sblocco dell’iPhone del killer di San Bernardino. Facebook è pronta, nel giro di qualche settimana, a proteggere con un sistema di criptaggio anche le chiamate vocali sul servizio di chat WhatsApp, mentre Google sta lavorando per potenziare la privacy delle sue email.

FONTE: ANSA.IT

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Facebook in 10 numeri incredibili

Facebook in 10 numeri incredibili

1 MILIARDO E 591 MILIONI

Quante persone usano Facebook? 1,591 miliardi di utenti attivi al mese (dato aggiornato al 27 gennaio 2016), cioè il 38% della popolazione online. 1,038 miliardi di persone lo usano tutti i giorni e di queste il 90% lo usa (anche) dal cellulare.

11,96 DOLLARI (10,94 EURO)

È il valore medio di un utente di Facebook, in base ai guadagni del social network nel 2015 (17,93 miliardi di dollari di fatturato).

83 MILIONI

Sono i profili falsi su Facebook nel 2012 secondo la CNN. Nel 2014 sarebbero addirittura aumentati a 137,76 milioni. Ma il social network ha creato una task force per stanarli e cancellarli.

61 SU 100 

In media, il 61 per cento degli utenti globali controlla Facebook, almeno una volta al giorno. Negli Stati Uniti lo fa il 70 per cento degli utenti e in Canada, il 74 per cento, cioè 3 utenti su 4.

4.166.000

È numero dei “mi piace” (likes) al minuto su Facebook.

PIÙ DI 4 MILIONI

Sono i like ricevuti dalla foto del Presidente Obama, dopo aver vinto le elezioni del 2012. La foto (in basso) lo ritrae abbracciato con la moglie Michelle e si intitola “altri 4 anni”. È la foto che ha ricevuto più apprezzamenti nella storia del social network (e forse non solo in quella).

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64 SU 100

64% la percentuale di utenti Facebook che usa i “mi piace”. Mettere un “like” è l’operazione più diffusa tra gli iscritti. Seguono: guardare video (50% degli utenti), mandare messaggi agli amici (48%), commentare una foto o un video (47%), leggere un articolo (46%), commentare uno status (43%), entrare solo per vedere che succede senza far nulla (42%) e infine, aggiornare il proprio status (33% degli utenti).

20 MINUTI AL GIORNO

Il tempo medio speso da un utente su Facebook (il doppio negli Usa). Se il tempo è denaro, allora Facebook rappresenta il sito Internet di maggior valore oggi.

3,57

Sono i gradi di separazione tra gli utenti Facebook nel mondo. Secondo il sociologo Frigyes Karinthy tra ogni abitante del pianeta ci sono al massimo “sei gradi di separazione”: cioè tra due sconosciuti ci sarebbero al massimo cinque intermediari che li legano. Ma secondo Facebook, a seconda di come si vuole fare il conteggio, il numero reale, con riferimento agli intermediari o ai collegamenti, è tra i 3,57 o 4,57 gradi di separazione. Dunque il social network abbatte le barriere.

83%

È la percentuale di genitori che sono amici dei loro figli adolescenti su Facebook secondo il Pew Research Center. Su Twitter invece “solo” il 33% dei genitori è follower dei propri figli.

FONTE: FOCUS.IT

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Scontro Apple-Fbi, anche Microsoft appoggia Cupertino

Scontro Apple-Fbi, anche Microsoft appoggia Cupertino

Microsoft si appresta ad appoggiare Apple nel braccio di ferro con l’Fbi per la richiesta di sblocco dell’iPhone. Lo ha riportato la Cnbc, sottolineando che l’azienda di Redmond dovrebbe presentare una documentazione a sostegno di Cupertino. La decisione di Microsoft sembra in controtendenza rispetto a quella del suo fondatore Bill Gates, che nei giorni scorsi si è schierato con l’Fbi. ”C’è bisogno di una legge del 21mo secolo per affrontare problemi del 21mo secolo”, afferma Microsoft.

Al fianco dell’azienda guidata da Tim Cook sono scesi in campo anche Google e Twitter, secondo la Cnbc i due colossi presenteranno in tribunale mozioni a sostegno.

