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La classifica delle emoji più usate secondo Apple

La classifica delle emoji più usate secondo Apple

Quali sono le 10 emoji più usate? La faccia con le lacrime di gioia svetta in classifica, ma ci sono degli outsider.

Faccia con lacrime di gioia: tu chiamalo, se vuoi, “riderone”. Non c’è niente da fare: con buona pace di emojitracker, che la dà sempre in primissima posizione, Apple conferma che la faccetta più utilizzata dai suoi utenti resta quella delle matte risate. La notizia proviene da un documento d’analisi di utenti statunitensi di iOS e Mac della Mela, dedicato alla user experience: la classifica, tolte le primissime posizioni, mostra qualche sorpresa: in seconda posizione c’è un bel cuoricione rosso (ché l’amore vince sempre sull’odio, dissero), mentre in terza posizione troviamo l’emoji del pianto inconsolabile.

A piedi del podio si prosegue con la faccia sorridente con gli occhi a cuore, seguita da quella che manda un bacio, sempre a forma di cuoricino. In sesta posizione c’è la faccetta con gli occhi al cielo (noia, noia immensa), e poi un vero outsider: il teschio, ma senza ossa. Segue la faccetta che ride con le guanciotte rosse, poi quella della stanchezza molesta e, all’ultimo posto, quella pensante.

Le prime tre posizioni sembrano essere un must: un’indagine di Twitter di due anni fa, sulle emoji più utilizzate per commentare gli spettacoli televisivi sulla piattaforma, non solo aveva dato una schiacciante vittoria della faccetta con le lacrime di gioia, ma aveva visto in seconda posizione quella con gli occhi a cuore, e in terza il pianto inconsolabile. Tutto il mondo è emoji (o quasi).

FONTE: Wired

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Se le foto dei figli sui social diventano strumento di lotta fra ex coniugi

Se le foto dei figli sui social diventano strumento di lotta fra ex coniugi

Possibile che serva un giudice per spiegare ai genitori di bambini piccoli come comportarsi quando sono alle prese con i social network? Dopo la sentenza del Tribunale di Mantova del mese scorso che ha fatto discutere nelle ultime ore c’è un nuovo caso in cui, per paradosso, l’impreparazione nell’uso delle piattaforme si fa strumento di lotta famigliare per l’affido. In una specie di guerra dei post.

Capita a Bologna dove il Tribunale civile potrebbe presto ritrovarsi a decidere su un caso analogo. Una situazione, cioè, nella quale un padre, nel contesto di una causa di separazione, si è rivolto al magistrato per chiedere che l’ex moglie cancelli foto e video dei propri figli piccoli (hanno 6 e 9 anni) e non ne pubblichi di nuove.

“Il mio cliente — ha spiegato l’avvocato dell’uomo, Katia Lanosa, vicepresidente dell’Associazione matrimonialisti italiani – si è rivolto a me per tutelare i figli. La madre non si rende conto che foto dei bambini in atteggiamenti naturali, come in spiaggia, in costume, mentre fanno il bagnetto, possono essere utilizzate per altri fini. Il padre vuole evitare che i figli finiscano per essere oggetto di attenzioni morbose da parte di terzi, perché il rischio è questo”.

Staremo a vedere come andrà a finire. A Mantova la sentenza è piuttosto dura e chiara: occorre il consenso di entrambi i genitori. In virtù di un combinato disposto di norme davvero inequivocabili. Primo: l’articolo 10 del Codice civile che norma il diritto all’immagine.

Secondo: il Testo unico sulla privacy (in particolare agli articoli 4, 7, 8 e 145). Terzo: la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo che vieta ogni “interferenza arbitraria nella vita privata dei minori degli anni diciotto”.

Non manca poi un riferimento al nuovo regolamento europeo in materia di dati personali, approvato nel 2016 e in vigore dal prossimo 25 maggio 2018, secondo il quale “l’immagine fotografica dei figli costituisce dato personale” e “la sua diffusione costituisce ‘una interferenza nella vita privata’”. Si tratta del regolamento che potrebbe elevare a 16 anni la soglia per l’iscrizione ai social network intervenendo, dopo vent’anni di predominio del Children’s Online Privacy Protection Act statunitense, sul tema minori e social.