Nel frattempo Apple ha arruolato uno degli sviluppatori di Signal, la chat preferita da Edward Snowden per la sua sicurezza. Si chiama Frederic Jacobs e ha annunciato su Twitter il passaggio al team CoreOs di Apple da questa estate.

Non è chiaro il ruolo che sarà ricoperto dallo sviluppatore, ma questa notizia diventa significativa in un clima di scontro con l’Fbi per lo sblocco dell’iPhone del killer di San Bernardino. E dopo l’intenzione di Apple di voler alzare il livello di sicurezza di iPhone e iCloud.Signal usa un sistema di comunicazione criptata ed è stata approvata anche dalla Electronic Frontier Foundation (EFF), l’organizzazione mondiale non profit che si occupa di diritti digitali.

Ieri Apple, nella documentazione depositata in tribunale con la quale spiega il suo rifiuto alla richiesta dell’Fbi di sbloccare l’iPhone del killer di San Bernardino, ha ribadito che gli Stati Uniti non possono forzare la società a sbloccare gli iPhone dei terroristi. La richiesta, si legge, ‘‘viola i diritti costituzionali”.

Sempre ieri, l’azienda californiana ha chiesto al giudice di annullare l’ordine per lo sblocco dell’iPhone del killer di San Bernardino. L’Fbi – ha denunciato Cupertino – sta cercando di acquisire un ”potere pericoloso” tramite i tribunali.

FONTE: ANSA.IT

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Non solo like, su Facebook arrivano i sentimenti con Reactions

Non solo like, su Facebook arrivano i sentimenti con Reactions

Su Facebook arrivano i sentimenti. Dopo una fase di analisi e test durata oltre un anno, il social network di Mark Zuckerberg lancia oggi ufficialmente una serie di tasti che affiancano il ‘Mi piace’, il pollice all’insù che ha contraddistinto la piattaforma nel corso degli anni. Si tratta delle Reactions, le reazioni con cui commentare i post degli amici. Accanto al “like” tutti gli utenti, anche italiani, nel giro di un paio di giorni, avranno a disposizione altri cinque disegnini: Love, Haha, Wow, Sigh o Grr. Le nuove emoji compaiono se si tiene premuto il tasto ‘Mi piace’ da dispositivi mobili o ci si passa sopra con il cursore da computer, e sono animate. Il cuore di Love, ad esempio, pulsa.

“Le persone accedono a Facebook per condividere ogni genere di storia – che sia felice o triste, divertente o provocatoria. Abbiamo notato che sarebbero contenti di avere nuovi modi per esprimere i propri sentimenti”, spiega Sammi Krug, product manager delle Reactions di Facebook, commentando quello che definisce “un grande cambiamento” per il social.

Gli utenti potranno quindi mettere un Sigh al post di un amico che ha subito una perdita, o un Grr all’amico che ha patito un’ingiustizia. Ma non avranno a disposizione un pollice verso, il tasto “Non mi piace”, ipotesi da tempo scartata da Facebook per evitare di seminare negatività nel social. Manca anche la faccina “Yay”, Evviva, sperimentata dalla compagnia ma scartata perché, dice Sammi Krug, “non era interamente compresa o usata a livello globale”.

FONTE: ANSA

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No, non puoi usare i dati che trovi online come ti pare

No, non puoi usare i dati che trovi online come ti pare

Quante volte ci troviamo di fronte ad affermazioni del tipo “i dati che ho integrato nel mio sito sono liberamente accessibili su internet, li posso prendere!” o anche “se sono su internet sono gratis e li posso prendere”.

Ebbene ancora una volta un’autorità indipendente ci riporta alla  realtà: nel web così come nel mondo non virtuale bisogna rispettare i diritti dei terzi e anche se una determinata attività è tecnicamente possibile non è detto che sia anche lecita.

Questa volta a ricordarlo è il Garante privacy che con un provvedimento di cui ha dato notizia nella propria newsletter mensile ha dichiarato “[…] illecito e ha vietato ad una società la formazione e la diffusione on line di un elenco telefonico contenente dati di oltre 12.500.000 persone non raccolti dal data base unico ma da altri siti web (mediante web scraping) senza il consenso degli utenti” ordinando alla società la cancellazione di tali dati dal proprio sito.