Stupisce che i genitori non si rendano conto dei rischi. Su tutti quelli legati alle attività criminali, dal “digital kidnapping” alla pedopornografia, fronte su cui pochi mesi fa è tornato a lanciare l’allarme perfino il Garante per la privacy Antonello Soro e che pure il giudice mantovano cita nel dispositivo. Dall’altra anche altri aspetti più delicati come il fatto che, nella sostanza, finché si è iscritti a quelle piattaforme si concede loro una licenza di secondo livello e valida su scala internazionale rispetto ai contenuti pubblicati. Insomma, non sono più solo nostri.

Il sospetto è che all’ignoranza si aggiunga anche la strumentalizzazione: i social network vengono sfruttati dai genitori, all’interno di cause di separazione conflittuale, da una parte come vetrine e dall’altra come strumenti di lotta processuale. Proprio come nei due casi finiti in questi giorni sulle cronache. Col risultato che il compito educativo di mamma e papà, e in generale degli adulti, ne esce volatilizzato. E i minori, specie gli under 13, sono sempre più soli.

Lo dimostra un ultimo caso, riportato dal Giorno, che spiega di una diffusione incontrollata di centinaia di foto di minorenni nude o seminude e video di autoerotismo pubblicati su un gruppo di una sessantina di adolescenti delle scuole superiori di Modena e dintorni. Quel materiale è finito a qualcun altro fuori dal gruppo, qualche amico o fidanzato, che lo ha catalogato e fatto circolare online. Dalla richiesta di aiuto di un 17enne, fidanzato di una delle ragazze, all’associazione antipedofilia La caramella buona, è partita un’indagine della postale che tuttavia rimane al momento azzoppata perché non c’è una denuncia dei genitori. Ma qualcosa starebbe per muoversi.

FONTE: Wired

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Scatta la rivoluzione roaming Ue, addio ad extracosti

Scatta la rivoluzione roaming Ue, addio ad extracosti

Dal 15 giugno chiamate, sms e dati costeranno all’estero come a casa per chi viaggia nell’Ue. E’ l’avvio della ‘rivoluzione digitale’ spinta dalla Commissione europea e sostenuta dall’Europarlamento che ora, dopo anni di battaglie e ritardi, arriva finalmente a compimento. Pochissime le ‘eccezioni’ previste, con alcuni accorgimenti per evitare di danneggiare i piccoli operatori virtuali e prevenire gli abusi come il roaming permanente.

Telefonare, inviare sms e navigare su internet da uno qualsiasi dei 28 Paesi Ue (per il momento, quindi, anche in Gran Bretagna) piu’, a seguire, Norvegia, Liechtenstein e Islanda, ma non in Svizzera) avverra’ allo stesso prezzo che nel proprio, in base al piano tariffario o al costo previsto dalla scheda prepagata. E, come tale, l’intero traffico verra’ contabilizzato come nazionale, quindi scalato dal proprio forfait o credito.

Non ci sono limiti temporali, ma per evitare abusi come l’utilizzo di una sim straniera economica in modo permanente in un Paese dove i prezzi sono superiori, possono scattare controlli a partire almeno dal quarto mese in cui i consumi avvengono solo all’estero. L’operatore dovra’ avvertire il cliente, che avra’ due settimane di tempo per fornire chiarimenti.

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E’ mania Pokemon Go, l’app spopola negli Usa

E’ mania Pokemon Go, l’app spopola negli Usa

Tornano a spopolare i Pokemon, inventati da Nintendo degli anni Novanta. Ora escono dal salotto di casa e diventano personaggio da scovare nel mondo reale in una “caccia” attraverso lo smartphone e la realtà virtuale. È la nuova app Pokemon Go che negli Stati Uniti sta già spopolando e non solo tra i giovanissimi: in 24 ore dal lancio per numero di download su dispositivi Android ha superato l’app per gli incontri Tinder, incalzando anche Twitter, ed è più usata perfino di WhatsApp e Snapchat. E ha dato una mano anche alla risoluzione di casi di cronaca.