La società in questione aveva raccolto attraverso specifici software con la tecnica del web-scraping i dati, liberamente accessibili, di oltre 12 milioni di persone e realizzato un elenco telefonico online.

Con il suo provvedimento il Garante ha confermato che per creare elenchi telefonici, anche online, occorre seguire le regole dettate dallo stesso Garante nel corso del tempo utilizzando il database unico che raccoglie numeri di telefono e altri dati dei clienti di tutti gli operatori nazionali di telefonia fissa e mobile o in alternativa, acquisendo il consenso libero, informato, specifico da parte degli utenti.

Insomma non tutti i dati che si trovano su internet possono essere presi da chiunque e inglobati nel proprio sito. Ma non bisogna prestare attenzione solo ai profili privacy ricordati nel provvedimento segnalato. Altri profili possono essere coinvolti nell’attività di sistematica acquisizione di dati, informazioni, immagini su fonti liberamente accessibili in rete.

Tra tutti il necessario rispetto dei diritti di proprietà intellettuale di terzi. Ne avevamo scritto qui tempo fa in relazione a una decisione del Tribunale di Milano poi parzialmente riformata dalla Corte di Appello con riferimento allo screen-scraping del database di una nota compagnia aerea.

Ma non basta, anche la cybersecurity può giocare un ruolo su questo fonte. In Italia non si segnalano, ancora, provvedimenti da parte delle competenti autorità ma un segnale dell’interesse sul tema proviene dalla Danimarca dove di recente il Danish National Cyber Crime Center (NC3), reparto della polizia danese deputato alla lotta al cybercrime, ha ordinato la chiusura di un sito web che aveva riprodotto i dati liberamente accessibili del catasto danese.

Tale attività che era stata considerata lecita dal garante privacy è stata equiparata dalla polizia danese a un forma di hacking e considerata un pericolo per la cybersecurity per le particolari modalità attraverso le quali i dati pubblici erano stati combinati sul sito in questione.

Tuttavia non tutto è vietato. Il data-scraping si può fare ma occorre prestare attenzione e un’analisi dettagliata di tutte le circostanze del caso. La tipologia di dati trattati, le fonti considerate, le modalità di pubblicazione: si tratta di aspetti che vanno analizzati con attenzione per evitare, o quantomeno limitare, la possibilità di esporsi a sanzioni o ordini di varia natura da parte delle autorità competenti.

FONTE: WIRED

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Microsoft brevetta un pc in stile Lego

Microsoft brevetta un pc in stile Lego

Microsoft ha brevettato l’idea di un computer in stile Lego, fatto di componenti da incastrare e da aggiungere e scartare a seconda delle necessità dell’utente.

Il brevetto è stato depositato nel luglio 2015, ma la notizia si è diffusa in queste ore attraverso un tam tam sui blog specializzati. Tra gli autori del brevetto c’è Tim Escolin, senior industrial designer del team Microsoft Surface, il dispositivo dell’azienda a metà strada tra un pc portatile e un tablet.

L’idea di dispositivo modulare non è nuova, Google ha sviluppato il Project Ara uno smartphone che si compone e scompone. Il progetto è in fase si sperimentazione non c’è ancora una data di lancio sul mercato.

FONTE: ANSA.IT

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Twitter, il “down” in via di risoluzione

Twitter, il “down” in via di risoluzione

Il problema tecnico che dalle 9,20 di stamani ha reso inaccessibile Twitter per diversi utenti nel mondo è in via di risoluzione.

Il social network sta tornando accessibile in Italia e in altre parti del mondo, anche se manca una comunicazione ufficiale sul ripristino completo del servizio da parte della società.

Stando al sito inglese Downdetector.uk, i problemi maggiori sembrerebbero persistere in Giappone e in Nord Europa, specialmente nell’area di Londra.