Il gioco per smartphone si basa sulla realtà aumentata e consente di cercare i Pokemon nell’ambiente reale seguendo indizi che arrivano sullo schermo del telefonino, portando gli utenti a dei veri e propri inseguimenti per strada, al parco, in spiaggia. Insomma fuori casa. Il “boom” è certificato dalla società d’analisi SimilarWeb.

La diffusione del gioco in pochi giorni, sta avendo anche conseguenze inaspettate: una ragazza nel Wyoming si è imbattuta in un cadavere mentre gironzolava in un parco alla ricerca dei Pokemon, mentre nel Missouri la polizia ha scoperto teenager che usavano la geolocalizzazione del gioco per derubare delle persone.

Intanto gli sviluppatori del gioco, a causa dei continui problemi che stanno affliggendo i server, hanno deciso di sospenderne momentaneamente l’uscita in altri paesi, compreso quindi anche il mercato italiano. “Sapevamo che il gioco sarebbe stato popolare, ma sembra proprio che abbia colpito nel segno”, ha detto a Business Insider, il Ceo di Niantic Labs, John Hanke.

Fonte: Ansa.it

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Strasburgo approva nuove norme contro attacchi informatici

Strasburgo approva nuove norme contro attacchi informatici

Le compagnie fornitrici di servizi essenziali in settori quali l’energia, i trasporti, la sanità e il settore bancario, o i fornitori di servizi digitali come i motori di ricerca e i servizi di cloud computing, dovranno migliorare le loro difese contro gli attacchi informatici. E’ quanto chiedono le prime norme Ue in materia di sicurezza informatica approvate, in via definitiva dal Parlamento di Strasburgo. Secondo il testo, la definizione di standard comuni di sicurezza informatica e il rafforzamento della cooperazione tra i paesi dell’UE aiuterà le imprese a proteggere se stesse e a prevenire gli attacchi alle infrastrutture dei paesi dell’Unione Europea.

“Gli incidenti in ambito di sicurezza informatica – osserva il relatore Andreas Schwab (Popolare tedesco) – presentano molto spesso una caratteristica transfrontaliera e, quindi, riguardano più di uno Stato membro dell’Unione Europea. Una protezione informatica frammentata rende tutti noi vulnerabili e rappresenta un grande rischio per la sicurezza dell’Europa intera. Questa direttiva – sottolinea Schwab – stabilirà un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell’Unione e rafforzerà la cooperazione tra gli Stati membri, aiutando a prevenire futuri attacchi informatici a importanti infrastrutture interconnesse in Europa”.

Fonte: Ansa.it

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Processo amministrativo telematico rinviato al 1 Gennaio 2017

Processo amministrativo telematico rinviato al 1 Gennaio 2017

E’ rinviato al 1° gennaio 2017 l’avvio a pieno regime del processo amministrativo telematico.

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 151 del 30 giugno 2016 è stato infatti pubblicato il Decreto Legge 30 giugno 2016, n. 117, con il quale è stata disposta la “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative in materia di processo amministrativo telematico”.

Ricordiamo che il D.P.C.M. 16 Febbraio 2016 n. 40 aveva disposto l’avvio della sperimentazione del processo amministrativo telematico a partire dal 4 aprile fino al 30 giugno 2016.

Con il Decreto Legge approvato ieri la fase di sperimentazione viene prorogata fino al 31 dicembre 2016.

(Altalex, 1° luglio 2016)

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UberPitch cerca talenti anche in Italia

UberPitch cerca talenti anche in Italia

Al via UberPITCH, la sfida europea per gli startupper che vogliono migliorare la vita nelle città. E’ una specie di contest con cui l’azienda californiana intende raccogliere progetti di business che abbiano come finalità il miglioramento della vita nelle città. Si svolgerà in 37 città di 21 paesi in tutta Europa, in Italia si terrà a Milano lunedì 30 maggio e a Roma mercoledì 1 giugno. I portavoce delle migliori idee avranno la possibilità di discuterne a Berlino con il Ceo di Uber, Travis Kalanick.