Gli utenti che dalle 9,20 di stamaniprovavano ad accedere al social, sia da pc ch eda dispositivi mobili, leggevano il messaggio: “Si è verificato un problema tecnico. Grazie per la segnalazione, risolveremo il problema e riporteremo tutto alla normalità il più presto possibile”. Il microblog ha rilasciato un aggiornamento di stato del servizio in cui dichiara: “Alcuni utenti stanno al momento avendo problemi ad accedere a Twitter. Siamo a conoscenza del problema e stiamo lavorando per risolverlo”.

Per Twitter si tratta del terzo ‘down’ in pochi giorni. Il social era stato irraggiungibile ieri, dalle 15,23 alle 15,33 ora italiana, e venerdì scorso, dalle 21,35 alle 21,58.

FONTE: ANSA.IT

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Facebook apre Live Video alle aziende

Facebook apre Live Video alle aziende

Facebook ha annunciato l’apertura della funzione ‘Live’, che consente di trasmettere video in diretta come con le app Periscope e Meerkat, alle pagine ‘verificate’, cioè a quell’universo di brand, squadre sportive, gruppi musicali e realtà editoriali che hanno una pagina contraddistinta dalla spunta blu. La funzione, finora riservata a celebrità e personaggi pubblici – ma in Usa in fase di test anche per gli utenti comuni – permetterà alle aziende di comunicare in diretta.

Disponibile al momento solo su iOS, cioè su iPhone e iPad, ‘Live’ darà quindi modo a chi gestisce una pagina verificata di club sportivi, band o marchi di fare annunci in tempo reale, condividere le ultime news, invitare i fan ‘dietro le quinte’ o trasmettere sessioni di domande e risposte.

Recentemente la funzione è stata testata su un piccolo numero di pagine verificate. Tra queste quella degli U2, con Bono che ha mostrato il backstage di un concerto, e del Wall Street Journal, collegato in diretta dal congresso dei Repubblicani. Il Real Madrid ha mostrato ai tifosi un allenamento, e la pagina Star Wars Movies ha trasmesso l’anteprima mondiale dal tappeto rosso.

Lanciato nell’agosto scorso solo per le celebrità, e in seguito esteso ad altre tipologie di iscritti, ‘Live’ è la funzione con cui Facebook ha provato a recuperare terreno rispetto a servizi rivali come Periscope di Twitter e Meerkat. A differenza dei competitor, con Facebook i video dopo la diretta restano pubblicati sul social, e possono quindi essere guardati e condivisi anche in seguito.

FONTE: ANSA.IT

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Smartwatch, spuntano divieti da parte delle Università

Smartwatch, spuntano divieti da parte delle Università

Dal 2016 anche gli studenti dell’università di Kyoto non potranno presentarsi agli esami indossando l’orologio, nemmeno un modello classico, meccanico, magari ereditato dal nonno. L’ateneo nipponico è l’ultimo a introdurre il divieto, già presente in diversi atenei da Chieti a Londra, per assicurare corretto svolgimento delle prove scritte. La causa è la diffusione degli smartwatch, che possono mostrare appunti e collegarsi al web fornendo un aiuto al pari degli smartphone, già vietati.

Con gli smartwatch sempre più comuni, e non sempre distinguibili a prima vista dagli orologi tradizionali, i divieti come quello dell’università di Kyoto stanno prendendo piede in diversi atenei. All’università australiana del Nuovo Galles del Sud, ad esempio, gli orologi vanno inseriti in un sacchetto trasparente da mettere sotto la sedia, mentre nell’università di Chieti e Pescara i sacchetti, con il nome del proprietario, vengono ritirati prima dell’esame e restituiti all’uscita. Nel Regno Unito sono diverse le università che hanno un regolamento ad hoc: ad Oxford e Cambridge gli orologi vengono esaminati da sorveglianti, mentre alla Southampton e alle londinesi Goldsmiths e City sono vietati. Stessa cosa in alcuni college e atenei Usa.

L’università di Kyoto non è quindi l’unica a bandire gli orologi, ma di certo è tra le più sensibili al problema degli studenti che barano. Nel 2011 l’ateneo nipponico è infatti stato al centro di uno scandalo: un giovane alle prese con l’esame di ammissione ha pubblicato le domande su internet con lo smartphone per avere le risposte. Per questo è stato arrestato.

FONTE: ANSA

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