“Ogni giorno Uber connette milioni di persone, aiutandole a muoversi nella propria città – dice Kalanick -. Queste sono le comunità dove lavoriamo, investiamo e viviamo che ci ricordano quanto spirito imprenditoriale ci sia in tutta Europa. Gli innovatori non devono aver paura di raccontare la propria idea per questo ci auguriamo che UberPITCH possa creare opportunità uniche”. Ai candidati selezionati sarà inviato un apposito codice che consentirà loro di prenotare un’auto e far partire una corsa di circa 10 minuti durante la quale potranno “pitchare” la loro idea di business a dei professionisti e ricevere un feedback e consigli sul progetto nei minuti successivi. Per questo compito in Italia Uber si affiderà ai professionisti di United Ventures, partner del progetto.

Chiunque avesse un’idea può candidarsi a partire da oggi fino a giovedì 26 maggio, semplicemente compilando un modulo online a questo indirizzo per la tappa di Milano, e a questo per la tappa di Roma.

FONTE: Ansa.it

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Trent’anni fa Italia si collegò a Internet

Trent’anni fa Italia si collegò a Internet

Trent’anni fa un gruppo di entusiasti pionieri collegò l’Italia a Internet, tra i primi paesi in Europa. Era il 30 aprile del 1986: il segnale partì dal Centro universitario per il calcolo elettronico del Cnr di Pisa (Cnuce) e arrivò alla stazione di Roaring Creek, in Pennsylvania. La notizia fu oscurata dal disastro di Chernobyl avvenuto pochi giorni prima, ma fu davvero l’inizio di una storia nuova e molto prima che Internet diventasse dominio di tutti, agli inizi degli anni Novanta. Un primato che il nostro paese ha perso.

“Non immaginavamo che da lì sarebbe partito un processo che ha portato tre miliardi di persone a collegarsi nel mondo e che quello fosse l’inizio della società dell’informazione”, spiega all’ANSAStefano Trumpy, a quel tempo direttore del Cnuce e uno degli ‘evangelisti’ che portò il nostro paese a quel traguardo storico. Insieme a lui c’erano Luciano Lenzini, appassionato scienziato e ‘architetto’ del progetto; Antonio Blasco Bonito e Marco Sommani, cuore tecnico di quell’avventura.

Il progetto fu realizzato in sinergia tra Cnr-Cnuce, Italcable e Telespazio; per il collegamento fu usata la rete satellitare atlantica Satnet.

Dietro quel risultato c’era però un lungo lavoro di preparazione iniziato negli anni Settanta in concomitanza con lo sviluppo di Arpanet (la rete della difesa militare americana), la stretta collaborazione con alcuni padri di Internet come Robert Khan e Vinton Cerf e la lungimiranza dei ricercatori italiani: avevano intuito che grandi macchine di calcolo avrebbero avuto un’influenza straordinaria nella trasmissione di informazioni e contenuti.

“Ma non andò sempre tutto liscio, ci furono anche momenti di pessimismo cosmico alla Leopardi – racconta all’ANSA Luciano Lenzini -. Dopo il via libera del Cnr al progetto da 510 milioni dagli Stati Uniti ci fecero sapere che bisognava cambiare hardware: chiedevano di inserire il Butterfly gateway, che aveva oltre 200 processori a bordo. Era il 1984 e io decisi di gettare la spugna”. Dopo qualche giorno Lenzini comunica la decisione, a Washington, nel corso di una riunione del Board che gestiva la sperimentazione di Internet in Europa. “Accadde una cosa che nessuno si aspettava – continua -. Robert Khan parlò con Vinton Cerf e decisero di regalarci il Butterfly gateway. Facemmo i salti di gioia”.

Una decisione che testimoniava la stima per quell’appassionato gruppo di ricercatori di lungo corso. “Internet non è piovuto al Cnuce per caso, a Pisa c’era un gruppo di ricerca tra i più avanzati in Europa. Questa non è stata un’operazione tecnologica ma una grossa operazione culturale” sottolinea Luciano Lenzini che aggiunge: “Eravamo il quarto nodo europeo insieme a Gran Bretagna, Norvegia e Germania ora siamo quart’ultimi in Europa per diffusione e utilizzo della rete. La mia speranza è che con questo annuncio sulla banda larga si vada avanti”.

“Ci vuole una somma di sforzi per diffondere sensibilità e pratica dei temi che riguardano il digitale – osserva Stefano Trumpy -. Possiamo recuperare terreno ma c’è bisogno di uno sforzo a tutti i livelli, anche nelle scuole. In Italia bisogna mettere in piedi una gestione ‘multistakeholder’, cioè una sinergia tra governo, privati, settore tecnico e società civile. E’ stato promesso dal Ministero per lo sviluppo economico ma non si è ancora fatto, bisogna spingere su questo”.

Per ricordare il giorno in cui “l’Italia scoprì Internet” ci saranno in tutto il paese iniziative nelle scuole, nelle regioni e una celebrazione nella sede del Cnr di Pisa il 29 aprile. In occasione dell’Internet Day italiano, il premier lancerà dalla città toscana il primo bando sulla banda larga.

FONTE: ANSA

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Cyberbullismo, ci sarà anche sequestro smartphone

Cyberbullismo, ci sarà anche sequestro smartphone

Il cyberbullismo potrebbe presto diventare un reato specifico, con pene da sei mesi a cinque anni di carcere, se commesso da un maggiorenne, mentre potrebbe condurre al sequestro dello smartphone del “bullo” se questi è un minore. E’ quanto prevedono alcuni emendamenti della presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, sottoscritti da tutto il gruppo Dem della stessa commissione, al ddl sul cyberbullismo giunto dal Senato.

Il testo approvato da Palazzo Madama comprende misure di prevenzione di questo fenomeno, mentre in commissione Giustizia si vogliono introdurre anche misure di contrasto e repressione.

Dalle audizioni è emerso il fenomeno del bullismo e del cyberbulismo da parte di maggiorenni, tra i 18 e i 20-21 anni, a danno dei minori o di coetanei. Quando i comportamenti vessatori vengono effettuati con i social o con mezzi informatici scatta appunto il cyberbullismo. Qui gli emendamenti distinguono a seconda dell’età dell’autore di questi comportamenti e della vittima. Se il cyber-bullo è un minore l’intervento punitivo viene graduato fino all’ammonimento da parte del Questore, fino al sequestro del “dispositivo”, vale a dire del computer, tablet o smartphone usato dal cyber-bullo, anche se esso “appartiene a terzi”, per esempio ai genitori. Quando questi comportamenti sono compiuti da maggiorenni puo’ scattare il reato penale “punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni”.

FONTE: ANSA.IT

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Apple aggiorna iOS, l’iPhone ci farà dormire meglio

Apple aggiorna iOS, l’iPhone ci farà dormire meglio

Dopo la presentazione di ieri sera dal palco del campus di Cupertino, Apple ha reso disponibile per tutti l’aggiornamento del sistema operativo di iPhone e iPad. Tra le novità dell’iOS 9.3, spicca il fatto che i dispositivi mobili della Mela ora concilieranno il sonno. L’aggiornamento introduce infatti la funzione “Night Shift”, che la sera cambia i colori del display di smartphone e tablet spostandoli verso le gradazioni più calde dello spettro luminoso. Questo evita l’esposizione nelle ore serali alla luce blu, che – spiega Apple – secondo molti studi può influire sui ritmi circadiani e ritardare il sonno.

Con l’aggiornamento l’applicazione “Note” consente all’utente di proteggere l’accesso agli appunti contenenti informazioni sensibili attraverso una password o l’impronta digitale. Apple ha poi migliorato la app Salute per aiutare gli utenti a scoprire nuove applicazioni utili. In sezioni come Peso, Allenamento e Sonno c’è un nuovo menu per trovare le app da aggiungere al quadro dati.

Altre novità riguardano l’istruzione, con nuovi strumenti per la didattica, e Car Play, il sistema che consente di controllare l’iPhone dal display dell’auto e che ora arricchisce la fruizione musicale.

FONTE: ANSA.IT

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